Alla seconda uscita i Jethro
Tull - che presero il nome a prestito da un
agronomo scozzese del XVIII secolo - realizzano
la loro prima opera di grande valore. La formazione
è a quattro, come sarà ancora per
il successivo "Benefit": l'istrionico
cantante e polistrumentista (e non solo flautista)
Ian Anderson, autore di qui in poi di tutti i
brani del gruppo, vero padre e padrone della band,
il chitarrista Martin Barre, il bassista Glen
Cornick e il batterista Clive Bunker.
Che musica è dunque quella di "Stand
Up"? Non c'è alcun dubbio che il punto
di partenza sia il blues, con influenze folk.
La struttura complessiva dell'album, comprensivo
di dieci canzoni prive di architetture strumentali
complesse, conferma questa diagnosi. Eppure
1. Già la rilettura bachiana di "Bourée",
pur non costituendo metodologicamente una novità
assoluta, e nemmeno il meglio dell'opera, ha un
chiaro sentore progressivo. Simili operazioni,
ma relative a Telemann e a Johann Pachelbel, venivano
compiute in quegli anni anche da formazioni come
i Moody Blues e gli Aphrodite's Child, pressoché
progressiva la prima, parzialmente accostabile
al progressive la seconda. 2. Il massiccio uso
del flauto da parte di Anderson, senza forse il
massimo virtuoso di questo strumento in ambito
rock, oltre a distinguere nettamente, fin dagli
esordi, la musica del gruppo, contribuisce a legarla
a quella dell'area progressiva. In questo caso
l'obiezione potrebbe derivare dal fatto che l'uso
del flauto praticato dal saltimbanco scozzese
è complessivamente pù ad ampio raggio,
più vigoroso e trabordante, meno melodico
e più strutturale di quello praticato da
altri flautisti del progressive. Ma questa è
una verità che implica un arricchimento
del rock progressivo, non un'esclusione di esso
dall'orbita dei Tull. Il bello, per l'ascoltatore,
sta proprio nel verificare la grande differenza
fra il flauto di Anderson e, poniamo, quello assai
più parco e semplice (ma non semplicistico)
di Peter Gabriel.
Il '69 è un anno cruciale per gli sviluppi
successivi del rock inglese: è l'anno di
"The Valentyne
Suite" dei Colosseum e, soprattutto,
di "In The Court
Of The Crimson King" dei King
Crimson, uno dei fondamenti del progressive.
In questa situazione i Jethro Tull offrono la
loro miscela di stili, che non è farraginosa
o forzatamente cercata ma personale e unica nel
suo genere. Oltre al flauto e alla chitarra acustica,
presente in "Stand Up" non meno di quella
elettrica, Anderson suona anche pianoforte, mandolino,
balalaika e due tipi di organo elettrico: strumenti,
soprattutto l'organo Hammond, largamente usati
nel progressive. Non c'è ancora un vero
tastierista di ruolo come sarà in séguito,
a partire da "Aqualung", e l'uso di
questi strumenti è assai limitato; ma il
dato ci pare comunque significativo. Atmosfere
di sapore agreste e popolaresco, come in "Fat
Man", si alternano ad altre più decisamente
rock; il lirismo e la pacatezza vengono spezzate
da improvvise accelerazioni ritmiche. E non è
forse progressivo un gioiellino di grazia e levità
come "Jeffrey Goes To Leicester Square"?
Non lo è forse il doppio, delicato flauto
(il secondo suonato da Barre) di "Reasons
For Waiting", dove troviamo una sezione d'archi,
arrangiata dal fedelissimo David Palmer? Qui abbiamo
anche una delle parti vocali più belle
dell'album, evocativa e di grande respiro.
L'ultimo brano, "For A Thousand Mothers",
è una sarabanda di flauto, basso e batteria,
con pochi interventi chitarristici: bellissimo
e trascinante il finale dove, dopo poche pause
di silenzio ingannatore, viene ripreso l'attacco
di batteria iniziale, seguito da una struttura
ritmica simile a quella principale ma dai toni
(specialmente grazie al flauto) più distesi
e allegri.
collegamenti su Kalporz:
Jethro Tull - la
Kalporzgrafia
Colosseum - Valentyne
Suite
King Crimson - Discografia
e recensioni