Ascoltando dischi come il debutto dei Long Blondes
salta quasi subito alla mente una considerazione
lampante: l’onnivoro revival pop delle ultime
tendenze musicali sta, nemmeno troppo lentamente,
spostando i propri territori di caccia in direzione
degli anni Novanta. Prendendo in considerazione
il caso specifico di questo quintetto di Sheffield
(per tre quinti femminile), è impossibile
non notare una frequentazione quantomeno assidua
della musica di gruppi come i concittadini Pulp,
senza dimenticare Suede o, soprattutto, Elastica.
La cosa per certi aspetti paradossale è
che, nonostante tutto, il gioco degli innesti
riesce alla perfezione nella sua attitudine spericolata
e i frutti sono quasi tutti gustosi. Mutuando
dai Franz Ferdinand uno sguardo smaliziato e sottilmente
compiaciuto della propria guizzante intelligenza,
i Long Blondes danno così alle stampe un
disco perfettamente attuale per quanto costruito
con materiali rock vecchi di almeno un decennio
quando va bene, e di un quarto di secolo negli
altri casi. La prima parte del lavoro è
costituita da composizioni dal piglio wave che
si destreggiano con agilità ed eleganza
piroettando sulle punte tra citazioni di Blondie,
Slits e Siouxie: si va dall’isterismo glam di
“Lust in movies” al cantilenante scioglilingua
britpop ”Once and never again”, passando per le
tracce di rossetto sbavato di “Only Lovers left
alive” e “In the Company of Women”, senza poi
dimenticare il passo felino di melodie sensuose
e al tempo stesso graffianti come “Giddy Stratospheres”
e “Heaven Help the new girl”: i Long Blondes saltano
da un’epoca all’altra della grande festa del pop
senza far cadere una sola goccia dalla loro coppa
di champagne.
La seconda parte del disco forse si sfalda un
po’ e perde compattezza in momenti più
chiassosi ( “Separeted by motorways” o “You could
have both” che si divertono a pasticciare con
colori sgargianti certe linee di chitarra quasi
alla Joy Divison) ma per fortuna al pop piuttosto
approssimativo di “Swallow tatoo” rispondono con
prontezza i fasti di “Weekend without make up”
che rimettono a lucido la diroccata e cadente
"Disco 2000" dei Pulp, e grazie ad un
ritornello dallo charme irresistibile tutti possono
ritenersi invitati alla sua inaugurazione. Chiudono
questo splendido esordio “Madame ray”, eccellente
esercizio di perizia sartoriale tra Pretenders
e Abba e “A knife for the girls” dai contorni
più intricati e meno convenzionali, comunque persuasiva.
collegamenti su MusiKàl!
Aggratis > Vinci
il cd dei Long Blondes
Pulp - We Love
Life
Pulp - Different
Class
Franz Ferdinand - You
Could Have It So Much Better
Franz Ferdinand - Franz
Ferdinand
Siouxsie and the Banshees - Kaleidoscope
Joy Division - Unknown
Pleasures