Dal 1997, quando James Taylor e David Brown, titolari del
progetto Swayzak, uscirono con il loro primo 12” “Bueno/Fukumachi”,
ad oggi, la loro attività sembra essersi allargata ad un collettivo
che, nel tempo, ha registrato collaborazioni ed ha permesso la realizzazione
di performance live di diversi tipi. Nel frattempo sono stati dati alle stampe
5 album (Snowboarding In Argentina del 1998, “Himawari” del 2000, “Dirty
Dancing” del 2002, “Loops From The Bergerie” del 2004 e “Some
Other Country” del 2007), una raccolta di b-sides e tracce rare (“Route
De La Sack” del 2006), una manciata tra compilations e album mix (“Groovetechnology
v1.3” del 2002, “Fabric 11” del 2003 e altri) più numerosi
12” e remix.
L’esibizione di Nonantola, che non registra la presenza
di Brown, è affidata a Taylor e al batterista bolognese Francesco Brini,
attivo anche nell’italianissimo progetto electro-house Pinktronix.
La coppia Taylor-Brini mette insieme un live singolare, molto
poco suonato se si escludono i passaggi alla batteria dell’italiano.
Sicuramente poco esplicativa, molto vicina, nella forma, ad un dj set con accompagnamento,
la performance di Nonantola si snoda attraverso beats che si dipanano nella
sala, deflagrazioni sintetiche e strutture minimali. La varietà della
produzione targata Swayzak non trova dunque rappresentazione in un set stretto
entro questi confini, ma l’impressione principale è quella di
trovarsi in un laboratorio creativo dove si mettono in fila tracce, loops e
magma sonori.
La stretta attualità trova significativa rappresentazione
in “Claktronic” in cui la batteria live trascina dietro di sé uno
sciame di percussioni e suoni elettronici e “Silent Luv”, altra
traccia del recente “Some Other Country” eseguita, come nell’album,
grazie alla performance canora di Pap dei Les Fauves. L’ottimo
pezzo appena citato, circondato da un fitto strato di nebbia, viene seguito
a stretto giro di posta dall’inconfondibile giro di “In The Car
Crash”, vecchio gioiello estratto dal bellissimo “Dirty Dancing”,
riprodotto in versione esclusivamente strumentale.
In quello che adesso potremmo chiamare tranquillamente il
collettivo Swayzak è sempre la macchina che ha il sopravvento sull’uomo:
il set è glaciale e ben poco didascalico, ma rivela certamente la versatilità di
un progetto che ormai ha tagliato con onore il traguardo dei 10 anni di attività.
collegamenti su MusiKàl!
Les Fauves - N.A.L.T.
1 – a fast introduction