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LEONARD COHEN
Songs Of Leonard Cohen (Columbia, 1968)
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recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Leonard Cohen è uno scrittore canadese, apprezzato per la delicatezza del suo tocco e per la capacità di rivoluzionare l'inglese, quando esordisce sulla ribalta musicale con quest'album composto da semplici e scarne ballate d'amore. Ed entra subito nel mito. Pur avvicinandosi al folk tanto di moda all'epoca grazie a gente del calibro di Bob Dylan, Jackson Browne, Buffy St. Mary e Joan Baez, Leonard Cohen si discosta da loro, creando una nicchia protettiva dove prendono forma tenebra e dolore, malinconia e amore disperato.

L'album si apre subito con la canzone manifesto, quella che lo accompagnerà per tutta la vita: "Suzanne", ripresa più tardi anche da Fabrizio De Andrè, è, nella sua splendida forma e nella rarefatta calma, un capolavoro assoluto della musica d'autore, punto di partenza per un'intera generazione di cantautori (gli esordi di De Gregori si adagiano perfettamente fra l'impegno politico di Dylan e la mesta delicatezza di Cohen). Ma non è l'unico capolavoro di un album perfetto: la perfetta cadenza di "Master Song", la pacificante e calda "Winter Lady", la splendida coesione fra voce e chitarra in "The Stranger Song".

Spesso è solo la chitarra ad accompagnare la profonda voce di Cohen, che non ha bisogno di sovrastrutture musicali per regalarci le sue parole, per avvolgerci nella sua coperta e lasciarci sognare un sogno dolce, meraviglioso, fedele, come nella semplice perfezione di "Sisters of Mercy". A volte, certo, si affida anche alla batteria e al violino, come in "So Long, Marianne", dal ritornello trascinante, ma torna presto a mostrarci un universo scarno eppure così ricco, così sincero, fragile in durezze assolute e fermo nella sua fragilità affascinante. Cerca di raccontare "Stories of the Street" ma anche in questa sua veste vagamente underground parla con devastante realismo di se stesso e della sua mente. E quando la puntina abbandona il solco e si ferma, appare chiara la dimensione del sogno che ha invaso l'aria e ha lasciato al suo posto un freddo invernale. Non più protetti, ora che la sua voce ha smesso di danzare, da tutti mali del mondo. Moltissimi saranno i suoi seguaci e i suoi ammiratori, moltissimi coloro che si ispireranno a lui, taluni riprendendolo e omaggiandolo (Nick Cave, Jeff Buckley) altri citandolo (Kurt Cobain, Eddie Vedder, Thom Yorke).


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30 dicembre 2001


Track list:


1. Suzanne
2. Master Song
3. Winter Lady
4. The Stranger Song
5. Sisters of Mercy
6. So Long, Marianne
7. That's No Way to Say Goodbye
8. Stories of the Street
9. Teachers
10. One of Us Cannot Be Wrong




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