Evviva il progressive, il progressive non è
morto, lunga vita al progressive! Che sia arrivata
l'ora di un ritorno in grande stile, tramontate
le infatuazioni punk e grunge? La Moonjune, novella
casa discografica newyorkese, sembra credere di
sì, o forse semplicemente scommette giustamente
su questo genere musicale che, sebbene abbia vissuto
con strepitosa intensità il suo momento
di massima creatività, bruciando perciò
le sue energie, come il replicante Roy di Blade
Runner, con grande rapidità, non è
per questo defunto. È un focherello tenuto
sempre desto dai suoi cultori, che apprezzeranno
certamente questo live dei genovesi Finisterre,
gruppo nato nel 1992, il cui nome, di ovvia derivazione
latina, è condiviso con Capo di Finisterre
in Galizia e con una raccolta di poesie del concittadino
Eugenio Montale. Con alle spalle tre album di
studio (il quarto è in cantiere), escono
ora con la registrazione del loro primo concerto
statunitense, svoltosi nel 1997 alla Storybook
Farm di Chapel Hill (North Carolina) in occasione
del Progday Festival. All'epoca la band era formata
da Fabio Zuffanti al basso, Stefano Marelli alle
chitarre, Boris Valle alle tastiere, Andrea Orlando
alla batteria e Sergio Grazia al flauto: quest'ultimo
riunitosi solo temporaneamente ai compagni. Il
disco fotografa dunque il gruppo nel periodo precedente
l'uscita del terzo album, "In ogni luogo"
(1999). Le otto tracce comprendono brani di "Finisterre"
(1995) e "In limine" (1996), più
la cover di Alta Loma della P.F.M. Si tratta di
una realizzazione dal ricco contenuto, curata
e appagante sotto ambedue i punti di vista: tecnico
e qualitativo. In quasi un'ora e venti si distende
lo stile grandioso, a tratti solenne, del quintetto,
dalla marcata e fiammeggiante caratterizzazione
chitarristica, che in parte rimanda chiaramente
ai Pink Floyd. Senza tuttavia certe pachidermiche
bolsaggini della band inglese, con assai maggior
vitalità e varietà ritmico-espressiva
e voglia di fondere influenze musicali diverse.
Semplicemente: uno stile molto più progressivo.
Il flauto offre alcuni precisi riff, interventi
mirati e mai superflui o ridondanti che stemperano
e alleggeriscono positivamente il largo fluire
strumentale. I lunghi brani sono tutti eseguiti
con grande perizia, assecondata dall'ottima qualità
audio della ripresa e avvolta nella necessaria
dimensione live: fra il brillante esordio flautistico
di "In limine", la poderosa suite "Orizzonte
degli eventi", la smisurata espansione di
"Phaedra" (per l'occasione corredata
di una bella coda 'citazionistica', dove fanno
capolino "In The Court of the Crimson King"
e "21st Century Schizoid Man" dei King
Crimson e "Firth of Fifth" dei Genesis),
il canto evocativo e arcaicizzante di "Canto
Antico" (splendido il leggero crescendo corale
nell'ultima parte, riuscita la citazione finale
di "The Musical Box") - i momenti di
autentica emozione sono parecchi, tali da relegare
ai margini una jam come 'Alta Loma', già
in origine non propriamente un capolavoro, anzi
francamente noiosetta.
Peccato che Finisterre erediti dalla tradizione
progressiva italiana una delle sue caratteristiche
più frequenti, vale a dire la mancanza
di un cantante di ruolo il quale, sebbene Zuffanti
e Marelli (a parte qualche scompenso dovuto probabilmente
anche al doppio ruolo, arduo specialmente dal
vivo) se la cavino piuttosto bene, potrebbe maggiormente
valorizzare le parti vocali, spesso assai suggestive.
Auspichiamo per questo disco una adeguata distribuzione
in Italia, luogo di pubblicazione di tutti gli
altri lavori.
4
ottobre 2001
Track
list:
-
In Limine
- Orizzonte Degli Eventi
- Hispanica
- Altaloma
- Macinaaqua, Macinaluna
- Asia
- Phaedra
- Canto Antico