RADIOHEAD - The Bends (EMI, 1995)
di Max Cavassa
Se
"Pablo Honey" è stato un esordio un po' acerbo
ed indeciso, pur contenendo una canzone ("Creep")
che da sola vale l'acquisto dell'album, "The Bends"
segna decisamente la svolta artistica del gruppo
ed in particolare del suo instabile leader, Thom
Yorke. Preceduto da un grande singolo come "Just",
canzone irruenta e contemporaneamente evocativa
che anticipa molte tematiche dell'album, il secondo
lavoro della band impressiona davvero nella sua
qualitativa unitarietà sonora e compositiva.
Il sound è divenuto molto più personale
e riconoscibile, con in primo piano lo straordinario
impasto delle tre chitarre di O'Brien, Yorke e Jonny
Greenwood. Esempio altissimo di questo nuovo ed
invidiabile rigore stilistico è la struggente
"Fake plastic trees", a mio avviso il più
grande pezzo del pregiato carniere Radiohead. Stimolati
anche da precedenti tournée negli Stati Uniti,
dove Thom & Co. osservano disgustati le molte
anomalie di una società pluriavanzata, i
cinque trovano nuovi grandi spunti per le loro feroci
critiche verso il Sistema. La sopracitata "Fake
plastic trees", l'elegiaca "Nice dreams", la stessa
title-track sono altrettante denunce contro stili
di vita ormai artificiali e sottomessi ai dettami
di una qualsiasi moda. Arcano, vario, disperato,
incazzato, malinconico, ultraterreno.Questo è
"The Bends", per chi ha ancora voglia di ascoltare
e pensare.Recensioni collegate
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25 settembre 2000
