"Terror Twilight", il quinto e ultimo
capitolo della discografia dei Pavement,
arriva giusto qualche mese prima della traumatica
ed inaspettata rottura del gruppo. Nel momento
in cui il disco esce lo scioglimento sembra la
più remota delle ipotesi sul futuro della
formazione di Stockton, un po' perché il
gruppo è diventato un punto fermo su cui
contare per tutti gli appassionati di indie rock,
un po' perché "Terror Twilight"
è tutt'altro che un album senza idee. Anzi,
è il disco che ritorna a far brillare appieno
il suono del gruppo, il loro disco più
riuscito dai tempi di "Crooked
Rain, Crooked Rain".
I Pavement scrivono ormai canzoni dalla struttura
più rifinita, quasi classica, un'evoluzione
naturale che porta a compimento le intuizioni
del precedente "Brighten
the Corners". Parte del merito va attribuito
a Nigel Godrich, già al lavoro con i Radiohead
di "OK Computer" e Beck
tra gli altri, capace di lucidare il suono dei
Pavement come mai era successo prima. Il risultato
non fa altro che mettere in risalto le canzoni,
che mostrano un'ispirazione lucida e sempre vitale.
E' il punto di arrivo per la scrittura dei Malkmus
e soci, le composizioni sono delizie dal gusto
lieve, magie pop di tre minuti come "You
Are a Light", l'incantevole "Major Leagues"
o "Ann Don't Cry", tutte prossime ai
Velvet Underground più soffici. C'è
poi l'incedere un po' svogliato eppure irresistibile
di "Spit On a Stranger", che ricorda
la flemma del Lou
Reed di "Coney Island Baby", ma
arrivano anche momenti più ruvidi ed energici
come "Cream of Gold" e "Billie".
E poi compaiono anche curiose escursioni in territori
tra folk e blues, "Folk Jam", "Speak,
See, Remember" e "Paltform Blues",
episodi suonati dal solito punto di vista sghembo
e ironico. Perché anche tra queste tracce
appare il piglio scherzoso e irriverente dei Pavement,
tra voci che fanno capolino, canzoni che sembrano
perdere la strada e quant'altro. C'è solo
più attenzione ai brani e un pizzico di
follia in meno.
Così ecco che si cimentano in un brano
lungo e ricco di fascino come "The Hexx",
in cui giocano ad intrecciare tra loro trame di
chitarra.
Ma per non smentire lo spirito che li ha sempre
animati in chiusura piazzano il dinoccolato incedere
di quello scherzo in musica intitolato "Carrot
Rope".
collegamenti su MusiKàl!
Pavament - la Kalporzgrafia
Radiohead - la Kalporzgrafia
Beck - le
recensioni
Lou Reed - le recensioni
Velvet Underground - Velvet
Underground & Nico
Velvet Underground - White
Light/White Heat
Stephen Malkmus - Pig
Lib
Stephen Malkmus - Stephen
Malkmus