Leggo un'intervista rilasciata dai Placebo
ad una rivista musicale, e ad un certo punto dalla
bocca di Stefan Olsdal, bassista della band, esce
una frase come "Quando si tratta di chiuderci
in una stanza e accendere gli amplificatori, non
ci batte nessuno"; ecco, una dichiarazione
del genere può scatenare solo una buona
dose di sarcasmo, se detta dai Placebo, qualcosa
come: "se si tratta di accendere gli amplificatori
non vi batte nessuno, ma dopo averli accesi bisogna
anche suonare qualcosa, sapete?".
E ascoltando questo "Sleeping with ghosts",
purtroppo, quanto detto non sembra nemmeno una
cattiveria tanto gratuita: non c'è traccia
del tanto strombazzato disco elettronico di cui
aveva parlato la band, ma solo le SOLITE canzoni
che mischiano glam, rock e punk, con il SOLITO
sguardo (auto)compiaciuto su relazioni umane malate
e stucchevoli perversioni di maniera, con la SOLITA
vocalità nasale e indolente di Brian Molko.
Lo avrete notato, c'è una parola ricorrente
nella frase precedente
Dodici canzoni e nessuna scossa, solo qualche
episodio decente, ma il resto è noia, e
non perché le canzoni siano brutte, ma
perché "Sleeping with ghosts"
sembra una copia senza idee e con una sottilissima
verniciata elettronica delle prove precedenti:
si salvano parzialmente da questo piattume l'iniziale
"Bulletproof Cupid" (se non altro perché
è strumentale, e continui ad aspettare
la vocina del cantante, che ti sorprende proprio
non arrivando mai), la title - track, la bella
"Special needs" e la melodia malata
della conclusiva "Centrefolds", ma in
fondo dire che qualche episodio si stacca dal
resto è una gentilezza che questo disco
non merita.
In breve: "Without you I'm nothing"
era un ottimo disco, "Black
market music" iniziava a mostrare la
corda, "Sleeping with ghosts" spacca.
Le palle.
collegamenti su MusiKàl!
Placebo - Black
Market Music
Placebo - Concerto
a Milano