«C'era una volta una bambina che aveva
la voce di vetro e abitava in un faro. Le piaceva
stare a guardare il mare, immergervi le braccia,
stare ad ascoltare il suono dell'acqua; e quando
il vento urlava, lei non aveva mai paura: si accucciava
vicino alla finestra verde, quella che cigolava
sempre, e rimaneva ipnotizzata dal rumore. Nella
sua testa, tutto era musica. La bambina giocava
spesso con due bimbi troppo alti e un po' goffi;
li trovava buffi, e anche loro sapevano fare un
sacco di suoni strani: stropicciavano carta e
percuotevano la lamiera delle biciclette abbandonate,
ma avevano anche strumenti veri, e creavano ritmi
impercettibili schiacciando i tasti di uno strano
marchingegno
»
Lo so, scusatemi. Questa dovrebbe essere una
recensione e non una favola per bambini, ma ascoltare
i Mùm è come immergersi in una fiaba
di Andersen, dove tutto è gigantesco e
terribile, ma anche innocente e dolcissimo.
Se fossi ligio al mio dovere, vi racconterei
di come "Summer make good" sia forse
meno sorprendente del suo predecessore "Finally
We Are No One" ma mai come in passato
riesca a creare un mondo tutto suo; vi spiegherei
che la fusione di suoni della natura e ritmi tecnologici
che i Mùm hanno creato in queste canzoni
è tale da non riuscire a distinguere gli
uni dagli altri: un tripudio di crepitii, bleeps
digitali, cigolii, distorsioni e vento da rimanere
frastornati; cercherei di essere onesto, dicendovi
che ad un ascolto distratto queste canzoni sembreranno
tutte uguali, ma aggiungerei subito che il gioco
è proprio quello di prestare attenzione
e di perdersi nei dettagli infiniti del suono;
vi racconterei di un'epica che sa farsi minimale
nella musica e trasparente nel canto ("Weeping
rock, rock"), oppure di tantissimi strumenti
che si intrecciano rimanendo gentili e impalpabili
("The island of children's children"),
o ancora di un suono che diventa quasi country
("Small deaths are the saddest", o di
canzoni che danno un brivido di angoscia sottile,
come le filastrocche dei bambini ("Will summer
make good for all of our sins?"), o di nuovo
di una musica che sembra fatta d'aria, in equilibrio
perfetto, che si spezzerà al minimo rumore
esterno ("The ghosts you draw on my back").
Potrei raccontarvi tutto questo, davvero. Ma
preferisco continuare a credere che "Summer
make good" sia una delle favole più
belle che qualcuno mi abbia mai raccontato.
collegamenti su MusiKàl!
Mùm - Concerto
a Ferrara
Mùm - Finally
We Are No One
Mùm - Intervista
(6-11-2003)