di Fabrizio
Roych

Un
altro produttore devoto al jazz. J. Rawls (of Lone
Catalists) al primo album solista, come Jay
Dee, gli Unsung Heroes,
e naturalmente Dr.
Dre. Il genere, però, è tutt'altro.
E anche la fortuna. J Rawls è un produttore
puro, un musicista abile e tecnico. Per fare un'opera
propria però ha bisogno di un altro fuoco.
In questo "The Essence of J. Rawls" manca
questo fuoco. Il beat è valido, sia chiaro.
Il mestiere c'è, è solido, e il parterre
di MC lavora bene. Alla fine però è
sempre lo stesso refrain. Un altro modo di fare
underground, e un'altra denominazione di orginie
americana. Columbus, Ohio. Se vi incuriosisce l'hip
hop degli stati del sud, se siete collezionisti
dell'hip hop alternativo quale che sia, procuratevi
"The Essence". Altrimenti, niente. Evitate
"The Essence", potrebbe deludervi. Potrebbe
farvi arrabbiare, potrebbe annoiarvi. Anche se a
essere onesti qualche numero ce l'ha, questo disco.
Vediamo.
Ascoltando un lavoro di J Rawls sarete circondati
da riff di piano e sax, da strani loop di batteria,
da qualche passaggio d'archi. Può piacere,
e piace, visto il curriculum. Ha collaborato a
un paio di classici di casa Rawkus. Tra gli altri,
ha prestato il suo beat nientemeno che per "Black
Star", della premiata ditta Mos Def e Talib
Kweli. Bene, "The Essence" è
tutt'altra storia. J. Rawls si assicuras i servigi
di Charles Cooper, sassofonista. E accidenti,
l'ultima traccia è una strumentale, un
assolo di sax! Il resto dell'album è meno
originale, ma lo spirito è quello. Tanti
fiati, tanti riff di piano di sapore jazz... Fra
gli MC gli unici di cui ho già sentito
il nome sono Mr. Complex e J-Live, voci e liriche
nel progetto degli Unsung Heroes. Per il resto,
a garantire per J. Rawls c'è un marchio,
Superrappin, e una label, Groove Attack. Per loro
hanno inciso giovani talenti come i Lootpack,
e nuove riscoperte come Phife
Dawg. E J. Rawls. Basta? Okay, il singolo
è "Check the Clock", i pezzi
migliori "Elegy" e "Lone Catalysts".
Se vi capitasse di ascoltarli vi fareste un'idea
delle potenzialità di questo artista. E
dei suoi limiti. Magari, se vi basterà
la pazienza potrete apprezzare un intero album
come questo. In giro per la rete ho letto commenti
entusiastici. Sul suono, sull'innovazione, sull'esplosione
di un fenomeno underground. Sarà... A me
ha stancato presto, troppo lungo, troppo uguale.
Chessò, magari un EP...
19
aprile 2001
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