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2 BLACK
Waves Of Luv (4Tune / Self, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Felice di festeggiare una produzione italiana che si discosta tanto da quei petulanti unz-unz conditi da suoni sintetizzati buoni per il luna-park quanto da quegli inutili ed imbarazzanti testi in italiano messi giù in 10 minuti giusto per trovare due rime che si appiccichino l’una con l’altra.

Pare che l’idea iniziale si limitasse al remake di “In Alto Mare”, uno dei più grandi successi di Loredana Bertè, contenuto nell’album omonimo datato 1980 e firmato dal trio dei parolieri più ispirati della musica italiana all’epoca, ovvero Daniele Pace, Mario Lavezzi e Oscar Avogadro.

Dopodichè il progetto si è evoluto cammin facendo, passando dall’ordinaria cover ad un assemblamento più articolato, dove il gradevole contrasto tra le strofe in inglese composte ex novo ed il riff in italiano del celebre hit viene magistralmente sostenuto da un arrangiamento fresco e vivace che, pur riprendendo da vicino l’orchestrazione originale, rimembra con astuzia e nostalgia i giri di piano che resero celebre l’italo-disco anni ’80 (a loro volta ispirati ai fasti della disco-music del decennio precedente). Anche se la celebre ed ammiccante citazione rimane chiaramente l’elemento di richiamo, tutta la struttura del brano risulta assai armoniosa e gradevole, tanto che anche le parti “di contorno” (intendo soprattutto il cantato) pare possano tranquillamente rifulgere di luce propria.

Un lavoro all-made-in-Italy che coinvolge in primis i produttori del team Jaywork, Paolo Verlanzi & Gibo Rosin, nonché il tastierista Nicola Scarpante ed il programmatore Miki Zara, mentre i testi, composti da Luca Facchini e Mauro Cavalieri D’Oro, sono affidati all’interpretazione delle vocalist Alice Bennet & Elen. Rimane il mistero (voluto?…) sulla mancata menzione del campionamento: i 2Black sostengono che il ritornello sia stato ricantato, ma la somiglianza con l’ugola roca della Loredana è sbalorditiva e si fa veramente fatica a credere che non sia lei…

La versione r&b (che starebbe per “rhythm and blues” ma oramai tutti pezzi intorno ai 100 bpm si definiscono “r&b”…) è curata dagli stessi Zara & Scarpante sotto le spoglie dell’alias Soulstatic e ricalca fedelmente la strumentazione del prototipo, rinforzata nella ritmica più cadenzata ed ornata con abili trucchetti ad-effetto-sicuro tipo gli scratch d’anticipo sulle riprese ed il “come on” in intercalare sui passaggi strumentali.

“Waves Of Zara” è un pastone deep-tribale che poco ha a che spartire con il feeling solare e gioioso del pezzo: una di quelle elaborazioni di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, data l’impossibilità pressoché matematica che suoni come questi possano essere graditi al grande pubblico. Si ha l’impressione, infatti, che simili elaborazioni siano create dagli addetti ai lavori per loro stessi, nella vacua speranza che due o tre echi di un brano famoso piazzati dentro un groove cupo ed ossessivo, privo di qualsiasi accenno melodico, possano fungere da richiamo per le allodole. Mah…

Decisamente riuscito è invece il remix “house-oriented” preparato da Paolo “Vtraxx” Verlanzi e dall’emergente Stefano “Mat’s” Mattara, capaci di dare linfa al pezzo con raro equilibrio, spingendo sull’acceleratore ed adattando (in meglio) il giro di piano. Inutile starsi a chiedere a che genere appartiene: il consenso trasversale che “Waves Of Luv” sta meritatamente ottenendo dimostra che il termine “commerciale” non è dispregiativo a prescindere. Si può fare musica pop chiaramente “disimpegnata” con garbo e sensibilità, senza per forza correre dietro alle mode dell’ultimo quarto d’ora.



31 luglio 2004


Track list:

A1 – Soulstatic radio mix #2
A2 – WAVES OF ZARA Tribe dark mix
B1 – Mattara vs Vtraxx cut mix



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