Ci sono parecchie cose che mi sorprendono, stasera.
La prima è la musica che mi accoglie all'ingresso
del locale: al posto del solito corrusco, buon
rock, trovo beats lenti e atmosfere chill-out.
La seconda è la quantità enorme
di strumenti che affollano il palco, davvero impressionante:
sequencer, laptop, sitar, bassi, percussioni,
batteria
La terza, nonché la più inquietante,
è la presenza tra il pubblico di due ragazzi
norvegesi che frequentano la mia facoltà,
finiti per colpa di un destino cinico e baro in
Erasmus a Reggio Emilia: sventoleranno davanti
alla band un foglio con su scritto "Reggio
Emilia" durante i bis, finendo per essere
allegramente presi per il culo dal percussionista
(comunque li capisco
dalla Norvegia a Reggio
Emilia per un Erasmus
per forza sono un po'
traumatizzati
).
Torniamo alla musica, però. Il locale
è pieno di gente, e forse ero l'unico presente
ad aspettarmi un concerto tranquillo e rilassato;
e invece il "Fuori Orario" si trasforma
in un crocevia di sonorità da tutto il
mondo, dove l'elettronica rimane in secondo piano,
lasciando emergere una miscela di dub, reggae,
downbeat e world music per nulla stucchevole e,
anzi, piuttosto coinvolgente.
Sul palco è un continuo vorticare di strumentisti
e di vocalist (degna di lode la suadente voce
di folletto di Emiliana Torrini, soprattutto nell'estatica
"Heaven's gonna burn your eyes" di inizio
concerto), mentre nella seconda parte del set
a farla da padrone sono due MC giamaicani, che
portano la musica del duo (?) statunitense verso
sonorità più solari e groovy, tra
reggae e ottimo hip-hop old skool.
I Thievery Corporation prima ci accarezzano con
ritmi blandi, e poi decidono di farci ballare;
alla fine il concerto supera le due ore di durata,
e il duo ha davvero saputo divertirci con classe
ed eleganza, coinvolgendoci molto di più
di quanto non avessero saputo fare su disco.