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STEVE HOWE
Concerto a Mantova (Teatro Bibiena) (23 settembre 2000)
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di Matteo Cavallari scrivi un'email

Steve Howe - Concerto a Mantova (Freequenze)"Freequenze" apre i battenti e fa subito centro. La rassegna musicale organizzata dal Progetto Giovani di Mantova e l'Associazione Culturale "Apeiron", in collaborazione con il Comune di Mantova e A.s.p.e.f., ha esordito sabato sera con la performance di Steve Howe, artista di fama mondiale e dall'indiscusso talento. Il chitarrista di gruppi storici come Yes e Asia si è riconfermato anche in questa data mantovana uno dei più importanti capiscuola nel panorama rock degli ultimi trent'anni. Il concerto, dirottato all'ultimo momento per motivi tecnici dal PalaTenda al Teatro Bibiena, non ha certamente deluso le aspettative delle centinaia di persone accorse ad assistere a questo evento.
Steve Howe si presenta sul palco del teatro in perfetto orario; il colore della sua camicia è sicuramente più sgargiante dei suoi modi pacati da perfetto signore inglese; attorno a sè, solo un set di chitarre che promettono suoni ed emozioni diverse. Il protagonista della serata assomiglia più ad un tranquillo professore di filosofia che ad una rockstar.
Bastano poche note uscite dalla chitarra classica di Howe per incantare il teatro. I primi brani sono tratti dalla sua ultima fatica, "Homebrew 2", album in cui Howe dimostra ulteriormente la sua estrema versatilità musicale e stilistica. I riferimenti sono chiari: Segovia e le sue trascrizioni bachiane per chitarra, Villa Lobos, De Falla, la tradizione liutistica inglese. Terreni piuttosto insoliti per un chitarrista rock, ma allo stesso tempo ricchi di ispirazione per gruppi come Yes, Genesis, Emerson, Lake & Palmer. La prima parte del concerto si chiude con quel piccolo gioiello che à "Mood for a day", tratta dall'album "Fragile" degli Yes, vera e propria "summa" della cultura classica assorbita da Howe.
Ma quanti pensavano di trovarsi di fronte ad uno dei tanti sognanti menestrelli sopravvissuti a quegli anni così stimolanti e controversi che erano gli anni '70, hanno dovuto inevitabilmente fare marcia indietro. Nella seconda parte della serata, Howe ha imbracciato la sua chitarra acustica e ha ribaltato completamente l'atmosfera del concerto. Dalle note barocche e classicheggianti di inizio serata, si à passati violentemente ad un ritmatissimo country/ragtime. Anche in questo caso, Howe non ha mancato di citare esplicitamente le sue dirette fonti di ispirazione; Chet Atkins e Les Paul in primo luogo. Improvvisamente il teatro si è riempito del suono di tre, quattro chitarre, proveniente unicamente dalle precise e capaci mani di Steve Howe. L'incredibile tecnica del "finger picking" e del "walking bass", autentico banco di prova per generazioni di chitarristi acustici, ha letteralmente trascinato il pubblico in un gioioso battimano da concerto di Capodanno. Il concerto non poteva che concludersi con l'insuperabile "The clap" autentico cavallo di battaglia di Howe ai tempi degli Yes. La serata si è chiusa con una serie di bis gridati a gran voce da un pubblico entusiasta, forse un po' deluso per le pochissime concessioni fatte al repertorio degli Yes.
La "musica per l'altro ascolto", come viene definita dallo slogan di questa rassegna, sembra aver conquistato Mantova. L'ottima risposta del pubblico ha premiato degnamente l'inaugurazione di questa coraggiosa iniziativa, che punta indiscutibilmente alla qualità degli artisti più che all'evento di grande richiamo. Le emozioni che un solo uomo con la sua chitarra è riuscito a regalare al suo pubblico, sembrano dare ragione allo spirito di questo festival, che proseguirà il 7 ottobre con John Wetton e il 14 ottobre con Peter Hammill.


28 settembre 2000




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