Finalmente e' il giorno dell'evento musicale
dell'anno: l'unica data (sold out) italiana degli
americani Strokes. Entro mezz'ora prima dell'inizio
previsto del concerto e faticosamente guadagno
le transenne: l'Alcatraz e' desolatamente vuoto!
Il pubblico, giovanile e trendissimo, arriva alla
spicciolata e la sensazione di dover assistere
a qualcosa di grandioso mi viene confermato dal
merchandising: i prezzi delle magliette oscillano
tra i 25 e i 36 euro, modici!
Fanno da apripista tali StereoTotal, duo franco-tedesco
decisamente grottesco. Il loro elettropop e' godibile,
il tedescone si agita come un canguro (avete presente
gli 883 composti da Max Pezzali e l'altro che
non faceva assolutamente nulla se non sbattersi
come uno zabaione?) e la francesina, nelle sue
introduzioni in italiano ai pezzi, mi ricorda
Marina Massironi. Il clou della loro esibizione
e' un pezzo in inglese (come preannunciatoci dalla
cantante) il cui testo, interamente qui riportato,
e': "Oh Yeah".
Via gli StereoTotal, e' il turno degli americanini,
un breve cambio di attrezzature sul palco e un
segnale d'intesa con l'omino al mixer e tutto
e' pronto.
Ore 21,45. Julian Casablancas e soci si presentano
come in un qualunque video, l'effetto sul pubblico
e' sbalorditivo, come possono questi cinque ragazzini
reggere tutto questo successo e affrontare una
platea ormai vastissima? Dopo soli cinque minuti
sono costretto ad abbandonare la postazione privilegiata
e ritirarmi nelle retrovie (la mia non piu' giovane
eta' non mi consente di resistere piu' di 2 pezzi
schiacciato sulle transenne!); a questo punto
inizio a godermi sul serio il concerto.
"Someday" (una delle mie canzoni preferite)
arriva troppo presto e ne' gli artisti ne' gli
spettatori sono abbastanza in palla, scivola via
senza lasciare traccia, peccato! Il resto ha un'esecuzione
praticamente identica al disco, d'altra parte
le canzoni non contengono virtuosismi particolari.
Unica variazione e' il suono della batteria (ragazzi
che bravo Fabrizio Moretti!) che si sostituisce
a quello campionato del sintetizzatore in "Hard
To Explain" (meglio dal vivo) e "Trying
Your Luck" (meglio sul disco). I ragazzini
possono anche permettersi di suonare "New
York City Cops" visto che siamo a Milano,
censurata in America dopo l'11 settembre.
Sono le 22,30, il momento è catartico,
arriva "Last Night". Il pubblico impazzisce,
anche Julian impazzisce e si getta sulla folla.
Al suo ritorno sul palco la giacca nera presenta
due squarci, e anche la voce risulta decisamente
malridotta, ormai non canta piu', urla. Alle parole:
"this is last song, Take It Or Leave It"
capisco che la fine si sta avvicinando (però,
perspicace vero?). Le urla, ormai consuete, degli
ultimi 15 minuti di concerto avvicinano gli spettatori
verso l'uscita; chicca dell'esibizione e' l'asta
del microfono rotta con gioia e il mancato saluto.
Sono le 22,40. 21 euro per 55 minuti, durata prevedibile
visto che l'unico album "Is
This It" e' di appena 37 minuti.
La band migliore venuta fuori nell'ultimo decennio,
non la classica "next big thing" (anche
perche' non inglesi, paese in cui c'e' la consuetudine
di pompare e stroncare una band a settimana),
canzoni coinvolgenti (anche se non originalissime)
e musicisti decisamente sopra la media (Fabrizio
Moretti alla batteria e Nikolai Fraiture al basso,
su tutti), unica pecca una voce non all'altezza.
Julian Casablancas sara' pure giovane, carino,
grande personaggio, ma gia nel disco si intuisce
che la sua voce si adatta poco a ritmi sostenuti;
dal vivo e' invece inesistente!
Recensioni collegate:
The Strokes - Is
This It