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SUICIDE + PAN SONIC
Concerto al Villaggio Globale (Roma) (22 gennaio 2005)
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di Raffaele Meale scrivi un'email

Da una parte del palco uno schermo sezionato a metà da una linea; una base solida e continua disturbata dall’interferenza. Dall’altra parte del palco due ectoplasmi furiosi, decadenti eppur magnifici nella loro improbabilità. Questo è stato l’evento romano di sabato scorso, dominato da due figure fondamentali della musica elettronica. La techno rumorista dei finlandesi Pan Sonic contrapposta alle sfuriate vicine al punk elettronico – ma le direttrici sonore sono mutate nel corso dei decenni – dei Suicide di Alan Vega e Martin Rev.

Il concerto dei Pan Sonic possiede una carica minimale del tutto spiazzante; i loop e le reiterazioni vengono di volta in volta martoriate e straziate da esplosioni di feedback, deflagrazioni varie. I campionamenti sono glaciali, tecnocratici, dotati di una geometria sonora che non lascia spazio a voli pindarici. Un’esperienza coinvolgente eppure estremamente cerebrale (e non è che Mika Vainio e Ilpo Väisänen aiutino particolarmente a creare un’atmosfera di calore, immobili dietro il loro tavolo da operazioni sintetiche), campo di prova per un approccio alla musica dal vivo completamente differente da quanto assimilato dai luoghi comuni sugli eventi Live. Prova decisamente superata, soprattutto negli episodi più estremi, laddove Techno e Chill Out vengono dilatati e barbaricamente sfregiati, destinati a un epilogo sovrastato dal rumore, egemonia che appare come base ideologica del duo – anche e soprattutto considerando la loro storia, fin dai tempi in cui era ancora possibile chiamarli Panasonic -.

Così come erano apparsi sul palco i due lo lasciano, senza parole e senza clamori. Il pubblico sembra apprezzare, anche se da più parti arrivano urla di invocazione verso i Suicide, che si fanno pregare a lungo prima di mettere piede sul palco. I fedeli lettori di questa rivista online ben ricorderanno la delusione che fece seguito alla loro ultima apparizione dal vivo a Roma (vedi recensione). All’epoca Vega e Martin proposero una dozzina di pezzi senza alcuna fantasia strutturale, musica apatica e priva di alcun tocco di genio. A distanza di poco più di due anni per fortuna le cose non sono più così: le basi registrate spaziano da memorie disco ad attualità techno fino a esplodere in una “Ghost Rider” tesa ed elettrica. Il confronto con il proprio background, la riappropriazione di quel primo straordinario album omonimo stavolta non presenta sbavature. Se Rev appare uno strano e mostruoso ibrido tra un Lou Reed pacchiano e un Roberto Benigni piovuto da Marte, Vega è veramente disgustoso nella sua postura cinquantenne. Si muove a fatica, lancia baci e stringe mani ma non si preoccupa di buttarsi a terra per enfatizzare la propria statura teatrale.

Se i Pan Sonic avevano incarnato l’essenza della musica cerebrale, i Suicide sono la quintessenza della carne. Carne praticamente già morta, ma ancora in grado di regalare la sua parte migliore. E tra riprese di “American Supreme” e una straordinaria “Cheree” trasformata da simbolo della purezza e della dolcezza a gioviale canzone da piano-bar il concerto si avvia alla fine regalando una sorpresa tanto piacevole quanto inaspettata.

Tornano sul palco anche i Pan Sonic e si industriano a costruire rumori sotto la celebre e osannata trama che accompagna il delirio mentale dell’alienazione operaia in “Frankie Teardrop”. E’ il momento più alto di una serata comunque memorabile. Dimostrazione palese di quanto avesse ragione chi affermò “i Velvet Underground sono il più influente gruppo rock, i Kraftwerk il più influente gruppo elettronico. Ma i Suicide sono la fusione perfetta tra i due elementi”. Il pubblico esce soddisfatto da un’orgia di suoni capace di produrre un attacco continuo alla stabilità della musica contemporanea, orgia alla quale ha (pur minimamente) partecipato; in uno dei suoi gesti affettuosi verso l’uditorio – tra baci lanciati e pugni chiusi – Alan Vega gli ha lasciato in mano il microfono. Urla, mugolii, qualche bestemmia, un parlato incomprensibile hanno riempito l’aria per pochi minuti. Forse trent’anni, di tanto in tanto, possono veramente sembrare nulla.

 

collegamenti su MusiKàl!
Suicide - Suicide
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Concerto al Classico Village (Roma)
Velvet Underground & Nico - Velvet Underground & Nico
Velvet Underground & Nico - White Light/White Heat
Lou Reed - le recensioni
Kraftwerk - Tour De France Soundtracks
Kraftwerk - Trans-Europe Express

 



25 gennaio 2005




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