"Freequenze"
apre i battenti e fa subito centro. La rassegna musicale organizzata
dal Progetto Giovani di Mantova e l'Associazione Culturale "Apeiron",
in collaborazione con il Comune di Mantova e A.s.p.e.f., ha
esordito sabato sera con la performance di Steve Howe, artista
di fama mondiale e dall'indiscusso talento. Il chitarrista di
gruppi storici come Yes e Asia si è riconfermato anche
in questa data mantovana uno dei più importanti capiscuola nel
panorama rock degli ultimi trent'anni. Il concerto, dirottato
all'ultimo momento per motivi tecnici dal PalaTenda al Teatro
Bibiena, non ha certamente deluso le aspettative delle centinaia
di persone accorse ad assistere a questo evento.
Steve Howe si presenta sul palco del teatro in perfetto orario; il colore della
sua camicia è sicuramente più sgargiante dei suoi modi pacati da perfetto signore
inglese; attorno a sè, solo un set di chitarre che promettono suoni ed emozioni
diverse. Il protagonista della serata assomiglia più ad un tranquillo professore
di filosofia che ad una rockstar.
Bastano poche note uscite dalla chitarra classica di Howe per incantare il
teatro. I primi brani sono tratti dalla sua ultima fatica, "Homebrew 2", album
in cui Howe dimostra ulteriormente la sua estrema versatilità musicale e stilistica.
I riferimenti sono chiari: Segovia e le sue trascrizioni bachiane per chitarra,
Villa Lobos, De Falla, la tradizione liutistica inglese. Terreni piuttosto insoliti
per un chitarrista rock, ma allo stesso tempo ricchi di ispirazione per gruppi
come Yes, Genesis, Emerson, Lake & Palmer. La prima parte del concerto si chiude
con quel piccolo gioiello che à "Mood for a day", tratta dall'album "Fragile"
degli Yes, vera e propria "summa" della cultura classica assorbita da Howe.
Ma quanti pensavano di trovarsi di fronte ad uno dei tanti sognanti menestrelli
sopravvissuti a quegli anni così stimolanti e controversi che erano gli anni
'70, hanno dovuto inevitabilmente fare marcia indietro. Nella seconda parte
della serata, Howe ha imbracciato la sua chitarra acustica e ha ribaltato completamente
l'atmosfera del concerto. Dalle note barocche e classicheggianti di inizio serata,
si à passati violentemente ad un ritmatissimo country/ragtime. Anche in questo
caso, Howe non ha mancato di citare esplicitamente le sue dirette fonti di ispirazione;
Chet Atkins e Les Paul in primo luogo. Improvvisamente il teatro si è riempito
del suono di tre, quattro chitarre, proveniente unicamente dalle precise e capaci
mani di Steve Howe. L'incredibile tecnica del "finger picking" e del "walking
bass", autentico banco di prova per generazioni di chitarristi acustici, ha
letteralmente trascinato il pubblico in un gioioso battimano da concerto di
Capodanno. Il concerto non poteva che concludersi con l'insuperabile "The clap"
autentico cavallo di battaglia di Howe ai tempi degli Yes. La serata si è chiusa
con una serie di bis gridati a gran voce da un pubblico entusiasta, forse un
po' deluso per le pochissime concessioni fatte al repertorio degli Yes.
La "musica per l'altro ascolto", come viene definita dallo slogan
di questa rassegna, sembra aver conquistato Mantova. L'ottima
risposta del pubblico ha premiato degnamente l'inaugurazione
di questa coraggiosa iniziativa, che punta indiscutibilmente
alla qualità degli artisti più che all'evento
di grande richiamo. Le emozioni che un solo uomo con la sua
chitarra è riuscito a regalare al suo pubblico, sembrano
dare ragione allo spirito di questo festival, che proseguirà
il 7 ottobre con John Wetton e il 14 ottobre con Peter Hammill.