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KULA SHAKER
Strangefolk (Strangefolk / Sony, 2007)
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di Paolo Bardelli scrivi un'email

Una reunion non si nega più a nessuno. Forse gli unici imperterriti rimasti – e che fanno quasi un po’ tenerezza come dei bambini che si stringono forte al petto la palla – sono i Litfiba, orgogliosamente ancora sciolti nonostante gli accorati appelli di qualche tempo fa dell’Elio nazionale.

Ci si riunisce per soldi, suvvia, non facciamo le verginelle. Magari il tempo ha appianato certe divergenze, però molto più prosaicamente ci si sopporta poco ma i prospettati cachet del tour del dopo-reunion ne fanno mandare giù di incomprensioni! (“L’utero è mio / Eccoti i soldi per la pelliccia / Eccoti l’utero”). Poi stranamente – alcune rare volte – qualcosa si ricrea, qualche miccia si riaccende, qualche ignoto meccanismo si rimette in moto. E’ il caso dei Kula Shaker, alfieri di culto di quel brit-pop dalle tinte seventies e karmiche di fine Anni Novanta, usciti dalla nicchia a livello italiano per aver sostituito all’ultimo minuto gli headlinears Verve al Jammin’ Festival del 1998, che tornano a distanza di quasi un decennio dall’ottimo “Peasants, Pigs & Astronauts” (1999) con un disco davvero apprezzabile. Forse perché non ci si aspettava molto, si dirà. Però il sound non è cambiato, è uguale-uguale, e ciò poteva rendere noiosa questa reprise. Invece no: “Strangefolk” funziona.

Si parte sulla strada con “Out On The Highway” che in effetti è un tipico pezzo da finestrino giù, le chitarre dilatano e gli hammond ululano e peccato che qui siamo nella Bassa Padana, mica sulla Route 66. Zanzare vs. Meteor Crater. Ma i riferimenti del gruppo di Crispian Mills in realtà sono inglesi e non americani, e sono i soliti: “Great Dictator” e “Second Sight” sembrano outtakes dei Supergrass periodo “In It For The Money”, mentre “Shadowlands” e “Ol’ Jack Tar” ti ammorbano e ammaliano con le moine tipiche dei Beatles. Gran pezzo, quest’ultimo.

Ed è in buona compagnia. I K.S. trovano infatti il modo anche di riadattare con la loro lente di ingrandimento “Narayan”, canzone che Mills scrisse coi Prodigy e contenuta nel mitico “The Fat Of The Land” (qui s’intitola “Song Of Love / Narayana), oltre a donare quella chicca che è “Dr. Kitt”, Beck che torna a casa e trova i Rolling Stones davanti alla porta ad aspettarlo e insieme si fumano l’impossibile.

A questo punto, dopo aver ascoltato tutto questo bendidio di buone sensazioni, vuoi vedere che i Kula Shaker si sono riformati proprio perché avevano qualcosa da dare alla musica?

Dalle news di Mtv.it:
I Kula Shaker sono tornati. Dopo 8 anni dal suo ultimo disco - "Peasants, Pigs & Astronauts" - il gruppo rock inglese ha pubblicato il terzo album in studio, intitolato "Strangefolk". Ma non  è tutto... Il pubblico italiano avrà la possibilità di ascoltare dal vivo il nuovo lavoro dei Kula Shaker, oltre ai loro vecchi successi, perché la band sarà live in Italia per tre appuntamenti impedibili:
19 ottobre Milano - Rainbow Club
20 ottobre Roma - Circolo degli Artisti
21 ottobre Ravenna – Bronson.

Ah, ecco. Ci siamo. Eccoti i soldi per la pelliccia.

 

Il video di Great Dictator (of the Free World)

 

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10 ottobre 2007


Track list:

1. Out On The Highway
2. Second Sight
3. Die For Love
4. Great Dictator (Of The Free World )
5. Strangefolk
6. Song Of Love/Narayana
7. Shadowlands
8. Fool That I Am
9. Hurricane Season
10. Ol'Jack Tar
11. 6ft Down Blues
12. Dr. Kitt
13. Super CB Operator



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