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CAMEL
The Snow Goose (Deram, 1975)
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recensione di Federico Olmi scrivi un'email


Camel - The Snow Goose

E giunse il capolavoro? Secondo noi (e non solo noi) sì. Un concept album interamente strumentale, giacché i tre o quattro interventi della voce sono costituiti da vocalizzi di sapore strumentale.

Un’opera dalla struttura originale dunque, affascinante: ispirata al racconto omonimo di Paul Gallico, in cui si narra dell’amicizia fra un’oca delle nevi ferita e un guardiano di faro, in occasione della ritirata di Dunkerque del 1940, quando il corpo di spedizione britannico sul continente dovette essere reimbarcato, insieme a soldati francesi, e riportato in Inghilterra.

Musica quasi impressionistica, distribuita in sedici quadri legati fra loro mirabilmente a svolgere un’unica coerente narrazione, dove troviamo riprese e variazioni che compattano la struttura. I Camel fanno quello che riesce loro meglio: suonare. E lo fanno in modo più semplice e immediato, più contenuto ma efficacissimo, rispetto ad altre loro realizzazioni; le linee melodiche e quelle degli strumenti risaltano nette, senza sbavature, ma con la consueta purezza e serenità, creando un’atmosfera indimenticabile in cui la musica esprime al meglio ciò che vuole significare.

Il quartetto britannico si avvale del contributo discreto di strumenti d’orchestra, sempre pertinente al contesto strumentale e mai esornativo o ridondante; diremo ‘necessario’. L’esordio pacato e in crescendo di "The Great Marsh", arricchito in sottofondo dal verso dei gabbiani, evoca atmosfere marine, e sbocca senza soluzione di continuità in "Rhayader", con cui entriamo alla grande nel pieno dell’opera: un ingresso che è una gioia per l’orecchio. Il brano è costituito da un tema principale che troviamo all’inizio e alla fine, spezzato da un intermezzo; il flauto di Latimer conduce la melodia, puntualmente contrappuntato dal pianoforte di Bardens e dal basso di Ferguson, tre linee chiaramente avvertibili nella loro bellezza essenziale e imponente allo stesso tempo. Un disteso lirismo, difficilmente eguagliabile anche da brani vocali: forse il meglio dell’intero album.

Segue "Rhayader goes to Town", quadro vigoroso che offre un sontuoso assolo chitarristico di Latimer. Dopo "Sanctuary" e "Fritha" troviamo "The Snow Goose", composizione luminosa e rilassata, affettuosa, in pieno stile Camel, seguita da "Friendship": si ascolti come viene espresso a meraviglia il rapporto di amicizia fra l’oca e il guardiano! Un impeccabile e giocondo dialogo di strumenti a fiato, il flauto di Latimer, fagotto, oboe, clarinetto. L’abilità e la raffinatezza compositiva della coppia Latimer/Bardens (autori di tutte le tracce) risalta qui nettamente.

La malinconica "Rhayader alone", che riprende dapprima, variandolo leggermente, il tema principale di "Rhayader", lascia il posto a "Flight of the Snow Goose", un altro piccolo gioiello di espressività musicale: musica piena della gioia e leggerezza del volo; il volo ritrovato dell’oca risanata dalla ferita. Ci limitiamo a segnalare ancora almeno "Fritha alone", per pianoforte solo, e "La Princesse Perdue", che in chiusura del disco fonde rielaborandoli i temi di "Flight…" e di "The Snow Goose": bella l’apertura degli archi, che intervengono con moderazione lungo tutto questo quadro riassuntivo dell’intera opera: la pennellata d’oboe è un ulteriore tocco di classe. Conchiude il tutto la ripresa di "The Great Marsh".

Insomma: imperdibile.
Nell’ottobre del ’75 i Camel eseguirono "The Snow Goose" dal vivo alla Royal Albert Hall, accompagnati dalla London Symphony Orchestra: la registrazione del concerto confluì nel doppio LP "A Live Record", pubblicato nel 1978.


collegamenti su MusiKàl!
Camel - le recensioni di MusiKàl!



12 gennaio 2001


Track list:

1. The Great Marsh
2. Rhayader
3. Rhayader goes to Town
4. Sanctuary
5. Fritha
6. The Snow Goose
7. Friendship
8. Migration
9. Rhayader alone
10. Flight of the Snow Goose
11. Preparation
12. Dunkirk
13. Epitaph
14. Fritha alone
15. La Princesse Perdue
16. The Great Marsh



I commenti
 
Claudio
12 luglio 2002
Definitivamente uno delle Grandi Capolavori della Musica Rock. Un
Disco Visionario e Conmovente.


maxmuccablu 22 marzo 2002
Un disco fantastico, purtroppo poco conosciuto.
Merita di essere affiancato ai grandi dischi progressive di Genesis e Yes (anche se il loro stile e' del tutto differente).


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