Il
primo lavoro degli Oneida
ad uscire direttamente sotto l'etichetta Jagjugawar
è un EP contenente cinque brani, che anticipa
di una settimana la pubblicazione di "Come
On Everybody Let's Rock": ennesima dimostrazione
della vivacità creativa del quartetto.
Si nota, rispetto al precedente "Enemy
Hogs", una maggior libertà artistica,
esplicitata fin dal brano di apertura, "XXY",
ossessiva e rumorosa rincorsa che mostra derivazioni
new wave (soprattutto nei ritornelli) e inserti
di krautrock. Ancora una volta la bilancia del
suono della band gravita soprattutto intorno ai
rumorismi e alla tastiera impazzita di Bobby Matador,
straziate, penetrante, a tratti furente: nella
title-track si intuiscono rimandi agli anni '60,
mescolati ad accelerazioni post-punk.
In pratica si celebra l'unione fra lo stress
paranoico alla Velvet Underground, il cantato
ironico che mescola vocalismi del pop sixties
e riflessi punk e i feedback alla Jesus and Mary
Chain: un cocktail micidiale. "Tennessee"
è un brano più riflessivo, ipnotico,
cadenzato dai battiti della tastiera, narrato
con voce profonda, pronto ad esplodere in un ritornello
epico in perfetto stile glam anni '70.
Gli Oneida in appena un anno sono riusciti a
compiere passi da gigante, arrivando a padroneggiare
con sicurezza stili ed episodi diversi quando
non diametralmente opposti fra loro (se prima
si era parlato di frastuono ed ironia, i timidi
vocalizzi dopo il secondo ritornello in "Tennessee"
sono quanto di più commovente e straziante
possa esserci). Un organo arrivato diritto diritto
dalla jam acide e psichedeliche di fine anni '60
trascina "Helltrain" in un'orgia calda,
spezzata da un riff garage e da un cantato folle
e stralunato, prima di un tiratissimo assolo di
chitarra; due minuti e poco più di pura
pazzia sonora.
Gli Oneida si permettono anche una cover: trattata
alla loro maniera "Sinister Purpose",
ripresa dal repertorio di John Fogerty con i Creedence
Clearwater Revival, acquista un fascino quasi
demoniaco, fra mura di suono edificate con straordinaria
perizia e trascinanti evoluzioni chitarristiche.
Sulla carta tutto dovrebbe concludersi così,
ma i quattro scalmanati si concedono una traccia
nascosta: quindici minuti di strumenti che si
rincorrono, pronti ad esplodere nell'improvvisazione
e nel rumore, trainati come al solito da chitarra
e organo.
Una jam session in piena libertà, così
come libera appare la mente di Bobby Matador,
Papa Crazy, Kid Millions e Hanoi Jane, che prendono
il nome da una tribù di nativi americani
e fanno del meticciato la loro arma nascosta.
Purificanti.
collegamenti su MusiKàl!
Oneida - la
Kalporzgrafia
Velvet Underground & Nico - Velvet
Underground & Nico