Una reunion non si nega più a nessuno.
Forse gli unici imperterriti rimasti – e
che fanno quasi un po’ tenerezza come dei
bambini che si stringono forte al petto la palla – sono
i Litfiba, orgogliosamente ancora sciolti nonostante
gli accorati appelli di qualche tempo fa dell’Elio
nazionale.
Ci si riunisce per soldi, suvvia,
non facciamo le verginelle. Magari il tempo ha
appianato certe divergenze, però molto
più prosaicamente ci si sopporta poco
ma i prospettati cachet del tour del dopo-reunion
ne fanno mandare giù di incomprensioni!
(“L’utero è mio / Eccoti i
soldi per la pelliccia / Eccoti l’utero”).
Poi stranamente – alcune rare volte – qualcosa
si ricrea, qualche miccia si riaccende, qualche
ignoto meccanismo si rimette in moto. E’ il
caso dei Kula Shaker, alfieri di culto di quel
brit-pop dalle tinte seventies e karmiche di
fine Anni Novanta, usciti dalla nicchia a livello
italiano per aver sostituito all’ultimo
minuto gli headlinears Verve al Jammin’ Festival
del 1998, che tornano a distanza di quasi un
decennio dall’ottimo “Peasants, Pigs & Astronauts” (1999)
con un disco davvero apprezzabile. Forse perché non
ci si aspettava molto, si dirà. Però il
sound non è cambiato, è uguale-uguale,
e ciò poteva rendere noiosa questa reprise.
Invece no: “Strangefolk” funziona.
Si parte sulla strada con “Out On The Highway” che
in effetti è un tipico pezzo da finestrino
giù, le chitarre dilatano e gli hammond
ululano e peccato che qui siamo nella Bassa Padana,
mica sulla Route 66. Zanzare vs. Meteor Crater.
Ma i riferimenti del gruppo di Crispian Mills
in realtà sono inglesi e non americani,
e sono i soliti: “Great Dictator” e “Second
Sight” sembrano outtakes dei Supergrass
periodo “In It For The Money”, mentre “Shadowlands” e “Ol’ Jack
Tar” ti ammorbano e ammaliano con le moine
tipiche dei Beatles. Gran pezzo, quest’ultimo.
Ed è in buona compagnia. I K.S. trovano
infatti il modo anche di riadattare con la loro
lente di ingrandimento “Narayan”,
canzone che Mills scrisse coi Prodigy e contenuta
nel mitico “The Fat Of The Land” (qui
s’intitola “Song Of Love / Narayana),
oltre a donare quella chicca che è “Dr.
Kitt”, Beck che torna a casa e trova i
Rolling Stones davanti alla porta ad aspettarlo
e insieme si fumano l’impossibile.
A questo
punto, dopo aver ascoltato tutto questo bendidio
di buone sensazioni, vuoi vedere che i Kula Shaker
si sono riformati proprio perché avevano
qualcosa da dare alla musica?
Dalle news di Mtv.it:
I Kula Shaker sono tornati. Dopo 8 anni dal suo
ultimo disco - "Peasants, Pigs & Astronauts" -
il gruppo rock inglese ha pubblicato il terzo
album in studio, intitolato "Strangefolk".
Ma non è tutto... Il pubblico italiano
avrà la possibilità di ascoltare
dal vivo il nuovo lavoro dei Kula Shaker, oltre
ai loro vecchi successi, perché la band
sarà live in Italia per tre appuntamenti
impedibili:
19 ottobre Milano - Rainbow Club
20 ottobre Roma - Circolo degli Artisti
21 ottobre
Ravenna – Bronson.
Ah, ecco. Ci siamo.
Eccoti i soldi per la pelliccia.
1.
Out On The Highway
2. Second Sight
3. Die For Love
4. Great Dictator (Of The Free World )
5. Strangefolk
6. Song Of Love/Narayana
7. Shadowlands
8. Fool That
I Am
9. Hurricane Season
10. Ol'Jack Tar
11. 6ft Down
Blues
12. Dr. Kitt
13. Super CB Operator