Se
ne vedono di tutti i colori oggi nel mondo del "new metal":
band come Korn e Limp
Bizkit, che hanno totalmente monopolizzato l'attenzione
delle masse di ragazzi, Generazione X di figli di Napster, hanno
dato adito ad una incalzante escalation demografica di cloni
che ne ricalcano le orme.
Fortunatamente però, capita di imbattersi in gruppi come
quello che mi appresto a recensire che ti fanno venire voglia
di rispolverare i sempiterni album che hanno fatto la storia
del crossover. "The Deadlights" è uscito l'estate
del 2000, ma credo che possa rappresentare un ottimo motivo
per riaprire un capitolo che sembra ormai chiuso. Dire che un
pezzo come "Nothing" mi fa venire in mente i monolitici
Tool di M.J. Keenan non è una bestemmia.
Questa band californiana sintetizza una tale rabbia che neppure
il pogo più violento riuscirebbe a saziare ("Bitter",
"Junk"). La storia è sempre la stessa: riff
di chitarra pesantissimi e linee di basso che evocano il Fieldy
dei primi album dei Korn ed un cantato
che alterna ottime prestazioni groove a ritornelli melodici
alla Billy Corgan... (ebbene sì, credo che lo stile canoro
del notorio leader degli Smashing Pumpkins abbia influenzato
notevolmente Duke, lead vocals dei Deadlights): le bellissime
"Sweet Oblivion" e "Foolish Pride" ne sono
la manifestazione più evidente.
Tutti i pezzi riescono ad essere protagonisti: dall'esordio carico di frustrazione
"Bitter" alla rabbiosa "Sado", per non parlare della quasi
"deftonesiana" "Whores" e della bellissima "Pox Eclipse".
I Deadlights hanno saputo attingere con stile alle band mainstream del crossover
di vecchio stampo senza per questo peccare di originalità. Ascoltate
questo disco e mi darete ragione. Da segnalare in veste di produttrice Silvia
Massy... vi dice nulla? TOOL docet.
6
marzo 2001
Track
list:
1. Bitter
2. Amplifier
3. Nothing
4. Sweet Oblivion
5. Junk
6. Sado
7. Foolish Pride
8. Whores
9. Pox Eclipse
10. Distant Sun
11. Time
12. Falling Down