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STEVE WYNN AND THE MIRACLE 3
Concerto al Buddha Cafè (Orzinuovi - BS) (19 novembre 2005)
Concerto allo Spazio Musica (Pavia) (20 novembre 2005)
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di Hamilton Santià scrivi un'email

Il ciclo di cronache su Steve Wynn si conclude con un resoconto degli ultimi due concerti in Italia per la tournèe di "...tick...tick...tick", album di cui avete letto una recensione e in occasione del quale abbiamo fatto un'intervista che spero non vi abbia eccessivamente annoiato. Il concerto è la condizione ideale di un artista rock. Un mito che si collega alla tradizione retroattiva e conservatrice del "sano e vecchio rock". Vita su strada. Furgoni scalcinati. Concerti pieni di sudore e chitarre. Birra a fiumi e chiacchierate fino a tarda notte con i fan. Una prosopopea magica che ci fa capire perfettamente l'attitudine di Steve Wynn nei confronti del palcoscenico. Negli ultimi due anni avrò visto un numero imprecisato di concerti e mi è capitato - più volte - di assistere a comportamenti vezzosi di cantanti dal valore artistico pari allo zero, che vedevano la tournèe come una fastidiosa routine e il contatto coi fan come lo scotto che bisognava pagare. Esempi del genere non mi stanno sulle dita della mano ma, fortunatamente, non è il caso dell'ex leader dei Dream Syndicate.

Un uomo che quando sale sul palco - qualsiasi palco, dal signorile Buddha Cafè al rantolante Spaziomusica - cerca di dare il massimo per lui, per la sua band e per il pubblico, cui è interessato in quanto vera estensione del suo fare musica. "Questo concerto è stato migliore perchè eravamo in un posto più piccolo e siamo riusciti a creare un contatto col pubblico" mi dichiara Steve dopo il concerto di Pavia, che ha surclassato in potenza, passione e performance vera e propria la venue bresciana del giorno prima. Il Buddha Cafè di Orzinuovi è un locale come ce ne sono tanti in giro per l'Italia. Palco alto, capienza media (più o meno un migliaio di persone... per Steve ce ne sarà un decimo), acustica vagamente orribile. Il pubblico è composto, manco a dirlo, da affezionati cultori del rock'n'roll. Gente che solitamente non esce di casa per rimuginare sui tempi andati in cui la Lombardia era il regno del Buscadero ed ogni settimana c'erano concerti di sperduti cantautori del Wyoming portati qui dall'eroica resistenza della truppa di Gallarate. Ora le cose sono cambiate. I cantautori tirano pochissimo, lo staff del Buscadero viaggia sulla cinquantina abbondanate e per chiedere un concerto decente bisogna aspettare la solita discesa provinciale degli Afterhours. Comprensibile che si resti a casa ad ascoltare Ruth Gerson fino a quando Steve Wynn non decide di mettere a posto le cose e sputare sul palco due ore e mezza di rock'n'roll sudato, grintoso e passionale.

La band sembra in gran forma. Jason Victor si limita a far ruggire la sua Jazzmaster ben consapevole di essere supportato da una sezione ritmica che non sbaglia mai: Linda Pitmon alla batteria e Dave de Castro al basso. Solidi ed indistruttibili, sono la colonna portante dei Miracle 3, la macchina da guerra che Steve si porta dietro da ormai tre anni. Attaccano con "Killing Me" da "...tick...tick...tick" e si lanciano in una scaletta che pescherà molto da quest'ultimo capitolo ("Wild Mercury", "Wired", "Cindy It Was Always You", "The Deep End"), dalla raccolta "What I Did After My Band Broke Up" ("Sustain", "Death Valley Rain", "Amphetamine") e gli immancabili Dream Syndicate. Brani richiesti a gran voce da una platea che, a fine concerto, sommergerà Steve di dischi e vinili implorando una firma. Arriva "That's What You Always Said", che a metà concerto ti fa capire quanto sia stato importante quel manipolo di sfigati negli anni '80. Arriva "The Days of Wine and Roses", che scaraventa con violenza il rumore distorto di chitarre urlanti. Arriva "Boston", nel bis, solo voce e chitarra, che ti rimanda a quei tempi in cui ascoltavi Springsteen e sognavi di fuggire via (and the losers that came before say "I don't wanna be here anymore"). E alla fine arriva anche "John Coltrane Stereo Blues". Ma qui è una mezza delusione, perchè sarà anche vero che è una chiusura memorabile per un concerto ma è altresì inconfutabile che la furia del Raji's qui non è stata minimamente riprodotta. Ma forse anche Steve è stanco di essere accostato solo ed unicamente a quella escursione psichedelica di un quarto d'ora giustamente entrata nella leggenda.

