Per la prima volta in vita mia, nell’agosto
scorso, mi sono imbattuto dal vivo in Bonnie ‘Prince’
Billy e nella sua accolita di musicisti. Il tutto
è avvenuto a Faenza, in una notte fatata
perfettamente raccontata su Musikàl da
Daria Pomponio; alla fine del concerto mi sono
detto “cavoli, ci sarebbe davvero bisogno
di un live in cd del buon Will Oldham!”.
Detto fatto, ecco che prontamente la Sea Note
fa uscire sul mercato internazionale questo “Summer
in the Southeast”, approntato incastrando
registrazioni di concerti tenuti in Florida, Georgia,
Mississippi e North Carolina. Insomma, tracciando
una linea immaginaria, si può facilmente
desumere come questi estratti siano ripresi in
quel Sud degli Stati Uniti al quale il suono e
il grado di malinconia di Bonnie ‘Prince’
Billy possono essere accomunati. Il cantautore
sta dunque, in un certo senso, giocando in casa:
la sua musica si sposa perfettamente con le pianure,
le paludi, l’immensità del Mississippi
– il fiume che fu di Mark Twain, altro grande
narratore del sud – la parte più
bassa dei monti Appalachi. Diciassette brani del
proprio repertorio riletti, quasi trasformati
in altrettanti standard, in cui l’irruenza
si sposa con l’ubriachezza, la morte dell’anima
trova (momentanea) consolazione nei crescendo,
e tutto si muove con una logica che ha in sé
qualcosa di archetipico, di antropologico, di
sociologico.
Quale merito per un documento privo di alcuna
intenzione avanguardista potrebbe essere più
alto del riuscire, solo attraverso note e voce,
a rendere con una chiarezza cristallina le immagini
di un mondo, di un modo di essere, di un perché?
“Summer in the Southeast” riesce in
tutto questo, ed è tutto ciò che
gli si può chiedere. Per il resto la registrazione
è ottima, la band (composta, tra gli altri,
da Paul Oldham e dal fedele Matt Sweeney) in gran
forma e la scelta dei brani spesso illuminante;
e qui potrebbe iniziare il gioco delle preferenze.
La mia ricade senza neanche pensarci sulla straordinaria
profondità emotiva di “I See A Darkness”
– come si fa a resistere quando si ascoltano
parole come “Well You’re My Friend,
That’s What You Told Me, and Can You See
What’s Inside of Me”? -, ma mi rendo
conto che è un divertissement che
lascia il tempo che trova.
Quel senso di appagamento non indispensabile
ma soddisfacente che è alla fin fine proprio
di un’operazione come quella portata avanti
da Bonnie ‘Prince’ Billy in quest’ultimo
lavoro; i suoi fan andranno in sollucchero, coloro
che erano all’oscuro della sua esistenza
dovranno comunque prima o poi – al più
presto – fare i conti con i lavori in studio.
Resta il puro piacere dell’ascolto: è
poi così poco?
collegamenti su MusiKàl!
Bonnie Prince Billy - Master
and Everyone
Bonnie Prince Billy + Howe Gelb - Concerto
a Faenza
Matt Sweeney and Bonnie 'Prince' Billy
- Superwolf