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THE SMITHS
The Smiths (Warner Bros, 1984)
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recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Inizio anni '80. In Inghilterra, come nel resto del mondo, si assiste ad una scena musicale quanto mai dicotomica: da una parte il successo commerciale della dance e dell'elettronica spicciola, dall'altra varie correnti musicali (dark, noise, punk) inserite sotto il nome generico di "New wave". E il pop puro? Il semplice pop che tanta parte ha avuto nella storia della musica sin dagli anni '60? Viene declassato a genere inferiore, con brani banali e banalissime rime.

E' per dimostrare la validità del pop, per combattere questo luogo comune che Morrissey - voce e leader - e Johnny Marr - chitarra e armonica - formano gli Smiths. Il cognome più diffuso e banale dell'intera Inghilterra diventa il nome del gruppo che vuole sfatare il tabù della normalità e della banalità. Ai due fondatori si uniscono un bassista (Andy Rourke) e un batterista (Mike Joyce), e si dà il via ai giochi.

Le composizioni sono divise perfettamente a metà: i testi, originali, seducenti, caldi, melodrammatici e ironici sono affidati all'estro esuberante di Morrissey, le soffici intelaiature musicali alla mente di Marr. Il brano d'apertura, "Reel Around the Fountain", dimostra da subito la validità del prodotto: la voce salmodiante, piena e fascinosa di Morrissey è quanto di più adatto per avvicinare le masse ad un nuovo verbo, complesso laddove prende forza dalla propria linearità. Un sottofondo da rock'n'roll primi anni '60, tanto amore per il cinema underground (la copertina mostra Joe D'Alessandro in una scena del capolavoro di Paul Morrissey - che caso, eh? - "Flesh", prodotto dalla factory di Andy Warhol) e un invidiabile gusto estetico condiscono il tutto e lo rendono praticamente perfetto. Brani come "Pretty Girls Make Graves", "Suffer Little Children" ("yes, you could say we're a team, you might sleep, but yuou will never dream!"), "Hand in Glove" e soprattutto il celebre "This Charming Man" non possono non colpire in profondità, con la loro carica di intelligente pacatezza, di raffinata delicatezza, di edificante humor.

Da qui partirà la breve ma intensa storia degli Smiths, poco alla volta sempre più specchio del proprio leader, portavoce di un mondo figlio allo stesso tempo dell'eleganza e dell'acume di Oscar Wilde e della provocazione e della fisicità della controcultura anni '60. E portavoce di una musica che prenderà spunto da loro per evolversi e trovare compiutezza negli anni '90, grazie a gruppi come gli Stone Roses, i Blur, i primissimi Radiohead (dopo questo cd riascoltatevi Pablo Honey).

Recensioni collegate:
Blur - Kalporzgrafia
Radiohead - Kalporzgrafia



9 dicembre 2001


Track list:


1. Reel Around the Fountain
2. You've Got Everything Now
3. Miserable Lie
4. Pretty Girls Make Graves
5. The Hand Thet Rocks the Cradle
6. This Charming Man
7. Still Ill
8. Hand in Glove
9. What Difference Does it Make?
10. I don't Owe you Anything
11. Suffer Little Children



I commenti
 
Paftella
11 agosto 2002
Niente a che vedere con The Queen is Dead, ma devo dire che This Charming Man e' sicuramente la canzone migliore degli Smiths.
Io comunque suggerisco di comprare hatfull of Hollow invece di the Smiths, ci sono infatti molte delle stesse canzoni (le migliori) piu' qualche altra chicca, come These Things Take Time, Please Please Please let me get what i want...ect ect.



stillinlove
3 agosto 2002
non prendetemi per pazza, ma c'è stato un periodo in cui mi ero convinta di essere innamorata di morrissey e la sera gli parlavo quasi fosse dio. una volta ad una mia amica ho detto "o, credo di amare morrissey e sto soffrendo da morire..."
lei mi disse "l'importante è crederci!"...



Vice and the Spikedfurs
7 luglio 2002
...il primo album degli Smiths non è certo il mio preferito della
loro produzione, ma... gli Smiths sono sempre gli Smiths! io non riesco a
non commuovermi quando ascolto canzoni come "THE BOY WITH THE THORN IN HIS
SIDE" o "GIRLFRIEND IN A COMA" solo per citarne un paio... canzonette pop?
ma fatemi il piacere... non nascondete la vostra sensibilità dietro
atteggiamenti da duri... sentite le loro canzoni e vedrete... riuscirete a
riconoscere molte delle vostre storie nei bellissimi testi del grande
Morrissey... provateci e non ve ne pentirete!



morrissey80
8 gennaio 2002
Pur non essendo forse il miglior album degli Smiths è sicuramente il più omogeneo,e su 11 tracce contiene almeno 5 capolavori:Reel around the fountain,This Charming Man,Still ill,Hand in glove,What difference does it make sono canzoni che una volta entrate in testa fanno sognare anche grazie ai testi di Morrissey, forse tra i pochi grandi poeti della storia della musica inglese. Una grande opera prima per un gruppo che comunque ha ampiamente mantenuto le promesse.


Wreckage
3 gennaio 2002
Gli Smiths hanno dato una svolta alla musica degli anni
80..distruggendo di fatto il punk e portando l'inghilterra verso la
brit-pop..CAmbiamento positivo?chi può dirlo..fatto sta che sono stati dei grandissimi e Morrisey ha scritto dei testi ironici e amari allo stesso
tempo facendo lievitare la nostra mente verso argomenti che non possono non far riflettere(vedi "Had noone ever"da "the queen is dead"..tratta di amore e sesso se così si può dire..)



ale
oscar_mozzer@libero.it 25 dicembre 2001
Credo che si dovrebbe sempre inquadrare e inserire in un contesto preciso ogni recensione di un disco, per lo più di dischi che ormai appartengono ad un periodo lontano dall'attualità...
Per quanto concerne The Smiths, quello è stato il mio disco di maggior sconvolgimento, l'unico, e non il migliore che io abbia ascoltato...ma ha dato il la a tante mie sensazioni/decisioni/emozioni...Il disco ha una scaletta a mio avviso non perfetta e coerente con i stupendi temi interpretati da Morrissey e soffre di un calo di atmosfera...ma è stato sicuramente l'album che ha dato all'Inghilterra una nuova linfa; si è potuto constatare che l'originalità e il recupero di atmosfere passate potevano essere collocate nella stessa cornice...Rivela alcune anomalie dal punto di vista interpretativo e musicale ed è un disco che già a quel tempo suonava più "vecchio"...lasciando spazio già ad una interpretazione retrò.
Trovo che sia stato il disco più indigesto di quell'anno tra i cosiddetti dischi pop e che la sua collocazione non sia stata semplice, malgrado il gruppo abbia avuto sin da subito seguaci ben collocabili...Gli arrangiamenti sono notevoli e nello stesso tempo non appesantiscono la struttura stessa delle canzoni, che, magistralmente ideate e eseguite dal talento di Marr, trovano il talento della penna di Morrissey, uomo capace di immagini e di critiche velate ma abbastanza notabili...
Un disco che disturba, che rompe un pò la nostra falsa spensieratezza e ci da, finalmente, il senso del reale...



Bingo
22 dicembre 2001
Bè forse mi attirerò un pò di critiche ma io questi Smith così famosi non li sopporto proprio. Le loro non sono altro che canzonette, certo godibili, ma non migliori come qualità dal pop ultraleggero dei nostri più recenti anni.
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