Ci vuole un giorno per mettere a posto le idee e tentare di dare un vago senso di oggettività a quanto visto. Perchè forse è impossibile ammettere a te stesso, grandissimo fan di Steve Wynn e dei Dream Syndicate in particolare, che il concerto tanto atteso non è stato poi così meraviglioso. Forse è l'acustica. Forse è il palco alto. Forse è perchè sei nel cesso di un interregionale perchè non avevi soldi per pagarti il biglietto.

E' poi sufficiente il tramonto e un viaggio alla ricerca di un introvabile Spaziomusica per farti capire che avevi ragione e il concerto che avevi visto il giorno prima, in fondo, non è stato niente di particolare. Ma forse solo perchè adesso la band sta facendo il più grande concerto mai visto sulla faccia della terra. Esagerazioni, ne sono consapevole. Ma questa volta il palco non esiste. Il locale è identico a quelli in cui ti immagini le esibizioni lerce e dimenticate degli idoli del Buscadero di cui sopra. Ci stanno un centinaio di persone. Cento persone che per l'occasione non la smettono un attimo di urlare e ballare, sopratutto quando Steve le fa alzare da terra (c'erano le sedie e molti si sono accampati in prima fila, quasi seduti sulla pedana camuffata da palco). La scaletta è più lunga, le canzoni più acide, più rumorose. Le divagazioni strumentali non si fanno pregare ed è un viaggio unico attraverso le note distorte dei doppi assoli di chitarra di Steve Wynn e Jason Victor. Questa volta, dei Dream Syndicate, le fanno tutte: "Medicine Show" e "That's What You Always Said", dove Jason scende dal palco e fa suonare l'ultima parte di chitarra ad uno spettatore - mai invidia fu così grande - "Days of Wine and Roses" da fine del mondo e una parentesi voce e chitarra con "Boston" e, a sopresa, "Merritville" e "Burn". Il pubblico canta, è felice, ne vuole ancora e per tutta la notte. Alla fine Steve si piega anche alle tue incessanti richieste e ti fa "Halloween": otto minuti in cui prenderà a pugni la Stratocaster, delirerà sulle note, devasterà i timpani con dissonanze trovate totalmente a caso e urla di felicità per quel sacro fuoco che ancora brucia e che finalmente è tornato a brillare, maiuscolo, col suo nome: Rock'n'Roll. In fondo il concerto è speciale per l'atmosfera, per le urla, per il sudore, per la felicità, per i sorrisi, per una "No Tomorrow" al limite dell'orgasmo e una "Amphetamine" suonata a tu per tu con il pubblico, con Steve che scende dal palco per suonare spalla a spalla con chi era in prima fila ad urlare e strepitare come un ossesso: il vostro cronista.

Ed è con questa ammissione che va a monte ogni credibilità. Ogni giudizio va preso con le molle anche perchè quella serata è stata indimenticabile sotto parecchi punti di vista. E il musicale è stato quello più importante. Ora Steve sta viaggiando sul suo furgone verso la prossima località europea che avrà la fortuna di assistere ad un suo concerto. Quel centinaio di persone che a Pavia han fatto la scelta di investire 12 miseri euro in quelle due ore e mezza di sudore e sangue può confermare che è stata la cosa giusta. Stava crollando tutto. Era la notte perfetta per qualsiasi cosa. Per vivere ogni emozione come se fosse l'ultima e con l'ingenua sorpresa della prima volta. Suonane un'altra Steve, per tutta la notte.

collegamenti su MusiKàl!
Steve Wynn - Intervista (19-11-2005)
Steve Wynn - Concerto al Teatro Bibiena (MN)
Steve Wynn - Here Come The Miracles
Dream Syndicate - The Days Of Wine And Roses
Bruce Springsteen - Devils & Dust
Bruce Springsteen - The Rising
Bruce Springsteen - Nebraska

 



29 novembre 2005




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