Il 1992 vede la band impegnata dapprima in un
lungo tour europeo e statunitense che riscuote
un ottimo successo di pubblico; la Creation fa
uscire nel febbraio la compilation “Blue Day”,
che raccoglie buona parte dei singoli tratti dagli
ep “Slowdive”, “Morningrise” e “Holding Our Breath”
mentre la SBK licenza uno split 7” con i Ride,
“She Calls/Leave Them All Behind”, venduto durante
la tournee. Per il seguito di “Just For a Day”
gli Slowdive incontrano i favori di un produttore
d’eccezione, Brian Eno; il tastierista vuole infatti
lavorare da vicino con dei ragazzi che considera
prodigiosi, vista anche la giovanissima età. Il
secondo disco, “Souvlaki”, esce nel giugno del
1993 preceduto dal quarto ep, “Outside Your Room”,
che contiene tre pezzi in scaletta nell’album
in uscita imminente.
“Souvlaki” si apre subito due classici della
band: “Alison”, che presenta un approccio decisamente
più rock rispetto alle canzoni precedenti e che
torna a vedere l’utilizzo convinto di chitarre
distorte mentre Neil Halstead canta malinconico
storie di solitudine e malessere (a detta di molti,
l’intero album sarebbe ispirato dalla fine del
suo legame con Rachel durato circa quattro anni);
“Machine Gun”, dove il canto paradisiaco di Rachel
Goswell è immerso in flussi melodici di sconvolgente
bellezza. “40 Days” ripropone un tema incentrato
principalmente sull’intreccio di chitarre che
dipingono scenari decisamente estivi mentre in
“Sing”, una delle produzioni migliori della carriera,
Brian Eno aiuta in fase di scrittura e suona in
prima persona le tastiere così come nella cupa
ballata “Here She Comes”, storia di solitudine
e abbandono che suona gelidissima “It’s so
lonely in this place, so cold I don’t believe”.
Il disco manca forse di un chiaro filo conduttore,
ma quando ci si trova davanti a pezzi come “Souvlaki
Space Station” o “When the Sun Hits”, questo passa
in secondo ordine: il primo brano si mantiene
su un piano traballante con chitarre che delineano
un costante movimento mentre la voce di Rachel
continua a restare lontana e debole mentre il
secondo conquista per la bellezza del tintinnante
inizio chitarristico che sfocia in un ritornello
noise di pura estasi. Si scivola verso la fine
con la dolce ballata “Altogether”, una “Melon
Yellow” che viaggia al rallentatore (riprendendo
da vicino le atmosfere di “Sing”) e la track conclusiva
alla chitarra acustica, “Dagger”, dalle tematiche
nuovamente dolorose.
La stampa a questo punto si affievolisce nei
confronti degli Slowdive, rei di non partecipare
all’esplosione del brit pop di quegli anni; in
ogni caso, il tour britannico ed europeo con i
Cranes fa ancora registrare ottime presenze di
pubblico anche se l’audience inizia gradatamente
a scemare. Nel novembre del 1993 la band promuove
l’uscita di un nuovo ep, “5EP” (seguito una settimana
dopo da “In Mind Remixes”), che segna un deciso
cambiamento di sonorità volte all’elettronica
minimale mantenendo comunque il tasso di atmosfera
e clima sempre presente nei lavori precedenti.
Pezzi come “Country Rain” o “In Mind” sono comunque
produzioni di livello elevato che non trovano
inspiegabilmente larghi consensi tra la critica:
è a questo punto che inizia il tracollo del gruppo,
con Simon Scott che abbandona, sentendo il proprio
ruolo in pericolo per le possibilità di essere
rimpiazzato da una drum-machine. Subentra quindi
Ian McCutcheon, che accompagna la band in un disgraziato
tour americano.
La promozione di “Souvlaki” negli States era
stata condotta attraverso mailing lists e la pubblicazione
era giunta otto mesi in ritardo rispetto a quella
inglese, nei primi mesi del 1994, contenente 4
tracce bonus rispetto alla versione d’importazione
(tra cui una stupenda cover di “Some Velvet Morning”
di Lee Hazelwood e Nancy Sinatra). La SBK aveva
inoltre tagliato i fondi per il tour di presentazione
del disco negli USA costringendo gli Slowdive
a pagare di tasca loro le successive date, finanziate
in parte attraverso la vendita di un nastro registrato
dal vivo. Nel maggio del 1994 la band tiene il
suo ultimo concerto al Lee’s Palace di Toronto
chiudendo il tour di un album allora non preso
nella giusta considerazione e solo anni più tardi
rivestito del lustro che merita.
collegamenti su MusiKàl!
Slowdive - la Kalporzgrafia
Brian Eno - Another
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