Allora ci sono un inglese e un belga sull'autobus
di ritorno dal Summercase di Barcellona.
L'inglese dice di essere venuto per vedere i Phoenix,
il belga i Kaiser Chiefs.
Puah, dice il belga, i Phoenix sono dei borghesi
di una zona fighetta di Parigi. Nulla a che fare
con i Kaiser Chiefs e la loro energia proletaria.
Bah, dice l'inglese, per me sono francesi e basta,
e hanno suonato bene. I Kaiser Chiefs sì che sono
delle merde. E finti proletari. E per di più sono
di Leeds!!
Bah, dice il belga, per me sono inglesi e basta,
e hanno suonato bene.
Ognuno é venuto al Summercase per le proprie
ragioni. Le mie erano The Flaming Lips.
Ma alla fine il motivo per essere venuto si è
chiamato Arcade Fire. E Jarvis Cocker.
Ma anche PJ
Harvey, LCD Soundsystem, !!!, My Brightest
Diamond. Di tutti questi, solo Arcade Fire
hanno suonato in uno dei palchi principali. Gli
altri, nei palchi piccoli, al chiuso. E al caldo.
Nel Terminal S hanno suonato parecchi gruppi interessanti,
il cui spettacolo si é visto pregiudicato, oltre
che da temperature estreme, da un suono impastato
che non lasciava percepire sfumature.
Il Terminal S é stata la pecca principale del
Summercase 2007 di Barcellona. É un po’ una vergogna
fare pagare tra i 90 e i 120 euro e non poter
garantire una qualità sonora decente in tutti
i palchi. Anche se poi l'offerta musicale ti sgonfia
le vene del collo. In generale, la disposizione
degli spazi ha sollevato qualche perplessità,
soprattutto fra quelli che sono stati al Primavera
Sound, anch’esso nel Parc del Fòrum, ma con una
disposizione più intelligente degli ampi spazi.
Gli scenari più grandi sono stati all’aperto,
il Terminal O e il Terminal E. Per arrivare al
Terminal E bisognava attraversare il Terminal
O, il che si trasformava in un’impresa, durante
i concerti affollati.
Per il resto, per me che l’anno scorso ero stato
al Summercase di Madrid, solo note positive. Non
più un’ampia e ardente spianata di ghiaia e polvere,
nel bel mezzo del nulla, bensí uno spazio (di
cemento, ma) con vista sul mare e una gradita
brezza fresca che quando si stava all’ombra arrivava
anche nelle ore calde della giornata.
Festivals 2.0
Il Summercase quest'anno ha radunato più di 100.000
persone, decisamente di più rispetto alla prima
edizione.
E sono 100.000 persone preparate: sanno le canzoni
a memoria, e non vedono l’ora di dimostrarlo sgolandosi
cantando tutti il ritornello in coro. C’è chi
già inizia a cantarlo al sentire i primi giri
di batteria. A volte l'impressione è che le canzoni
funzionino come climax in vista del ritornello
in cui tutti cantano in coro. È come il web 2.0:
anche qui tutti vogliono partecipare. E nel buio
della notte musicale le luci di un tempo degli
accendini sono sostituite adesso dagli schermi
LCD di cellulari e macchine fotografiche digitali,
per catturare immagini che saranno prontamente
trasferite su un blog o su siti come Flickr (dove
in effetti si potevano trovare una pioggia di
foto del Summercase già dai giorni inmediatamente
successivi).
Prima di arrivare ai palchi si trovano stands
per venire incontro agli interessi di noi ggiovani
d’oggi: oltre all’immancabile merchandising di
magliette & c., c’è uno stand di “Urban Vinyl
Toys”, uno stand per giocare alla Playstation
con Guitar Rig, due stands con CD a 10 euro da
due case discograsfiche spagnole indipendenti
come Sinnamon Records (sono gli organizzatori
del Festival) e Houston Party Records. Ci sono
anche stands di Amnesty International e Oxfam
per i piú impegnati.
La musica
Il fatto che i concerti spesso si sovrappongano,
per lo meno in parte, marca una importante differenza
tra un Festival e un concerto "monografico". L’obbligo
di farsi una tabella di marcia porta a vedere
moncherini di concerti, senza inizio e senza finale,
e non sempre c’è la concentrazione desiderabile.
Di tanto in tanto un occhio va all’orologio. Ma
l’occasione di vedere in una sola botta un gran
numero di artisti vale un piccolo scotto.
