“L’astronave da 300 punti di Space
Invaders, Enrico Berlinguer alla TV, le vittorie
olimpiche di Alberto Juantoreña in nome
della rivoluzione cubana, i sandinisti al potere
in Nicaragua, il catechista che votava Pannella,
gli amici del campetto passati dalle Marlboro
direttamente all’eroina alla faccia delle
droghe leggere”. Ecco, forse basterebbe
la declamazione degli anni ’70 presente
in “Robespierre”, con il suo crescendo
emozionale e la sintesi di un’epoca storica
in immagini feticcio ora universali ora prettamente
introspettive per comprendere il senso etico di
un’operazione musicale come quella messa
in atto dagli Offlaga Disco Pax.
Viene naturale alla mente il nome di Giovanni
Lindo Ferretti e dei CCCP
– Fedeli alla linea, sia per l’ubicazione
geografica della band (Reggio nell’Emilia,
l’URSS in versione regionale e rubiconda),
sia per la tessitura musicale con il suono Casio
a dominare un paesaggio ciclico con rimandi tanto
al rock sintetico quanto ad accenni di navigazioni
post-rock, sia infine per la declamazione, per
la deformazione dello slogan per diffondere il
“socialismo tascabile”: qui in realtà,
rispetto al “produci consuma crepa”
di ferrettiana memoria si assiste a rievocazioni
degli anni ’70 prossime alla totale intimità.
Quell’universo oggi quasi irreale e a tratti
incredibile – anche nella pur sempre rosseggiante
Emilia – rivive attraverso gli occhi di
chi all’epoca era poco più di un
infante e la cui memoria oggi è costretta
a narrarci i dettagli per poterci permettere una
vaga idea dell’insieme. E’ così
che prende vita “Kappler”, istantanea
su un docente d’agraria conservatore e contemporaneamente
fermo immagine sull’adolescenza, è
così che porta alla commozione la storia
d’amore comunista con Ilenia di “Khmer
Rossa”.
La maturità non è ancora completamente
raggiunta e a volte la deferenza verso i già
citati modelli musicali diventa fin troppo palese
(“Cinnamon” alla fin fine è
la riproposta vent’anni dopo del tango angoscioso
di “Allarme” dei CCCP), ma come si
fa a non accorgersi delle intuizioni geniali nascoste
dietro i campionamenti infantili e retrò
di “Tatranky”, descrizione di una
Praga neo-capitalista che ha voluto rimuovere
il passato del Patto di Varsavia per sostituire
errore con errore? O come si fa a resistere all’apertura
musicale di “Tono metallico standard”,
dove ariosità e rumore si mescolano alla
perfezione e il testo diventa sublimazione dell’infinitesimale?
Un brano di fronte al quale è quasi impossibile
trattenere le risate. Hanno ancora da aggiustare
qualcosa, gli Offlaga Disco Pax, ma il futuro
si mostra decisamente roseo: se queste erano le
“prove tecniche di trasmissione” cosa
ci porterà il palinsesto definitivo?
collegamenti su MusiKàl!
Offlaga Disco Pax - Concerto
a Live in Kalporz! - Calamita (RE)
Offlaga Disco Pax - Concerto
a Live in Kalporz! - Calamita (RE)
CCCP - la Kalporzgrafia