Passano gli anni, cambiano le mode, ma certa
gente proprio non se la fila mai nessuno. Certo,
se pubblichi 5 dischi in 25 anni di carriera e
nel frattempo ti laurei in filosofia e fai lavori
normali non devi essere molto ossessionato da
notorietà e guadagni proporzionati. Soprattutto
quando sai di essere apprezzato dai tuoi colleghi:
non solo splendidi losers come te (ad esempio
Ian Hunter e Graham Parker), ma anche qualcuno
che grazie alla sua musica qualche soldo in tasca
ce l’ha. Bono, ad esempio, oppure Lou
Reed: “Un grande album. Amo le cose
che Nile ha scritto a proposito del mio idolo
Bo Diddley”. E ancora Little Steven (“Willie
è così bravo che non riesco a credere
che non sia del New Jersey”) e Lucinda Williams
(“Willie è un grande artista e se
nel mondo ci fosse giustizia sarei io ad aprire
i concerti per lui, e non viceversa”).
“The streets of New York” è
nettamente il miglior album di Willie Nile, almeno
dai tempi dell’esordio datato 1980. E’
un accorato omaggio ad una città che ha
trasformato un ragazzo di Buffalo in un uomo,
un uomo che riesce ad amarla nonostante i suoi
occhi da forestiero ne vedano le pesanti contraddizioni.
Come già un tale Bob
Dylan, ragazzotto del Minnesota giunto nei
primi ’60 per conquistare il Greenwich Village,
saldissimo punto di riferimento per Nile (destino
vuole che Jakob, figlio di Bob, suoni un po’
di tutto nell’album). Niente rivoluzioni,
sia chiaro, ma si percepisce chiaramente che Nile
respira, suda e vive un rock ‘n’ roll
urbano altamente suggestivo, che non lascia indifferenti:
da “Welcome to my head”, incipit urticante
e contropelo, al tiratissimo omaggio a Joe Strummer
di “Police on my back”, dalla magnifica
“Back home” a “The day I saw
Bo Diddley in Washington Square” e “When
one stands”, perfette rappresentazioni in
musica del melting pot caratteristico della Grande
Mela (rifacendosi rispettivamente all’immaginario
irlandese e a quello giamaicano).
Ripeto: se vi interessa trovare un nuovo Copernico
girate i tacchi, ma se cercate un’ora di
graffiante letteratura rock e se pensate che più
della notorietà contino onestà e
concretezza rivolgetevi tranquillamente a Willie
Nile, l’indirizzo lo conoscete.
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