Felice di festeggiare una produzione italiana
che si discosta tanto da quei petulanti unz-unz
conditi da suoni sintetizzati buoni per il luna-park
quanto da quegli inutili ed imbarazzanti testi
in italiano messi giù in 10 minuti giusto
per trovare due rime che si appiccichino l’una
con l’altra.
Pare che l’idea iniziale si limitasse al
remake di “In Alto Mare”, uno dei
più grandi successi di Loredana Bertè,
contenuto nell’album omonimo datato 1980
e firmato dal trio dei parolieri più ispirati
della musica italiana all’epoca, ovvero
Daniele Pace, Mario Lavezzi e Oscar Avogadro.
Dopodichè il progetto si è evoluto
cammin facendo, passando dall’ordinaria
cover ad un assemblamento più articolato,
dove il gradevole contrasto tra le strofe in inglese
composte ex novo ed il riff in italiano del celebre
hit viene magistralmente sostenuto da un arrangiamento
fresco e vivace che, pur riprendendo da vicino
l’orchestrazione originale, rimembra con
astuzia e nostalgia i giri di piano che resero
celebre l’italo-disco anni ’80 (a
loro volta ispirati ai fasti della disco-music
del decennio precedente). Anche se la celebre
ed ammiccante citazione rimane chiaramente l’elemento
di richiamo, tutta la struttura del brano risulta
assai armoniosa e gradevole, tanto che anche le
parti “di contorno” (intendo soprattutto
il cantato) pare possano tranquillamente rifulgere
di luce propria.
Un lavoro all-made-in-Italy che coinvolge in
primis i produttori del team Jaywork, Paolo Verlanzi
& Gibo Rosin, nonché il tastierista
Nicola Scarpante ed il programmatore Miki Zara,
mentre i testi, composti da Luca Facchini e Mauro
Cavalieri D’Oro, sono affidati all’interpretazione
delle vocalist Alice Bennet & Elen. Rimane
il mistero (voluto?…) sulla mancata menzione
del campionamento: i 2Black sostengono che il
ritornello sia stato ricantato, ma la somiglianza
con l’ugola roca della Loredana è
sbalorditiva e si fa veramente fatica a credere
che non sia lei…
La versione r&b (che starebbe per “rhythm
and blues” ma oramai tutti pezzi intorno
ai 100 bpm si definiscono “r&b”…)
è curata dagli stessi Zara & Scarpante
sotto le spoglie dell’alias Soulstatic e
ricalca fedelmente la strumentazione del prototipo,
rinforzata nella ritmica più cadenzata
ed ornata con abili trucchetti ad-effetto-sicuro
tipo gli scratch d’anticipo sulle riprese
ed il “come on” in intercalare sui
passaggi strumentali.
“Waves Of Zara” è un pastone
deep-tribale che poco ha a che spartire con il
feeling solare e gioioso del pezzo: una di quelle
elaborazioni di cui si potrebbe tranquillamente
fare a meno, data l’impossibilità
pressoché matematica che suoni come questi
possano essere graditi al grande pubblico. Si
ha l’impressione, infatti, che simili elaborazioni
siano create dagli addetti ai lavori per loro
stessi, nella vacua speranza che due o tre echi
di un brano famoso piazzati dentro un groove cupo
ed ossessivo, privo di qualsiasi accenno melodico,
possano fungere da richiamo per le allodole. Mah…
Decisamente riuscito è invece il remix
“house-oriented” preparato da Paolo
“Vtraxx” Verlanzi e dall’emergente
Stefano “Mat’s” Mattara, capaci
di dare linfa al pezzo con raro equilibrio, spingendo
sull’acceleratore ed adattando (in meglio)
il giro di piano. Inutile starsi a chiedere a
che genere appartiene: il consenso trasversale
che “Waves Of Luv” sta meritatamente
ottenendo dimostra che il termine “commerciale”
non è dispregiativo a prescindere. Si può
fare musica pop chiaramente “disimpegnata”
con garbo e sensibilità, senza per forza
correre dietro alle mode dell’ultimo quarto
d’ora.