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Trick Me (Arista / Virgin, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


La recentissima release dell’ennesimo remix di questo pezzo mi permette di spendere due parole su uno dei brani più (ingiustamente) trascurati dell’anno in corso. Intendiamoci: trattasi comunque di un grosso hit capace di occupare l’airplay radiofonico e riempire le rotation televisive per tutta l’estate (in attesa della pubblicazione di “In Public”, prossimo estratto da “Tasty”), ma la vendemmia di riletture, interpretazioni ed adattamenti che vi sono stati costruiti sopra lo eleva a vero e proprio evento musicale di costume e mercato.

L’irresitibile gioiellino “calypso-ragga” scritto, arrangiato e prodotto dal pluridecorato pigmalione Dallas Austin (già compositore per Madonna, Pink, TLC, Janet Jackson ed Anastacia) e mixato in studio dall’affidabile Kevin Davis (curatore dei suoni per gli ultimi Outkast) aveva già in partenza tutti i numeri per sfondare presso il grande pubblico, ma che riuscisse pure ad attrarre l’attenzione dei più grossi nomi della scena dance mondiale non era affatto scontato (anche se il fenomeno si era in parte già manifestato con il precedente “Milkshake”). L’iper-accattivante mood “rocksteady” gioioso e solare di “Trick Me” avrebbe potuto costituire un deterrente per qualsiasi house-lover, soprattutto se si considera che ogni elemento della vezzosa ed elementare orchestrazione originale, dal ciondolante drum “ska” secco-e-dritto alla “dub-bassline” acustica in levare, dall’assassino riff di chitarrina “oldie” al coretto maschile di controcanto, sembra al contempo necessario e sufficiente per comporre un disegno pressoché perfetto. Cosicché addetti-ai-lavori noti e meno noti si sono dedicati più che altro a mutare anche radicalmente la connotazione del pezzo, anziché azzardarsi a tentare di migliorare un insieme che pare figlio di un miracoloso ed irripetibile equilibrio.

Per prime sono arrivate le versioni della release ufficiale tardo-primaverile: il tandem formato da Jermaine Mac & Toni Toolz, accreditato dal lavoro compiuto su “She Wants To Move” dei N.E.R.D., continua sulla falsariga di un sovra-arrangiamento in linea con un gusto radiofonico tipicamente americano dal sapore r’n’b, carico di tastiere e chitarre ed addirittura rallentato nel beat.

Sorprendente, invece, trovare su un prodotto “mainstream” il lavoro di Artificial Intelligence, duo di Camden formato da Glenn Herweijer & Zula Warner (aka DJ Gambit), noto nell’underground londinese per le produzioni ed i set a base di suoni e ritmi “alternativi”. La loro opera costituisce un nobile compromesso tra pop ed avanguardia, laddove i 180 bpm del beat drum’n’bass diventano quasi un twist se doppiati dalla chitarra, il tipico “bassone” synth si limita ad un accompagnamento da amorfa vibrazione sotterranea e le tastiere offrono un contributo melodico liquido, composto e discreto. Ad ammorbidire ulteriormente l’insieme contribuiscono pure gli abbondanti loop vocali della sensualissima ugola di Miss Rogers.

Nulla potrebbe premetterci di associare “Trick Me” allo stile dell’ultimo Adam Freeland, ondeggiante tra frementi deliri techno-rock (vedi il recente “Mindkiller”) e tetre atmosfere ultra-deep, frutto della fusione tra suggestioni percussive pseudo-tribali e sonorità urbane totalmente artificiali. Proprio questi ultimi sono i canoni seguiti da Adam per stravolgere la traccia, spargendo effetti elettronici filtrati, rintocchi riverberati e frammenti vocali destrutturati sopra un groove “dark” cupo ed oscuro, indistinto e pervicace per tutta la sua lunga stesura.

Semi-ufficiali, artigianali o addirittura clandestine tutte le seguenti uscite su vinile, aventi come unico denominatore comune il prestigio dei loro presunti assemblatori, a cominciare da Felix Buxton & Simon Ratcliffe, al secolo Basement Jaxx, i quali hanno recentemente raccolto maggior gloria da remixer che come musicisti-in-proprio. La loro interpretazione è quella che più si avvicina all’originale, essendosi in pratica limitati ad inserire una sezione ritmica più articolata ed evidenziarla abbassando il livello del cantato. Il loop filtrato del tormentone “…and I won’t let you trick me twice…” si accompagna a tutti gli elementi sonori più seducenti del prototipo e finisce per costituire il vero segno distintivo di una versione “politically correct”, un po’ impersonale, finalizzata unicamente alle esigenze del dancefloor.
Decisamente declinate sugli schemi della house più classica sono la polpetta “extra dub” dei teutonici Knee Deep e l’aristocratica extended di Eddie “E-Smoove” Bell from Chicago: tipica struttura con intro/outro lungo e break centrale, groove solido e charleston ben sfregato, 130 bpm d’ordinanza e giro di basso in 8 battute, nessuna concessione a qualsivoglia contaminazione di tendenza e diritto di cittadinanza concesso esclusivamente al coro campionato.

Citazione dovuta per tutte le altre ri-costruzioni “home-made” reperibili in rete, a partire da quella giustamente denominata “Rum & Cocaina”, allucinogena nel shakerare una bassline filtrata non proprio immediata, un beat somigliante a quello mitico di Jaydee “Plastic Dreams” (poi utilizzato da Armand Van Helden e tanti altri), sample vocali inseriti fuori tempo ed arrembanti assoli di sax, per finire a quella attribuita ai fantomatici Jared Jones & Daniel Cabrera (dopo Albert e Lee… un altro Cabrera?), delicata e coinvolgente trasposizione nelle atmosfere orchestrali della disco-music anni ’70.

Tutto ciò premesso per arrivare all’ultimo 12” sfornato in busta ed etichetta anonima, portante l’autorevole contributo dei fratelli di Stoccarda Ali & Basti Schwarz, aka Tiefschwarz, già post-produttori di Cassius, Groove Armada, Chicks On Speed e The Rapture. Il loro tocco elettro-minimale trasfigura “Trick Me” in una suite tecnologica spoglia ed essenziale, segnata da una melodia alienante di poche e piatte note di synth ritoccate in reverse e contrappuntate da asettici ed estemporanei frammenti vocali: il trionfo della tecnologia a tutto tondo potrebbe essere l’ideale suggello di un percorso che ha sostanzialmente toccato tutti gli stili musicali contemporanei.




18 novembre 2004


Track list:

A1 – album version
A2 – Mac & Toolz extended remix
B1 – Artificial Intelligence remix
B2 – Adam Freeland remix



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