Leonard Cohen è uno scrittore canadese,
apprezzato per la delicatezza del suo tocco e
per la capacità di rivoluzionare l'inglese,
quando esordisce sulla ribalta musicale con quest'album
composto da semplici e scarne ballate d'amore.
Ed entra subito nel mito. Pur avvicinandosi al
folk tanto di moda all'epoca grazie a gente del
calibro di Bob Dylan, Jackson Browne, Buffy St.
Mary e Joan Baez, Leonard Cohen si discosta da
loro, creando una nicchia protettiva dove prendono
forma tenebra e dolore, malinconia e amore disperato.
L'album si apre subito con la canzone manifesto,
quella che lo accompagnerà per tutta la
vita: "Suzanne", ripresa più
tardi anche da Fabrizio
De Andrè, è, nella sua splendida
forma e nella rarefatta calma, un capolavoro assoluto
della musica d'autore, punto di partenza per un'intera
generazione di cantautori (gli esordi di De Gregori
si adagiano perfettamente fra l'impegno politico
di Dylan e la mesta delicatezza di Cohen). Ma
non è l'unico capolavoro di un album perfetto:
la perfetta cadenza di "Master Song",
la pacificante e calda "Winter Lady",
la splendida coesione fra voce e chitarra in "The
Stranger Song".
Spesso è solo la chitarra ad accompagnare
la profonda voce di Cohen, che non ha bisogno
di sovrastrutture musicali per regalarci le sue
parole, per avvolgerci nella sua coperta e lasciarci
sognare un sogno dolce, meraviglioso, fedele,
come nella semplice perfezione di "Sisters
of Mercy". A volte, certo, si affida anche
alla batteria e al violino, come in "So Long,
Marianne", dal ritornello trascinante, ma
torna presto a mostrarci un universo scarno eppure
così ricco, così sincero, fragile
in durezze assolute e fermo nella sua fragilità
affascinante. Cerca di raccontare "Stories
of the Street" ma anche in questa sua veste
vagamente underground parla con devastante realismo
di se stesso e della sua mente. E quando la puntina
abbandona il solco e si ferma, appare chiara la
dimensione del sogno che ha invaso l'aria e ha
lasciato al suo posto un freddo invernale. Non
più protetti, ora che la sua voce ha smesso
di danzare, da tutti mali del mondo. Moltissimi
saranno i suoi seguaci e i suoi ammiratori, moltissimi
coloro che si ispireranno a lui, taluni riprendendolo
e omaggiandolo (Nick
Cave, Jeff
Buckley) altri citandolo (Kurt Cobain, Eddie
Vedder, Thom
Yorke).
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