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...A TOYS ORCHESTRA
Technicolor Dreams (Urtovox / Audioglobe, 2007)
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di Daniele Paletta scrivi un'email

P.J. Harvey - Stories From The City, Stories From The Sea

“Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata dal sonno”. (W. Shakespeare)

Meglio dormire, e cercare di sognare. E chi dice che, proprio mentre si sogna, non si abbia maggior lucidità? Sull’argomento si sono scervellati, molto meglio di me, caterve di scrittori e filosofi, e non è il caso di aggiungermi alla lista: ma i sogni che hanno partorito questo “Technicolor dreams”, il terzo album dei campani …A Toys Orchestra, dovevano essere qualcosa di davvero eccezionale. All’epoca del precedente “Cuckoo bohoo”, scrivevo: “Album splendido, ma che non riesce a superare totalmente il proprio modello. Quando ci riusciranno, gli …A Toys Orchestra saranno il nostro piccolo gioiello”. Bene. Tre anni dopo, il nostro piccolo gioiello è reale, e talmente bello da lasciare a bocca aperta.

Non sembri un’esagerazione: “Technicolor dreams” ha in sé una voglia di giocare, di superare gli schemi, e di scombinare le strutture di canzoni in sé perfette, che non è comune; tutti costruiti sul pianoforte, questi tredici sogni scappano in ogni direzione, come bambini in fuga dalle mani dei genitori che li vogliono riportare a casa dopo una festa. Dopo l’intima enfasi di “Invisible”, è “Cornice dance” a mostrare i primi sintomi di follia: un synth squarcia l’aria come una sirena e conduce a melodie vocali degne di Sgt. Pepper, mentre qualcuno fa promesse che sa di non poter mantenere e prende a pugni la tastiera di un pianoforte e le chitarre si impennano maestose; è “Ease off the bit”, però, il momento più folle: una suite che sorride di chitarre acustiche, fino all’improvviso e insensato imbizzarrirsi del Casio azzoppato da uno tsunami elettrico.

La vera meraviglia, però, è come tutta questa follia appaia meravigliosamente equilibrata: merito della produzione eccellente di Dustin O’Halloran dei Devics, certo, ma anche e soprattutto di una band mai così padrona di sé, in stato di grazia sia per le musiche (che rivelano a ogni ascolto nuovi colori, negli spazi che vanno dalla marcetta in minore alla Kurt Weill di “Mrs. Macabrette” al sussurro di chitarre di “B4 I Walk away”, dai palloncini acidi della title-track alle confessioni intime di pianoforte di “Powder of the words”) che per testi zeppi di immagini bellissime e surreali (l’uomo che si confessa ubriaco di latte materno in “Letter to myself”, o il prete che canta i Clash vestendo intimo rosso in “Amnesy International”). La verità è che, in questi tre quarti d’ora, tutto funziona alla perfezione, perfino il libretto illustrato come una favola, psichedelica e lievemente triste: per una volta, non si esagera nello scrivere che “Technicolor dreams” è uno dei migliori dischi ascoltati da molto tempo a questa parte.

collegamenti su MusiKàl!
...A Toys Orchestra - Cuckoo Boohoo
The Beatles -
la Kalporzgrafia
Devics -
Push The Heart
Devics -
Concerto a Live in Kalporz! - Calamita (RE)
The Clash -
London Calling

 



23 aprile 2007


Track list:

1. Invisible
2. Cornice dance
3. Mrs. Macabrette
4. Letter to myself
5. Ease off the bit
6. Powder on the words
7. Amnesy international
8. Santa Barbara
9. Bug embrace
10. Danish cookie blue box
11. Technicolor dream
12. B4 I walk away
13. Panic attack # 3



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