Per una volta, partiamo dal gossip. Pare che
la coppia d’oro dell’elettronica evoluta
si sia separata: Matthew Herbert e Dani Siciliano
non sono più marito e moglie, ma continuano
a cinguettare amabilmente l’uno dei dischi
dell’altro, lei come musa-chanteuse e lui
come produttore geniale. Non deve essere gradevole,
per lei, che anche nei suoi dischi solisti si
finisca a parlare del consorte, ma è inevitabile:
l’estetica di manipolatore di Matthew Herbert
è talmente forte da essere riconoscibile
in qualunque disco; per fortuna, Dani Siciliano
ci scherza anche su, come nell’ottima “Be
my producer” che chiude questo “Slappers”,
il secondo disco realizzato – si fa per
dire – da sola.
A un ascolto superficiale, queste undici canzoni
assomigliano molto a quelle di “Ruby blue”
di Ròisin Murphy, altro disco dove Herbert
aveva messo mano; eppure, Dani si dà un
gran daffare per scompigliare le carte: se le
prime due tracce potrebbero essere tranquillamente
outtakes di “Scale”,
si cambia molto presto con una “Why can’t
I make you high” che gioca in chiave electro
con il ricordo country di Michelle Shocked; a
“Too young” tocca di modernizzare
il soul, mentre “Big time” è
una ballata ombrosa e frastornata da mille ritmi,
e l’acida e meravigliosa “Wifey”
gioca con ottoni e broken beats. A un ascolto
attento, dunque, i dettagli si percepiscono, eccome:
eppure la voce di Dani Siciliano – elegante,
morbida, sofisticata – finisce per appiattire
tutto, proprio come la continua ricerca sonora,
a lungo andare, penalizza le canzoni anziché
arricchirle.
Per carità, i dischi brutti sono altri:
però a Dani Siciliano possiamo chiedere
di meglio. Magari di smettere i panni di “musa
di Herbert”, e di liberare definitivamente
il suo immenso talento.
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Herbert - Scale