Il concerto di Arcade Fire – che ho visto
completo – è stato il migliore. Non dico di più,
perchè già vi potete leggere una recensione dello
stesso concerto, a Ferrara.
Sono un’ottima band, compatta ed energica, con
un gran orecchio per melodie originali. E suonano
con convincente passione.
Jarvis Cocker vince la palma per lo show
più coinvolgente e meno asettico. È un vero entertainer,
salta e si muove in modo teatrale e tra una canzone
e l’altra improvvisa sempre qualche commento,
una piccola gag senza senso, “I am just talking
rubbish” dice lui, ma sotto il suo aplomb si vede
che la musica è la sua passione e cerca di rendere
frizzanti le sue performances. Per divertirsi
lui, indubbiamente. Per fortuna che noi ci divertiamo
con lui, e forse anche piú di lui. I brani del
suo “Jarvis”
convincono anche dal vivo. Snocciola una dopo
l’altra “Fat Children”, “Don’t let him waste your
time”, I will kill again”, “Heavy Weather”, “I
will kill again”. Nessuno spazio alle canzoni
dei tempi dei Pulp, però non se ne sente la mancanza.
Conclude lo show una inaspettata e divertente
versione di “Eye of The tiger” dei Survivor.
I Flaming Lips mi sono piaciuti, è bello
lo spettacolo che montano fin dall'inizio (potete
leggere anche in questo caso la recensione di
un concerto analogo tenuto a Ferrara).
E i molteplici strati di suono del loro pop psichedelico
rendono bene dal vivo. Mi aspettavo peró che mi
sarebbe piaciuto di più, ma forse questo è dovuto
al fatto che Wayne Coyne aveva ben poca voce.
E si è notato. Ciononostante ha cercato di non
risparmiare troppo le corde vocali e ha regalato
molte delle canzoni più conosciute al pubblico,
che canta in coro con lui "Yeah Yeah Yeah Song".
Il giorno dopo avrebbe dovuto cantare al Summercase
di Madrid, non so come abbia fatto.
Musica al forno
Nel pessimo Terminal S si sono visti e sofferti
(per il caldo e la pessima acustica) ottimi spettacoli.
PJ Harvey si è presentata da sola, con
uno spettacolo intenso, passando senza soluzione
di continuità dalla chitarra elettrica alla tastiera.
Non ci si rendeva neanche conto che non c'era
una band a spalleggiarla. Riempiva abbondantemente
lo scenario con i suoi suoni e la sua presenza
scenica, inguainata in un bianco vestito d'epoca.
E pensare che ci sono stati gruppi negli spazi
principali che neanche con un combo al completo
sono riusciti a sollevarsi dalla mediocrità (l'esibizione
Bloc Party ne è un buon esempio).
LCD Soundsystem e !!! hanno rinverdito
i fasti del cosiddetto dance-punk, che è poi nient'altro
che un assai gradevole - se ben riuscito - pop
danzereccio. Entrambi, come molti altri gruppi
degli ultimi anni tipo “The Raptures”, saccheggiano
in cerca di ispirazione la musica della New York
dei primi ottanta. Si vede che conoscono a memoria
il catalogo di un'etichetta come “Ze records”,
fondamentale per la neo wave più ballabile.
Tra le sorprese del festival il concerto di My
Brightest Diamond, di cui ho visto solo una
parte. Spinto dalla curiosità mi sono allontanato
un momento dal concerto di James, e ho
potuto cosí vedere un'esibizione con più carica
e freschezza rispetto al gruppo di Manchester.
A volte i gruppi nuovi che stanno facendo la loro
(oggigiorno corta) gavetta hanno un’energia che
gruppi più scafati hanno dimenticato. La formazione
si presenta come un trio con batteria, basso,
e la cantante alla chitarra. I tre pezzi che sono
riuscito a vedere sono stati veramente potenti:
mi ha ricorda abbastanza da vicino la verve e
le caratteristiche vocali di PJ Harvey. Siamo
lontani dall'immagine di musica bucolica che mi
sarei aspettato - e che alcune canzoni del disco
fanno presagire.
Altri gruppi - in pillole.
Il Summercase è un ottimo supermercato di musica
per le orecchie. Si passa da un reparto all'altro,
alla ricerca di suoni adatti per il proprio palato.
E qualcosa sempre si trova, con una scelta cosí
ampia e alla fine pure diversificata.
