Il loro esordio è
stato uno dei più interessanti della scorsa
stagione, uscito in sordina attraverso una distribuzione
import, poi piano piano celebrato da varie riviste
e soprattutto trainato da una pubblicità
(sic!…) che aveva come tema la bellissima e romantica
melodia di "The last good day of the year". Gli
agonizzanti rivenditori di dischi hanno avuto
in questo modo un minimo di ossigeno dalle continue
richieste di quel pezzo che fa così…
Morale, l'album vende più di 150000 copie,
di cui una cospicua fetta nel nostro caro Belpaese,
dove i cinque anglosassoni trovano un po’ la loro
seconda patria, avviandosi in lunghe e ripetute
tournée in locali e perfino in megaraduni.
Certo che fa strano andare ad ascoltare il suono
sornione e felpato degli oceanografici Cousteau
(Jacques Cousteau fu il più famoso oceanografo
del mondo) e probabilmente anche per loro il bagno
di folla non sembra essere l'ambiente più
adatto.
Questa è gente da night, volendo da piccoli
morsi nei punti nevralgici dei lobi e tale tendenza
sembra via via aumentare anche alla luce di questa
loro seconda fatica, "Sirena" (indubbiamente l'ambiente
acquatico stimola la fantasia del gruppo…).
L'aspetto estetizzante della loro sequenza musicale
si sta rifinendo sempre più, assemblando
influenze qua e là. Tali richiami e reminiscenze
prendono i nomi per esempio dell'onnipresente
Scott Walker, del primo Tom
Waits, del Bowie dei momenti maggiormente
intimi e lirici, fino a citazioni di gruppi meno
conosciuti al grande pubblico come Danny Wilson,
Deacon Blue e certo fortunato ed un poò
plastificato cool jazz mid eighties.
Liam McKahey è senza dubbio un ottimo
cantante, dallo stile tipicamente crooner, un
baritono che sa stuzzicare i sentimenti attraverso
interpretazioni di gran classe; la sua voce, insieme
ad una presenza scenica importante, immersa in
spessi cerchi di fumo, può essere l'immagine
ideale di ciò che i Cousteau offrono. Così
ogni pezzo (o quasi) possiede la sua tromba molto
jazzy, la chitarra liquida e sovente qualche vapore
d'archi.
"Sirena" suona più compatto rispetto al
suo predecessore, ed altrettanto romantico: il
problema sembra risiedere nella mancanza di un
pezzo di grande impatto come il sopracitato "Last
good day…" ed ahimè non sembra che possa
essere rimpiazzato da un altro "last", in questo
caso "secret of the sea". Comunque godiamoci la
gentilezza ed il savoir faire di questi nightclubbers
in pieno spleen, sembrano ancora sinceri e vogliosi
di fare ascoltare motivi lussuosi e vagamente
lascivi a chi ancora sta avidamente tirando da
una Gitanes senza filtro.
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