Una leggenda dell'hip hop che si mette a fare jazz. Che storia è questa?
E non è nemmeno la prima volta. La fusion fra jazz e rap è già
passata nelle mani di Guru per ben due volte. Si chiamavano anche loro "Jazzmatazz",
ma era diverso. Il primo, soprattutto. Aspettandomi un progetto di fusion tradizionale,
c'ero rimasto un po' male, ai tempi. In effetti era solo rap con qualche tromba
qua e là... Ma grande rap, e quel primo album resta fra gli apici della
carriera di Guru. Il secondo molto molto meno felice, e ora "Streetsoul".
Un bel ritorno, discreto, d'atmosfera.
Cercherò di essere il più professionale possibile.
Vi dico subito però che a me nel rap piace il funk,
il jazz lo ascolto volentieri quando è assorbito del
tutto dall'hip hop. Quando lo fa Premier, insomma. Con Guru,
Premier ha fondato i Gangstarr, il duo storico e geniale da
Chicago. Signori! Il duo con Premier! Premier il produttore
più desiderato da chi proprio non sopporta la scena
di Los Angeles, Premier il signore del beat, la perfezione
e la purezza ai piatti (i piatti dei giradischi). Per dire,
è quello che ha prodotto una traccia per i Limp Bizkit,
e in quella traccia i Limp Bizkit sembravano quasi i Wu Tang
Clan... E allora cosa va a cercare uno come Guru se ha a disposizione,
non so, un Michelangelo a dipingergli le basi? Va a cercare
le radici della black music, e va a fare il terzo volume di
una serie molto fortunata (anche in Europa!). Le radici della
black music dunque, e il jazz si presta alla fusion, e all'hip
hop proprio non dispiace succhiare i generi. Guardate cosa
ha fatto del rythm & blues... Il progetto di Guru però
è diverso. Guru ci mette il talento e la voce, e il
mestiere di mc, gli altri ci mettono il jazz. Chiama alla
sua corte artisti come Isaac Hayes o Herbie Hancock, li fa
suonare e duettare con lui, con esiti buoni, decenti, e persino
esaltanti. Quello che cerco di sostenere è che Jazzmatazz
scorre accanto all'hip hop, marcia a vista, ma non vi si mischia.
I The Roots hanno mischiato i generi, hanno fatto rap strutturato
con il jazz. Glien'è valsa la definizione antipatica
di jazz-rap, e un bel periodo di isolamento in patria. Cosa
che non rischia Guru. Perché la sua vetrina di hip
hop Guru ce l'ha. L'abbiamo detto, sono i Gangstarr, non ha
altro da dimostrare. E Jazzmatazz cos'è allora? Appunto,
si tratta di fusion. Una fusion sbilanciata sull'hip hop,
ma appunto un ibrido. E in natura, gli ibridi spesso sono
infecondi...
Non mi fraintendete, "Streetsoul" è un bell'album. Si ascolta
bene, è piacevole e in un paio di occasioni emozionante.
I 'ma' stanno a monte e a valle dell'album. Come Venezia,
"Streetsoul" è bello ma non ci vivrei. Lo
ascolto ma non me ne augurerei un altro. Ha poco da dire all'hip
hop, ha davvero niente a che vedere con il jazz. Va bene va
bene, è un signor album, sono trenta mila spese bene.
E' uno di quei rari lavori capaci di piacere a tutti. Se proprio
non odiate l'hip hop, "Streetsoul" vi piacerà,
ci giurerei. Se dovete fare un regalo a qualcuno, a qualcuno
che ascolta musica recente, con "Streetsoul" è
difficile toppare. E farete un regalo di qualità, anche.
Diciamo che assomiglia a quell'album di Bob Marley uscito
un paio d'anni fa. Di Bob Marley c'era la voce campionata,
con i rappers d'oggi che duettavano e rinnovavano i pezzi
storici del signore del reggae. In quel caso, nonostante l'alone
di sciacallaggio che lo accompagnava, si trattava di un gran
bell'album. Un unicum, fatto e ascoltato, e messo via. "Jazzmatazz
Streetsoul" possiede la medesima buona levatura, e la
stessa inutilità. Un capolavoro usa-e-getta? Non gettatelo,
ma non chiamatelo capolavoro.
Due super hit: "Night Vision", quella con Isaac
Hayes e "Timeless" con Herbie Hancock. Le altre
si appaiano sul tetto spazioso della decenza.