Decisamente, non sono tipi da Zen. E per esorcizzare
il casino del mondo propongono un metodo fortemente
omeopatico: dimenarci tutti, posseduti da una
Super Tarantella Globale che abbia un effetto
catartico purificatore. A forza di massacrare
verbalmente le icone e l’estetica del rock
durante le interviste, Eugene Hutz aveva indotto
molti alla tentazione di incoronare Lui
come nuovo volto del punk-rock: il fascio di nervi
che si è esibito sui palchi di mezzo mondo,
nel suo corredo di bestemmie e sudòr, non
è stata solo una curiosità esotica
per newyorchesi snob, ha attecchito persino in
Europa, facendoci credere che a reinsegnarci il
linguaggio del rock’n’roll stavolta
sarebbero stati degli ex zingaroni dall’Est.
Ed è curioso che proprio alla luce di questa
Superteoria del SuperTutto, che sembra sintetizzare
al meglio il Bordello-pensiero, il gruppo se ne
torni sulle scene con un disco come questo “Super
Taranta!”.
Alla stagione delle conferme, i Gogol sembrano
tornare sui propri passi o, a seconda del punto
di vista, venire incontro a noi “occidentali”:
sarà che sulla poltrona che fu di sua signoria
Steve “nudo & crudo” Albini ora
siede Victor Van Vugt. Uno che (avendo avuto a
che fare con Bad Seeds, PJ
Harvey, Hugo Race e quant’altri) di
sporcizia musicale se ne intenderebbe pure, ma
che qui decide di mirare altrove. Arrangiamenti
elaborati, lunghe porzioni strumentali, un uso
più consapevole e ricco degli archi si
contendono la ribalta con la verve goliardica
vecchio stampo: senza contare che il poliglottismo
con cui mr Hutz era solito cimentarsi, qui è
decisamente ridotto, a favore del benemerito esperanto
inglese. L’alta gradazione alcolica della
loro danza punk-balcanica ne esce diluita e distillata
in ben pochi episodi (i migliori, quelli che omaggiano
la nostra Terra, citando pizziche e tarantelle)
e il risultato finale ci restituisce una band
forse più ambiziosa ma anche fortemente
“civilizzata” : l’intero dramma
in realtà potrebbe banalmente ridursi al
solito album interlocutorio, magari in vista di
mete differenti. Ma per scuotere il mondo e accentrarne
l’entropìa sulle nostre ossa ci andrebbe
qualcosa di ben più… tarantolato.
collegamenti su MusiKàl!
Gogol Bordello - Gipsy
Punk: Underdog World Strike
Nick Cave And The Bad Seeds - le
recensioni
PJ Harvey - la Kalporzgrafia
Hugo Race - Intervista
(29-1-2005)