Il bello addormentato nel bosco è stato
risvegliato dal suo sonno decennale (da cosa,
non ci è dato saperlo) ed è tornato
a far sentire la sua voce nel mondo della musica.
Erano quasi quindici anni che il nostro non metteva
su supporto del materiale originale, e francamente
si aveva l’impressione che quel silenzio
compositivo non si sarebbe mai interrotto.
E invece eccomi, piacevolmente smentito, a scrivere
di “Songs and Other Things”, ottavo
album in studio da solista per quella che fu la
mente creativa dei Television: ma se i tempi di
“Marquee Moon”
e “The Blow-Up”
appaiono sempre più lontani, non è
che lavori come “Dreamtime” o “Cover”
siano poi così assimilabili a questa ultima
fatica – che irrompe sul mercato in coppia
con lo strumentale “Around”, quasi
che con la doppia uscita si palesasse l’intenzione
di recuperare il tempo perduto -: il 2006 per
Tom Verlaine è l’epoca della tranquillità,
della pace, della norma.
“Songs and Other Things” propone
quattordici canzoni, niente più di questo,
per un’ora o poco meno di piacevole accompagnamento
alle nostre giornate uggiose. Certo, la classe
è intatta, il nitore del tocco e il gusto
melodico non si mettono in dubbio, ma questi riconoscimenti
non fanno che far rimpiangere con ancora maggior
forza lo sforzo poetico di tempi che, dispiace
dirlo, furono migliori. “Marquee Moon”
è stato, per ben più di una generazione
un punto di approdo e ripartenza, monolite musicale
che supera lo spazio tempo e si adagia in un limbo
indistinto, punto d’incontro tra universi
vicini che lo rende dominatore incontrastato di
un mood, di un perchè musicale, di un approccio
etico ed estetico alla materia sonora.
Ora ci si può sedere in un angolo, mettere
il cd nel lettore e ascoltare con estremo piacere
i tempi spezzati eppur pacificanti di “Shingaling”,
il cabaret accennato di “Stroll”,
la ballata in vaghissimo odore country “The
Earth is in the Sky”, l’incedere dissonante
ed episodico di “Peace Piece” e via
discorrendo. Tutti brani che non hanno nulla che
non va ma che non fanno male, non spiazzano, non
sorprendono, non uccidono l’ascoltatore
poco alla volta inserendosi con forza dilaniante
nella sua carne. Niente di più normale,
sia chiaro, il buon Tom ha una carriera alle spalle
che parla per lui e probabilmente non ha più
neanche bisogno di sorprendersi e di trascinare
noi con lui in questa ridda di ipotesi stupefacenti.
La pace, la tranquillità, la calma...
tutte queste cose deve averle già trovate,
buon per lui, e le canta o meglio le mette in
musica – che il suo cantare è sempre
più un suono man mano che gli anni si avvicendano
– come ritiene più giusto fare. Forse
il problema è che troppo è stato
detto della sua leggendaria chitarra, del suo
tocco, delle sue geniali intuizioni. È
stato scritto, detto e pensato talmente tanto
(sopratutto per quell’episodio di breve
durata che risponde al nome granitico di Television,
mentre la carriera solista è rimasta più
in disparte nell’immaginario dei fans) che
oggi, a trent’anni dai suoi esordi e a quattrordici
dal suo ultimo lavoro in studio – c’è
comunque da ricordare, nel mezzo, la reunion con
la band e le schitarrate in giro per il mondo
in compagnia di Patti Smith -, di fronte a un
bell’album e niente più si corre
il rischio di rimanere delusi. “Songs and
Other Things” non passerà mai alla
storia come un album fondamentale per il curriculum
di questo mito del rock ed è senz’ombra
di dubbio da leggere come episodio minore, ma
la gioia di vederlo rimettersi in gioco è
tanta, e per ora conta solo quella.
Television - Marquee
Moon
Television - The
Blow Up
Patti Smith - Intervista
(7-5-2005)
Patti Smith - Concerto
al Teatro Comunale (Ferrara)
Patti Smith - Concerto
al Festival di Correggio (RE)