Fa sempre notizia il fatto che esista un’Inghilterra
che non vive di sole chitarre frin frin. Il trend
degli ultimi anni, evidentemente, a qualcuno non
attrae per niente. E menomale, se la risposta
è in un disco come questo. Un debutto che
possiede tutte le credenziali necessarie per affermarsi.
Pop orchestrale, una voce calda che ricorda Rufus
Wainwright (non andrò più in là
con rischiosi paragoni): il segreto dei Guillemots,
tradotto, rondini di mare, sta tutto qui. Laddove
i gruppi di oggi tendono a ricercare la melodia
orecchiabile per il cosiddetto singolone, i nostri
si gettano nella realizzazione di suoni delicati
ed avvolgenti, atmosfere ammalianti che non sono
forse quanto di più estivo si possa sentire
in questa stagione ma disegnano spazi sconfinati
da sognare ad occhi aperti. Inoltre è anche
un disco dove è forte la componente brasiliana
(da cui proviene il chitarrista Margao): “Trains
to Brazil” è un carnevale di Rio in scala
ridotta combinato con archi eterei per un episodio
ragguardevole. E, facilmente intuibile dal bellissimo
titolo, “A Samba in the Snowy Rain”: sensibilità
tutta britannica ma fiati, cori e percussioni
sudamericani. Roba non da poco.
La dilatata “If the World Ends” è semplicemente
incantevole così come le liriche - Se
il mondo finirà, spero che sarai qui con
me - potremo ridere abbastanza, quanto basta per
non morire soffrendo – mentre “We’re Here”
rievoca i migliori Mercury Rev e sembra arrivare
a far toccare il cielo. E più lo ascolto,
a volumi da denuncia da parte dei miei vicini,
più mi convinco che sia uno dei dischi
dell’anno. Perché la prova vocale di Fyfe
Dangerfield in “Blue Would Still Be Blue”, sostenuto
solo da qualche nota di tastiera qua e là,
è una dichiarazione d’amore fantastica.
E se c'è un singolo che meriterebbe di
mettere sottosopra le charts, sarebbe di sicuro
“Annie, Let’s Not Wait”: un sound semplicemente
troppo maestoso e caciarone per non essere amato.
La stessa grandiosità tradotta in oltre
undici minuti della conclusiva “Sao Paolo”: manco
a dirlo, Britain meets Brazil. Tanto di cappello
quindi a questa nuova uscita londinese. Finalmente
una di fronte a cui non si storce il naso.
collegamenti su MusiKàl!
Mercury Rev - The
Secret Migration
Mercury Rev - All
Is Dream
Mercury Rev - Deseter's
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