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SUPERGRASS
Concerto all'Estraton (Bologna) (5 novembre 2008)
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di Paolo Bardelli scrivi un'email

foto di Marco Prati - http://www.flickr.com/photos/24215749@N05/

Non è che tra fratelli si vada sempre d’accordo. C’è il sangue, certo, però c’è anche quella sorta di competizione, quel “lo faccio alla mia maniera” che porta ad essere inevitabilmente uniti ma diversi. E i fratelli Coombes non sfuggono a questa regola.

Il buon Gaz Coombes si è portato infatti un altro fratellino, Charly Coombes, in tour coi Supergrass per poi relegarlo a suonare la chitarra un paio di canzoni e il cembalo in altre tre o quattro. Saliva sul palco e poi tornava dietro le quinte poco dopo, del tipo: “Stai lì buono che ti controllo”. Potrebbe sembrare che questi ragionamenti non contino nulla in una recensione di un live, in realtà chiunque abbia ben presente le logiche di gruppo (e non sto parlando solo di una band musicale…) sa benissimo che – affinché tutto funzioni a dovere – ognuno deve avere il proprio ruolo che deve essere riconosciuto dagli altri, e non essere lì per altre ragioni. Senza contare poi che c’è già un fratello di Gaz nei Supergrass, ed è il tastierista Rob, membro ufficiale dal 2002. Insomma, ormai più che un gruppo i Supergrass sono un affare di famiglia.

Se dunque i Supergrass a Bologna sono stati bravi, ma non eccelsi, io lo imputo anche a questa mancanza di chiarezza di ruoli nella attuale formazione che affronta il palco. Poi, ma forse ancor di più, esistono le “solite” aspettative, personalmente molto alte perché i Supergrass mi folgorarono in una serata novembrina di fine millennio (al Vox, nel ’99) con quella loro schiettezza che neanche il tuo miglior amico ha, mentre all’Estragon invece hanno spinto sull’acceleratore in alcuni punti (“Caught By The Fuzz”, “Strange Ones” e la chiusura affidata a “Lenny”, oltre ad una splendida cover di “Next To You” dei Police) e sono stati più ordinari in altri momenti.

Partenza affidata all’accoppiata iniziale dell’ultimo album, ovvero “Diamond Ho Haa Man” e “Blood”, con un discreto piglio (oltre a queste alla fine si sono dovute registrare di “Diamond…” solo “Rebel In You” e una “Ghost Of A Friend” cantata dal batterista Danny Goffey, che avrà anche 34 anni ma ne dimostra una ventina…) per poi passare agli album più riusciti, quelli degli Anni Novanta.

La differenza di qualità tra decenni, si diceva, si è sentita perché pezzi come “Late In The Day” hanno rapito anche se gli oxfordiani non ci pestavano, a dimostrazione che sono tanti i tasti che si possono pigiare, l’importante è schiacciarli bene.

Peccato dunque che dall’eccelso ma ambientaleRoad To Rouen” – unica loro gemma di questo decennio – sia stata estratta solo “St. Petersburg”, mentre ok che “Brecon Beacons” abbia fatto da unica comparsa del controverso “Life On Other Planets”: i Supergrass giustamente devono puntare piuttosto su pezzi storici come “Moving”, “Mary”, “Richard III” e “Sun Hits The Sky” (nessuno dei quali è stato suonato però in maniera veramente grandiosa…) perché è con quelli che il pubblico si esalta e perché è grazie a quelli che l’enorme scritta “Supergrass” dietro di loro acquista un fascino e non è solo un’autocelebrativa scenografia.

Un’ora e venti (che non è moltissimo…) di un mix tra animata passione e compìta professionalità, e tutti a casa. In fondo, mi sono detto, “i Supergrass sono ancora lì con te dopo tante peripezie”, e questo – al di là che abbiano suonato benino, bene o benissimo – non può che tranquillizzare. Non so a voi, ma personalmente la cosa mi conforta.

collegamenti su MusiKàl!
Supegrass - le recensioni
News > Supergrass, Bologna, Estragon, mercoledì 5 novembre 2008. Le foto

 



18 novembre 2008




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