Altro giro, altra corsa! I cinque torinesi schizzati
dai Murazzi al primo posto nelle classifiche sono
di nuovo on the road, sulle note dell'ultima creatura
"Amorematico":
e dagli amplificatori risuona un cocktail di elettronica
che ribolle in uno shaker di spirito reggae e
richiami drum'n'bass. Finiti i tempi che furono
dei concerti più
intimi, il Buddha
Café pare rivelare quella che sarà
la tendenza di questo tour: locale sold-out con
quasi quattrocento persone fuori.
Questo tumulto di corpi in fermento i Subs lo
affrontano presentandosi sul palco armati di torce
che fendono buio e silenzio, parodia delle spade
laser di "Star Wars" sincronizzate in
un balletto luminoso. La trovata scenica è
apprezzata non poco, così come la tastiera
molleggiata del molleggiato Boosta, pervaso dallo
stesso spirito di tastierista estremo di Trent
Reznor.
Ma tra strumenti che rimbalzano e musicisti scatenati,
l'orecchio non aspetta altro che siano i nuovi
pezzi a diffondersi nell'etere: è la melliflua
"Eva-eva" a rompere il ghiaccio e ad
introdurre le atmosfere più filtrate dell'ultima
creatura, anche se le elaborazioni live non rendono
giustizia a "Dentro i miei vuoti", causa
bizze di vocoder (
meno tecnicamente: avete
presente quando la voce di un umano si tramuta
in quella di un extraterrestre?)
Insomma i nuovi pezzi appaiono ancora un po'
in rodaggio, ma un Samuel sempre più accattivante
ed alieno sbroglia senza problemi i nodi di amnesia
sui testi, ed un Ninja sotto effetto influenzale
mantiene degnamente il filo dei concitati tempi
dispari di batteria. Una fase di lubrificazione
naturale per tracce intaccate le prime volte dalle
scosse del live, ma gli effetti più positivi
si hanno, eccome, su una "Sole silenzioso"
riarrangiata, rivestita e ricaricata di melodia
ancora più trascinante, o "Albascura",
al polo opposto in un'esplosione di energia che
sembra quasi fare male.
C'è spazio per una cover, come sempre,
quella "Ain't no sunshine" di Bill Withers,
che immobilizza gli istanti in opaca quiete, c'è
tempo per un'effusione strumentale dell'energia
ancora inespressa su "Perfezione", c'è
tempo per non dimenticare lo scheletro del corpo
subsonico: l'antesignana "Velociraptor",
la liberatoria "Colpo di pistola", la
sanremese "Tutti i miei sbagli". Si
sfuma nei salti, nel pogo, nelle richieste di
bis e di canzoni in modalità juke-box.
Realtà poliedrica, spinta emozionale,
coinvolgimento allo stato puro: così sono
e restano i Subsonica non solo visti, ma vissuti
dal vivo. Orientati a trecentosessanta gradi con
la loro energia e le loro imperfezioni, ed il
sempre costante contatto con il proprio pubblico
(fedele o novello che sia).
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