Obliquo ed incantato. Il segreto del disco d'esordio
dei Pavement è tutto racchiuso nel suo
titolo. Perché se è vero che "Slanted
and Enchanted" contiene l'urgenza e l'innocenza
che contraddistinguono le opere prime, non mancano
l'ironia, i brani sghembi e i testi bizzarri che
conquisteranno ai Pavement tanti estimatori.
La genesi del disco merita di essere raccontata:
Stephen Malkmus torna per le vacanze di Natale
a Stockton, California, dove ritrova l'amico Scott
Kannberg, in arte Spiral Stairs, e il batterista
Gary Young. Si chiudono nello studio di quest'ultimo
e lì registrano la manciata di brani che
compongono "Slanted and Enchanted".
Un disco che uscirà più di un anno
dopo per la Matador e che sorprenderà il
mondo musicale, almeno quello più attento
alle vicende sotterranee.
La ragione è presto detta: "Slanted
and Enchanted" è una pietra preziosa
intatta in tutto il proprio splendore. Il suono
è nervoso e le chitarre graffianti sulla
scia del post punk americano di Sonic
Youth, Pixies
e Dinosaur Jr, ma anche dei Fall di Mark Smith
e dei Velvet Underground. Ma le influenze non
riescono a spiegare tutto. Costruito sulla voce
indolente di Stephen Malkmus, su una musica che
ha scatti improvvisi, un'andatura bizzarra e aperture
melodiche talmente improvvise e folgoranti da
dare una sensazione di vertigine, "Slanted
and Enchanted" brilla di luce propria.
Così il mondo musicale dei Pavement appare
subito come qualcosa di personale e riconoscibile,
con l'amore per la bassa fedeltà, i suoni
semplici ed essenziali, una gran dose di ironia.
Qualcosa che si impara ad amare per la prima volta
qui. Del resto è tutto chiaro già
dalla prima traccia del disco, un prodigio intitolato
"Summer Babe (Winter Version)", grazie
a quella linea di basso sinuosa che si intreccia
con le chitarre acide e a quella melodia essenziale
eppure incantevole. Il primo di una serie di gioielli,
come la successiva "Trigger Cut", nervosa
e perfetta canzone indie con un giro di chitarre
micidiale.
"Slanted and Enchanted" è suonato
d'impulso, ricco di melodie bizzarre, "No
Life Singed Her", "In the Mouth of a
Desert" e "Fame Throwa", e di fulminanti
schegge melodiche tanto ruvide quanto contagiose,
"Loretta's Scars" e "Perfume-V",
entrambe incantevoli.
In grado di regalare episodi di lucida follia,
"Two States" e "Conduit For Sale",
ma anche un delicato momento di quiete, "Zurich
Is Stained".
E poi c'è "Here", ballata elettrica
capace di stregarti e di avvolgerti nella sua
dolce malinconia, la canzone che riesce a spiegare
con due soli versi il senso di disillusione della
fine dell'adolescenza:"I was dressed for
success / but success it never comes". Una
delle tante meraviglie di un autentico capolavoro.
Tanto che, per celebrarne il decennale dall'uscita,
la Matador ne ha pubblicato la versione "Luxe
e reduxe", due cd che raccolgono, oltre a
due peel session, a dodici pezzi dal vivo e a
rarità varie, le quattro bellissime tracce
che compongono il "Watery, Domestic Ep".
Quattro tra i brani più riusciti dell'intera
discografia dei Pavement.
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