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THE STROKES
Concerto all'Alcatraz (Milano) (12 marzo 2002)
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di Giuseppe Rocca scrivi un'email

Finalmente e' il giorno dell'evento musicale dell'anno: l'unica data (sold out) italiana degli americani Strokes. Entro mezz'ora prima dell'inizio previsto del concerto e faticosamente guadagno le transenne: l'Alcatraz e' desolatamente vuoto! Il pubblico, giovanile e trendissimo, arriva alla spicciolata e la sensazione di dover assistere a qualcosa di grandioso mi viene confermato dal merchandising: i prezzi delle magliette oscillano tra i 25 e i 36 euro, modici!

Fanno da apripista tali StereoTotal, duo franco-tedesco decisamente grottesco. Il loro elettropop e' godibile, il tedescone si agita come un canguro (avete presente gli 883 composti da Max Pezzali e l'altro che non faceva assolutamente nulla se non sbattersi come uno zabaione?) e la francesina, nelle sue introduzioni in italiano ai pezzi, mi ricorda Marina Massironi. Il clou della loro esibizione e' un pezzo in inglese (come preannunciatoci dalla cantante) il cui testo, interamente qui riportato, e': "Oh Yeah".

Via gli StereoTotal, e' il turno degli americanini, un breve cambio di attrezzature sul palco e un segnale d'intesa con l'omino al mixer e tutto e' pronto.

Ore 21,45. Julian Casablancas e soci si presentano come in un qualunque video, l'effetto sul pubblico e' sbalorditivo, come possono questi cinque ragazzini reggere tutto questo successo e affrontare una platea ormai vastissima? Dopo soli cinque minuti sono costretto ad abbandonare la postazione privilegiata e ritirarmi nelle retrovie (la mia non piu' giovane eta' non mi consente di resistere piu' di 2 pezzi schiacciato sulle transenne!); a questo punto inizio a godermi sul serio il concerto.

"Someday" (una delle mie canzoni preferite) arriva troppo presto e ne' gli artisti ne' gli spettatori sono abbastanza in palla, scivola via senza lasciare traccia, peccato! Il resto ha un'esecuzione praticamente identica al disco, d'altra parte le canzoni non contengono virtuosismi particolari. Unica variazione e' il suono della batteria (ragazzi che bravo Fabrizio Moretti!) che si sostituisce a quello campionato del sintetizzatore in "Hard To Explain" (meglio dal vivo) e "Trying Your Luck" (meglio sul disco). I ragazzini possono anche permettersi di suonare "New York City Cops" visto che siamo a Milano, censurata in America dopo l'11 settembre.

Sono le 22,30, il momento è catartico, arriva "Last Night". Il pubblico impazzisce, anche Julian impazzisce e si getta sulla folla. Al suo ritorno sul palco la giacca nera presenta due squarci, e anche la voce risulta decisamente malridotta, ormai non canta piu', urla. Alle parole: "this is last song, Take It Or Leave It" capisco che la fine si sta avvicinando (però, perspicace vero?). Le urla, ormai consuete, degli ultimi 15 minuti di concerto avvicinano gli spettatori verso l'uscita; chicca dell'esibizione e' l'asta del microfono rotta con gioia e il mancato saluto. Sono le 22,40. 21 euro per 55 minuti, durata prevedibile visto che l'unico album "Is This It" e' di appena 37 minuti.

La band migliore venuta fuori nell'ultimo decennio, non la classica "next big thing" (anche perche' non inglesi, paese in cui c'e' la consuetudine di pompare e stroncare una band a settimana), canzoni coinvolgenti (anche se non originalissime) e musicisti decisamente sopra la media (Fabrizio Moretti alla batteria e Nikolai Fraiture al basso, su tutti), unica pecca una voce non all'altezza. Julian Casablancas sara' pure giovane, carino, grande personaggio, ma gia nel disco si intuisce che la sua voce si adatta poco a ritmi sostenuti; dal vivo e' invece inesistente!


Recensioni collegate:
The Strokes - Is This It



15 marzo 2002




I commenti
 
Mik mikmonto@ciaoweb.it 17 marzo 2002
Ho appena visto il concerto di Julian&Co. a Milano.Strepitosi.Coinvolgenti.Grandiosi.Veramente divertente.Per fortuna durato "solo" 55 minuti.Un pezzo in più e sarei ancora riverso sul pavimento dell'Alcatraz...


Imma immaquero@interfree.it 15 marzo 2002
I tanto osannati Strokes sono approdati in Italia lo scorso martedì.
Innanzi tutto voglio svelare un segreto: io ho acquistato un paio di bilgietti il giorno prima del concerto direttamente in loco (all'Alcatraz appunto)
e quindi già questo mi fa pensare...

Devo inoltre ammettere che la -indiscutibile- bravura dei cinque ragazzi americani rende poco dal vivo.
La loro presenza scenica è stata quasi inesistente a parte lo stanco gironzolare sul palco di Julian Casablancas, gli laltri sono stati praticamente immobili per tutto il tempo (quasi un ora di concerto per 21 euro di biglietto).
L'esecuzione dei brani è stata poco fantasiosa e coinvolgente (a parte la ormai celebre "New York City Cop"), molto fedele all'album.

Il pubblico molto misto (dal signore 50enne al gruppetto di ragazzine americane) sembrava però gradire e gustare molto quello che per lungo tempo era stato preannunciato"evento dell'anno", tanto che era quasi impossibile avvicinarsi al palco (dove un tumulto di gente saltava e ballava).

L'unica nota divertente di questa serata è stata il tuffo finale dei Julian e compagni sul pubblico adorante alla fine dell'ultima canzone
("Take it or Leave it" appunto) ed il relativo lancio dell\'asta microfono (per fortuna non sul pubblico)....
ma non sono scene ormai già viste e anche un po banali per essere pagate quasi 1 euro a minuto?


dario 15 marzo 2002
Anche io avrei voluto venire al concerto, ma purtroppo la mia vicina mi ha tirato il pacco all'ultimo momento. Beh, solo un'ora? Non mi sono perso molto.

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