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IL TEATRO DEGLI ORRORI
Concerto al Bier Garten (Palermo) (11 giugno 2010)
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di Stefania Italiano scrivi un'email

foto di Markus Sotto Corona

Sarebbe un paese affascinante quello in cui nelle carte d'identità dei suoi cittadini esistesse la voce "Gusti musicali". Andavo coccolando questa divertente intuizione mentre guardavo i ragazzi che in una delle prime calde notti che inaugurano l'estate palermitana si sono raccolti al Bier Garten per il concerto de Il Teatro degli Orrori: sono molti ma non moltissimi. Un migliaio? La spedizione dei mille era più fresca di noi! Chi sono? Ragazze e ragazzi in cerca di qualcosa, in parte interessati ai temi politici e sociali, in parte desiderosi di una folle serata per devastarsi. Avranno quello che questa sera desiderano.

Il tempo di perdermi in pensieri simili e provare categorizzazioni sociali che il momento è invece già arrivato. Ci siamo. Si spengono le luci. Le invocazioni si fanno entusiaste, alcune già sguaiate, ed ecco che dall'oscurità emergono Gianpaolo, Gionata, Nicola, Tommaso e Francesco, tutti vestiti di nero, subito ai loro posti di combattimento mentre monta la marea verso il palco. E il colpo d'asta del microfono battuto da Pierpaolo in contemporanea alla batteria tonante di Francesco innesca la macchina: via con la bolgia orgiastica ed eccitante di un folle pogare: è "Due" a sommergerci per prima con un Pierpaolo letteralmente avviluppato dalle mani adoranti dei fans e Gionata, plastico e dannato come un gargoyle, stagliato sulla folla con la sua chitarra-mitra. Inizia il rito frenetico di una religione di cui si sente spesso la mancanza, fatta di un'autenticità che il teatro solo può regalare, e si scusi il gioco di parole, quella di un rock veramente dionisiaco, senza pose, filosoficamente devastante, di cui Pierpaolo Capovilla, un Paolo Conte declinato in versione post rock, è il sacerdote, consapevole e amichevole: è infatti immediatamente tangibile lo sguardo persino affettuoso che Pierpaolo lancia ai tanti che gli si avvolgono ai piedi, alle gambe, al torace. I suoi stage diving sono immediati, eccitanti, ripetuti, creano scompiglio tra gli uomini addetti alla sicurezza, per non parlare delle fulminee incursioni sul palco di esaltati fans che prendevano la rincorsa e si lanciavano tra la folla. Spettacolare!
"È colpa mia" preceduta dalla confessione personale di quanto un'intera generazione abbia fallito è quanto di più commovente la rabbia rock possa esprimere. Che dire invece del "Padre Nostro"? La senti e sin dalle prime note hai la sensazione precisa che il buon caro rocker Gesù l'avrebbe cantata esattamente con la stessa indignazione e perché no, con lo stesso amore. Incredibilmente toccante.

Si fa sul serio con la furente "A sangue freddo" e nella pozza di sudore nella quale nuotiamo noi e i nostri cinque una fredda ma esaltante morsa di vendetta ci prende tutti quanti, e sembra proprio che giustizia potrà esserci. La simbiosi è perfetta, tanto che quando si presenta un problema tecnico Pierpaolo può permettersi di interrompere e iniziare nuovamente "Terzo mondo" perché altrimenti "non ha senso"! O ancora di zittire un'intera folla alla frase "se io fossi silenzioso" ("Majakovskij").
Il miglior commento è quello di un fan sgolato che riesce a filtrare in un attimo di teatrale quiete: "Questo è teatro!" e non capisci se il tremore nella voce sia solo incontrollabile entusiasmo o la segreta paura che finita questa esibizione non si troverà altrove la stessa "famiglia" che condivide il bisogno di giustizia e amore, lo stesso infernale fuoco puro.
Applausi lenti densi di complimenti alla notturna "Direzioni diverse": si ha la percezione di raccogliere perle di poesia confuse nella sublime cacofonia di un rock che dentro il caos prova a tracciare l'ordine di una resistenza morale.
"Die Zeit" commentata da una sezione ritmica psicologicamente suggestiva confessa la solitudine totale dell'io: "Tu non mi ami più e Dio nemmeno" infilza l'anima e il cuore e questa amarezza in fondo tenera ci conduce alla conclusione del concerto, fisicamente chiuso dalla scomparsa di Pierpaolo tra il pubblico delirante e il buio, dopo l'estremo stage diving dal quale non tornerà, mentre gli strumenti scompaiono uno ad uno come un'energia che si esaurisce verso il silenzio: la simbiosi catartica tra artista e pubblico è compiuta, e un brivido sacro resta tra noi, come se avessimo assistito ad un antico sacrificio di sangue. L'arte è questo: avere il potere, attraverso la compenetrazione, di ordinare qualunque cosa all'animo umano, persino la cosa più turpe, e invece donare il sublime e se stesso.

Così in questa notte afosa torno a casa, assordata e felice, con uno stato d'animo pacato e allo stesso tempo esaltato: con l'impressione di aver assistito ad un atto d'amore completo e di totale fiducia, dove a farla da padroni sono stati il carisma potente e maturo di un artista, di un gruppo di musicisti fenomenali, e il bisogno bruciante di un leader morale credibile.

collegamenti su MusiKàl!
Il Teatro degli Orrori - A sangue freddo
Il Teatro degli Orrori - Concerto al Circolo degli Artisti (Roma)
Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre
Paolo Conte - la Kalporzgrafia

 



18 giugno 2010




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