GIARDINI DI MIRO' - The Rise and Fall of Academic Drifting (Homesleep, 2001)
di Filippo Boccarossa
E'
bello accorgersi che dietro la scarna e talvolta
ridicola realtà musicale italiana proposta
dai media, resista un "humus" composto
di band semisconosciute che vendono pochissimi dischi
e riescono ad ottenere un minimo successo solo in
terra straniera. All'ombra dei grandi nomi della
musica, mentre la signora Marlene
Kuntz pensa bene di farsi amica Skin e gli Afterhours
di investire in video per i grandi canali televisivi
globalizzati, gli Emiliani G.D.M. mostrano quel
volto coperto dell'italietta nostra. Erede dell'anticonformismo
musicale principiato da band come Mogwai, Godspeed
You Black Emperor!, Cerberous Schoal e Ulan
Bator, hanno spianato la strada a un nuovo modo
di concepire la musica. Post-rock?!
Bandite
tutte le etichette, di rock non resta che una fioca
luce. Il resto è dolcezza, melodia, una avanguardistica
ricerca del suono perfetto.Basta ascoltare una sola volta tutto difilato questo meraviglioso "The Rise and Fall of Academic Drifting" per innamorarsene perdutamente. I G.D.M. danno vita a composizioni che stilisticamente rimandano a certe sonorità già udite in alcuni lavori degli scozzesi Mogwai (soprattutto "C.O.D.Y."). Atmosfere rilassanti, ouvertures rarefatte e dolci, sfoghi di chitarre, intensi assoli di violino. Con una indubbia esperienza alle spalle fatta di concerti a fianco di gruppi della caratura di Godspeed e Ulan Bator, la band di Reggio Emilia riesce a sintetizzare caratteristiche che accomunano band molto diverse tra loro. Dai più volte citati caposcuola di Glasgow, basta ascoltare le meravigliose "The Beauty Tape Rider", "TrompsØ is OK" e "Penguin Serenade", agli australiani Dirty Three con "Pearl Harbor". Fino agli stessi Godspeed con "A New Start (For Swinging Shoes)" e con la sopra citata "Pearl Harbor", nei loro esordi calmi culminanti in violenti sfoghi rumoristi. Un album strumentale che lascia anche spazio a parti cantate, ad opera di Matteo Agostinelli dei nostrani Yuppie Flu nella dolce e malinconica "Pet life saver", e di Paul Anderson nella traccia "Little victories".
"The Rise and Fall" è il magico spartito per una colonna sonora ideale. Un'ottima prova della band emiliana.
[recensito in Nell'Ombra]
2 maggio 2001
