Doppio interessante concerto domenica 26 maggio
a Milano, con David Kitt e Starsailor. Inizialmente
prevista al Tunnel, la serata è stata spostata
nel più capiente Alcatraz per la buona
risposta del pubblico.
All'irlandese Kitt e la sua band il compito di
scaldare l'ambiente, e l'obiettivo viene decisamente
centrato, con una manciata di ottimi brani in
bilico tra noise e psichedelia, con lunghissime
code strumentali, inserti di sax e clarinetto
e curiose citazioni, come "I wanna dance
with somebody" hit anni '80 di Withney Houston
(per fortuna solo a livello di testo).
Dopo la sua esibizione arriva una prolungata
attesa per la sistemazione del palco e degli strumenti,
che innervosisce un po' i presenti ma permette
di dare un'occhiata al banchetto del merchandising,
stranamente con prezzi accessibili, e di guardare
le magliette degli spettatori, ottimo indicatore
per capire il tipo di serata: i più gettonati
sono i Muse, ma fanno la loro comparsa anche T-shirt
dei Chemical Brothers, di John Spencer, dei Rage
against the machine (!) e dei nostrani Porno riviste(!!!).
Verso le undici fa il suo ingresso la band di
Wigan, che decide di calare subito gli assi, partendo
con i due pezzi migliori dell'album "Love
is here": "Poor misguided fool"
e "Alcoholic". James Walsh appare decisamente
sovrappeso, ma la sua voce si dimostra di altissimo
livello, potente, intonata e senza cali di tensione,
tanto da far impallidire parecchi celebrati front-man
di altri gruppi britannici: assolutamente da brividi
è l'attacco solo piano e voce di "Alcoholic",
ma tutte le canzoni sono interpretate al meglio.
Anche il resto della band dimostra ottime capacità
ed affiatamento, un pianoforte costante ma non
invadente puntella la sezione ritmica e la chitarra
di Walsh, il quale batte ogni record di ruffianeria
con il pubblico: "Voi italiani siete i migliori
cantanti, negli altri paesi si limitano a muovere
la bocca", "Milano è una bellissima
città e qui mi sono divertito moltissimo",
"Ora un inedito che suoniamo solo oggi per
voi".
L'esibizione dura poco più di un'ora,
14 i brani presentati, con l'unico limite, del
concerto ma anche della band in generale, dell'eccessiva
somiglianza tra le diverse canzoni, che sia su
disco che dal vivo porta ad una certa monotonia.
Ma un'ottima conclusione, con una trascinante
versione di "Good souls", spazza via
anche i primi accenni di noia, tanto da promuovere
gli Starsailor (confortati in Italia anche da
ottime vendite, più di 30 mila copie) e
non far rimpiangere i 18 euro spesi.
Recensioni collegate:
Starsailor - Love
Is Here