Il più buffo e confuso tra tutti i gruppi
americani è uscito da qualche tempo con
un nuovo disco dal solito titolo bizzarro. Da
dieci anni a questa parte abbiamo imparato ad
amare quei folli dei Fuck, quattro musicisti che
hanno passato il loro tempo trafficando con brani
bizzarri, registrazioni che hanno un sapore quasi
amatoriale, curandosi poco o nulla di raggiungere
un successo che non interessa a gente come loro.
In dieci anni hanno costruito una manciata di
dischi interessanti, questo sì, ma tra
tutti i gruppi seguaci della bassa fedeltà
i più marginali e i più restii a
raccogliere un minimo di popolarità sono
stati loro. In fondo già il nome che si
sono scelti chiarisce senza dubbi la loro intenzione
di restare nell'ombra. Si direbbe che siano troppo
pigri e troppo disinteressati agli affari per
affermarsi davvero.
Ecco dunque "Those are not my bongos",
registrato tra il loro quartiere generale a San
Francisco e lo studio di Ancona degli amici Yuppie
Flu, un disco dei Fuck al loro meglio. Che vuol
dire capace di offrire brani in cui le melodie
stanno in bilico su pochi accordi di chitarra
e tastiera, le eccellenti "Motherfuckeroos",
"No longer whistler's dream date" e
"Firing squad", piccole gemme di pop
obliquo, memori delle pagine migliori dei Pavement
e della svagatezza del Beck
degli esordi. Salvo poi immergersi in un breve
frammento di jazz stralunato, "Jazz idiodyssey",
e di seguito in quattro ballate spoglie per voce,
chitarra e poco altro.
Giusto qualche tocco di tastiera e qualche rumore
di sottofondo, in canzoni preziose talvolta lievi
e sognanti, "Her plastic acupuncture foot"
e "Hulk baby", ma anche profonde e pensose,
"Vegas" e "A conversation",
resa più grave dall'intervento di un violoncello.
Poi ecco ancora piccoli schizzi di melodie ciondolanti,
"A vow" e "Table", e due minuti
di pura tensione e adrenalina degni dei migliori
Strokes, "Hideout".
Questi sono i Fuck, capaci di stupire e poi di
comporre una tra le più tenere e bislacche
canzoni d'amore ascoltate ultimamente, "How
to say", un prodigio suonato in punta di
piedi con chitarra e piano.
Per questo è così facile cedere
al loro fascino sgangherato, sperando che per
una volta questo non sia solo un altro disco destinato
a pochi appassionati.
collegamenti su MusiKàl!
Yuppie Flu - Days
Before The Day
Pavement - la Kalporzgrafia
Beck - le
recensioni