Gli Air hanno proposto uno show onesto,
anche se la mia curiosità di vedergli suonare
il koto dal vivo non è stata soddisfatta. Dunkel
e Godin sembrano statue da quanto poco si muovono,
probabilmente loro stessi sprofondano nello stato
ipnotico in cui inducono il loro pubblico. Qualcuno
anche si addormenta, prima del bel crescendo finale,
che inietta quel poco di spina dorsale che forse
è mancato al loro set.
C’era interesse generale e un folto congregarsi
di gente per due vecche glorie come i James
e Jesus and the Mary Chain. Avendo ora
avuto occasione di vedere entrambi, sono soddisfatto
così e non credo di avere motivi per andarli a
sentire un’altra volta in futuro.
Le due canzoni che sono riuscito a sentire degli
Editors mi sono piaciute: il cantante ha
una gran voce, anche dal vivo ha lo stesso timbro
magnifico che su disco.
Badly
Drawn Boy ha fatto un’esibisione gradevole
e senza sorprese, come – a parte la diferenza di
livello - Lily Allen. La ragazzetta dall’accento
cockney non sembra meritare del tutto le accuse
di flop: in fondo è riuscita a sfornare tre o quattro
bei brani, anche divertenti nelle liriche, e dal
vivo non fallisce - anche se un suo concerto non
è affatto un'esperienza imperdibile.
Il concerto con cui si è concluso il Summercase
2007 a Barcellona è stato il set di Chemical
Brothers, cui ho assistito nel posto dove
andavano visti: in mezzo alla bolgia, quasi sotto
al palco. Cercando di schivare le braci della
sigaretta che agitava la ragazza che ballava di
fianco a me, e cercando di mantenere una distanza
di sicurezza tra il mio naso e la testa che scuoteva
avanti e indietro la persona cinque centimetri
davanti a me.
Fortunatamente quest’anno hanno optato per un'elettronica
vicina al Big-beat, ottenendo uno spettacolo molto
godibile, decisamente meglio della tecno del Summercase
2006. Complice anche il connubio tra elettronica
e sonorità pop del loro nuovo disco “We are the
night”. Da “All Right Reversed” a “Hey Boy Hey
Girls”, hanno fatto ballare con i loro hits il
folto pubblico. Hanno cominciato poco dopo le
tre e mezza di mattina, ma il grande spazio a
disposizione era completamente stracolmo di gente.
Tom Rowlands e Ed Simons avevano alle loro spalle
quattro strutture di racks più alte di loro, ricolme
di racks. I suoni più organici ed un Vj set azzeccato
e interessante me li hano fatti decisamente rivalutare:
sono tornati ai livelli di qualche anno fa.
É un peccato non riuscire a vedere non dico tutto
- impossibile - ma per lo meno tutto quanto mi
ero riproposto. È comunque impossibile. Però il
dolore ai piedi ammonisce che non c'è ragione
di essere avidi, sono pur sempre stati due giorni
di musica continua, dalle sette di pomeriggio
fino alle quattro e mezza di mattina. Siamo soddisfatti
cosí. Per lo meno fino al prossimo Festival.
collegamenti su MusiKàl!
Arcade Fire - Concerto
a Piazza Castello (Ferrara)
Arcade Fire - Neon
Bible
Arcade Fire - Concerto
al Transilvania Live (Milano)
Arcade Fire - Funeral
Jarvis Cocker - Jarvis
Phoenix - United
Kaiser Chiefs - Yours
Truly, Angry Mob
Kaiser Chiefs - Employment
PJ Harvey - la Kalporzgrafia
LCD Soundsystem - Sound
Of Silver
LCD Soundsystem - Lcd
Soundsystem
!!! (Chk Chk Chk) - Myth
Takes
My Brightest Diamond - Tear
It Down
My Brightest Diamond - Bring
Me The Workhorse
Bloc Party - Silent
Alarm
Flaming Lips - Concerto
in Piazza Castello (Ferrara)
Flaming Lips - At
War With The Mystics
Flaming Lips - Concerto
al Velvet (Rimini)
Flaming Lips - Concerto
al Transilvania Live (Milano)
Flaming Lips - The
Day They Shot a Hole in the Jesus Egg
Flaming Lips - Yoshimi
Battles The Pink Robots
Air - Concerto
all'Alcatraz (Milano)
Air - Pocket
Symphony
Air - Talkie
Walkie
Air - 10.000 Hz Legend
Jesus and the Mary Chain - Psychocandy
Editors - The Back
Room
Badly Drawn Boy - le
recensioni
Chemical Brothers - Push
The Button
Chemical Brothers - Come
With Us