Quelli che credevano che l'hype fosse ormai calato
avrebbero dovuto uscire di casa e vedere che ressa
era il Transilvania prima del concerto. Tutti
che sventagliavano i biglietti e gli accreditati
che strepitavano per cercare il proprio nome in
lista. Tutti volevano esserci. Era l'evento del
mese: gli Strokes a Milano, per pochi. Cinquecento
persone appena che riempiono il locale milanese
e si accalcano verso le prime file cercando di
arrivare più avanti possibile, anche spingendo,
insultando e chiamando amici inesistenti o fingendosi
stranieri. Di tutto di più. It's showtime
e figuriamoci se chi è lì dentro vuole perdersi
un respiro degli Idoli, quelli emulati nei vestiti
e nei tagli di capelli, quelli amati alla follia
al punto di conoscere a memoria tutte le canzoni,
anche quelle di "First
Impressions Of Earth" (ma come? Non usciva
il 2 gennaio? Eh, ma tutti usiamo internet, cocco).
La scaletta copre tutta la corta carriera degli
newyorchesi e dei brani nuovi stupiscono "Juicebox",
"Red Light" e "Heart in a Cage". Potenti e ispirati
- i migliori momenti anche del disco - ma che
purtroppo non reggono il confronto coi pezzi dell'esordio
"Is This It", il disco
per cui gli Strokes verranno ricordati nei secoli
dei secoli: quando attacca "Last Nite" è il delirio.
Il pubblico già poga per tutto il concerto, ma
quando arrivano le certezze del passato non si
da pace e urla a squarciagola. La band risponde
divertita con alcuni momenti che non mi sarei
mai aspettato. Casablancas scherza col pubblico,
si fa tirare addosso le cose e ridacchia divertito
e fa finta di controllare tutti. Moretti si alza
esultando alla Tardelli quando il pubblico lo
chiama a gran voce (per la serie: l'Italiano
che è in me).
Tutto bene? Nient'affatto. Oltre ad alcune divertite
note di costume - come una ragazza che si è fatta
ammirare da tutto il locale girando solo in jeans
a vita bassissima e reggiseno, fumando svogliata...
groupie wannabe? - e il tiro micidiale di un bis
incentrato sull'esordio ("Trying your Luck", "New
York City Cops", "Soma", "Take it or Leave it"),
bisogna dire che si esce dal Transilvania abbastanza
delusi. La band si sta incamminando su un territorio
pericoloso. E' in bilico su una fune per non cadere
nella routine e nel mestiere. Magari è
solo un problema di rodaggio, ma se gli Strokes
suonano sempre così allora c'è da preoccuparsi.
I pezzi nuovi sono anche buoni, ma la differenza
con gli esordi è abissale ed imbarazzante, così
come la verve con cui la band li suona. Come tutti
gli eventi, le aspettative erano troppo alte per
avere una serata davvero indimenticabile. Fuori
dal locale però c'è gente che canta in preda all'estasi.
Fan - penso - ma è bello così. Hanno avuto
quello che si aspettavano: un'ora e mezza di rock'n'roll.
Per quanto mi riguarda i volumi potevano essere
almeno un po' più alti, almeno mi sarebbero fischiate
le orecchie.
collegamenti su MusiKàl!
The Strokes - First
Impressions Of Earth
The Strokes - Room
On Fire
The Strokes - Is
This It