Facciamo un gioco.
Sareste in grado, su due piedi, di raccontare
cosa avete fatto durante l’aprile di questo
anno? Intendo dire entrando nel dettaglio della
quotidianità; insomma, un resoconto che
inizi con il più classico dei pesci
d’aprile e si concluda solo alle porte
della festa dei lavoratori.
Perché è proprio ciò che
i Fantomas hanno portato a termine in “Suspended
Animation”, trenta istantanee atte a rappresentare
(nel senso più ampio che può acquistare
questo termine, simbolo, identificazione e rappresentanza
coatta di un’ideologia, o meglio ancora
di un’indole) un mese di vita e musica.
I musicofili che, come chi scrive, conoscono
e ammirano il percorso autoriale di Mike Patton,
non si stupiranno di venire a sapere che quest’ultima
creatura partorita dal geniaccio di statunitensi
natali e nostrana adozione – per quanto
la natura apolide di Patton neghi di fatto non
solo l’urgenza di un sentirsi acquistati
o concupiti ma l’utilizzo stesso del verbo
adottare – è dominata da una
passione smodata per l’ibridismo e l’improvvisazione.
Non si stupiranno perché questa tendenza,
pur così adatta a divenire concetto qui
rispetto a episodi del passato, appare la normale
evoluzione di quanto già accennato in “Delirium
corda” e soprattutto nello splendido pastiche
“The Director’s
Cut” che racchiudeva nella sua geniale
titolazione il riferimento cinematografico –
con vari omaggi a Nino Rota, Henry Mancini e compagnia
– e quello meramente legato all’attitudine
musicale.
Una serie progressiva di Stop & Go,
di toccate e fughe, che deflagra totalmente nelle
miriadi di micro riferimenti presenti in “Suspended
Animation”; il quale, come egregiamente
sottolineato dalla veste grafica ideata da Yoshitomo
Nara, è un puro e cristallino esempio di
avant-pop. Perché capace di condensare
in pochi secondi musica “alta”, ennesimi
rimandi a Rota (e a Morricone), frammenti di videogames,
estasi ecclesiastiche, riottose convulsioni metal,
rumorismi e tintinnii cartoonistici, svolazzi
sintetizzati di memorie sci-fi infantili, preludi
à la Lynch (e dunque à la Badalamenti),
addirittura gorgheggi operistici.
Lo stato di empatia raggiunto da Buzz Osborne,
Dave Lombardo e Trevor Dunn – suoi abituali
compagni di ventura – con l’universo
futurista (e come dimenticare il mai particolarmente
citato “Pranzo oltranzista” desunto
da Martinetti?) e più zorniano di Zorn
stesso edificato mattone dopo mattone da Patton
è sublime e invidiabile. Tutto sta a capire
dove il progressivo annientamento dello standard
(quanto sono musicalmente lontani ed eticamente
vicini i tempi dei Faith No More e della loro
cover di “Easy” di Lionel Ritchie!)
condurrà il leader della band. Rimane tutto,
come l’animazione, in sospeso.
collegamenti su MusiKàl!
Fantomas - The
Director's Cut
Mr. Bungle - Concerto
a Bologna