Questo
cd era pronto già da fine 2000, ma accidenti
è disponibile solo da qualche giorno. L'attesa
è stata lunga, e cosa aspettarsi? I due signori
in questioni sono inglesi. L'hip hop inglese in
un miracolo di grazia, di recente. Kalporz ha già
accolto i The Nextmen,
gli Unsung Heroes. Garanzia
di qualità quanto volete, ma Mark B e il
suo dj han fatto tutto in casa. Scritto e prodotto
in Inghilterra. Che vuol dire che non c'è
stata nessuna etichetta americana a dare il sigillo
di qualità. Okay, se li sono persi, peggio
per loro.
Lo stile è americano. Non è per
forza una buona notizia. La prosperità
delle scene locali rende un servizio all'hip hop.
Radicazione e dialetto sono un valore aggiunto
del rap, se non proprio un dovere statutario.
Forse lo sono stati, ma basta passato. Mark B
& Blade di americano hanno flow e carica.
Che è poi la cosa più sorprendente,
la carica delle rime e l'impeto dell'mc'ing. Mark
B inanella versi, urla, si appassiona. E l'hip
hop sembra tornato qualcosa di importante. I mistici,
e i bravi ragazzi del jazz, dovranno vedersela
con l'intensità di questo ben strano duo.
Sembra strano parlare di passione e Inghilterra
insieme. Tant'è, "The Unknown"
scotta.
Era del tempo che non si sentiva roba del genere.
Specie in Europa. Lo stesso vale per le basi.
I campioni vanno dal jazz a James Brown, non oltre.
Solo che da uno che fa del jazz nell'hip hop,
e del soul, ci si aspetta qualcosa di posato.
Falso. Il lavoro di scratch cattura il contrabbasso
e la chitarra e li asserve al rap. C'è
un'anima old school, nel beat di Blade. Insieme
a piatti, batteria, contrabbasso e chitarra torna
a sentirsi lo scratch. Sono banditi i lenti. Deve
essere un album divertente, nel senso classico.
'Divertente' nell'hip hop diventa subito 'potente'.
Massiccio e veloce, se non proprio party. Oppure
party, sì, ma come si fa a New York. L'"edutainment"
di KRS ONE, si avvicina alla tensione di questo
beat. E siamo a Manchester, UK...
Le prime quattro vi stenderanno. A fare il pignolo,
"The Long Awaited" recupera il calo
di ritmo di "Back in the Day", uno strano
intruso funk. Ma niente. Non c'è la traccia
da skittare in "The Unknown". Sessanta
minuti gonfi di stile, che potranno piacervi tutti
oppure no. Ma ricordate, le prime quattro vi stenderanno.
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