C'è
un'eccitazione trattenuta a stento, nell'aria,
stasera; tra il poco pubblico della platea del
magnifico teatro Bibiena non sono in pochi ad
avere i primi capelli bianchi, e a tirare fuori
da borse di plastica e zaini vecchi vinili e CD
di venti anni fa: molti dei presenti avranno avuto
circa vent'anni durante i giorni del vino e delle
rose, e sono qui solo per lui, Steve Wynn, sperando
che rievochi vecchi ricordi e canzoni marcate
Dream Syndicate.
Ad aprire la serata, però, è Peter
Case con la sua band, folksinger con l'attitudine
del busker, costantemente alla ricerca del contatto
con un pubblico che sta aspettando altro: il suo
è un set lungo, quasi un'ora, e dalle sue
canzoni, soprattutto quelle eseguite da solo,
traspare tutto il suo amore per Bob
Dylan. Un ottimo inizio di serata, piuttosto
divertente anche nei siparietti della band tra
una canzone e l'altra, anche se, si diceva, il
piatto forte della serata non è questo.
Dopo poco sul palco arriva Steve Wynn, finalmente,
accompagnato solo da un chitarrista e da un bassista,
a replicare un set acustico già sperimentato
nei mesi scorsi durante il tour: una scelta rispettosa
nei confronti di un teatro poco avvezzo a sonorità
rock, o una decisione obbligata, dato l'infortunio
della batterista Linda Pitman?
Nessuno sembra lamentarsi di questo momento,
e di questo concerto, comunque: Steve, sostenuto
ottimamente da un basso preciso e da un'elettrica
che tenta di ritagliare piccoli spazi rumorosi
all'interno delle canzoni, alterna episodi più
vecchi alle canzoni del recente "Static transmission",
che non sarà il suo miglior album, ma certo
sa ancora dimostrare il valore del suo autore
(si prenda ad esempio "California style",
straniante incontro tra melodie Beach Boys e liriche
sinistre).
Il pubblico è pronto ad esplodere in applausi
dopo ogni canzone, e ai primi accenni della storica
"Burn" l'entusiasmo è palpabile:
forse nemmeno la band si aspettava così
tanto calore, né tutta questa partecipazione.
Non poteva essere altrimenti, però: le
canzoni uscite dalla penna di Steve Wynn sono
semplici, quasi classiche, ma sono importanti,
e non perdono un grammo di fascino col tempo che
passa.
Cos'altro dire di questo concerto? Cos'altro poter
dire di un concerto che si chiude con "The
days of wine and roses"?
collegamenti su MusiKàl!
Steve Wynn - Here
Come The Miracles
Dream Syndicate - The
Days Of Wine And Roses
Bob Dylan - la Kalporzgrafia