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EL~MUNIRIA
Stanza 218 (Homesleep / Sony, 2004)
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di Daniele Paletta scrivi un'email

Un battito sintetico profondo. Colpi di tosse. Una voce (quella voce) che prende fiato. Una sigaretta che si accende. La voce inizia, ossessiva, scura, profonda: “Tutto ciò che separa è santo”. Una suite postmoderna, “Santo”, che insegue man mano ritmi diversi e poco a poco si apre, finendo in territori simili a quelli dei primi UNKLE: è il modo in cui Emidio Clementi inizia la nuova avventura, dopo aver innervato di letteratura ed evocazioni lo scorso decennio del rock italiano con i suoi Massimo Volume.

Non è cambiato molto: le sue parole rimangono sempre al centro delle canzoni, procedono a scatti, come per fotografare le proprie sensazioni cogliendo l’ambiente esterno; cambia il vestito, ora elettronico (le chitarre, qui suonate da Dario Parisini -chi ricorda i Disciplinatha?-, affiorano qua e là, spesso tentate da seduzioni blues), ma non la sostanza. Le canzoni sono attraversate da presenze che non vogliono svelarsi, da voci, da incontri e sfioramenti forse inutili o forse eterni (“Shalimar hotel”).

La storia è breve: tre persone partono per Tangeri su un autobus, decisi a registrare in una stanza d’albergo, coglierne gli umori. Qualcosa non funziona come avrebbe dovuto, e l’equilibrio si spezza. Purtroppo questa è la stessa cosa che succede al disco; se tutto fosse al livello dell’iniziale “Santo” l’esordio degli El~Muniria sarebbe un capolavoro, ma dalla metà in poi le canzoni si affaticano, i testi prendono strade che Clementi ha già frequentato (con i Massimo Volume e come scrittore), le musiche tendono ad assomigliarsi tutte e, peggio ancora, sembra affiorare una brutta bestia: l’autocompiacimento.

E dire che all’inizio il disco non era affatto male: “Stanza 218” è capace di farti sentire fisicamente il senso dell’attesa, il caldo opprimente, la sensazione di solitudine; “Fermati qui” tenta strade trip-hop; “Fino in fondo”, nonostante un timido tentativo di cantato, è evocativa come le pagine migliori dei Massimo Volume. E allora, cos’è che si è spezzato?




13 aprile 2004


Track list:

1. Santo
2. Shalimar Hotel
3. Stanza 218
4. Fermati qui (Dubash Marg)
5. Fino in fondo
6. Sotto il sole
7. Forse tra un attimo
8. Dentro questo bicchiere
9. Narrating a photograph (over the phone)
10. Insieme





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