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3 ELEMENTS
Stupid Boy (Jaywork/Global Net, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Alla faccia di chi aveva sentenziato la morte della dance commerciale made-in-Italy, nell’ultimo periodo alcune produzioni di casa nostra sono riuscite a conquistarsi una meritata fetta di popolarità solo ed unicamente grazie alla qualità del prodotto proposto.
Come si poteva prevedere, l’effetto di certi anatemi e di alcune clamorose iniziative (si sta parlando della chiusura della Deejay Parade, per chi non avesse inteso…) ha in definitiva messo a nudo l’artificiosità dei meccanismi del marketing discografico, senza peraltro scalfire (anzi, riportando in evidenza) il buon livello di produzioni semi-artigianali che, altrimenti, sarebbero rimaste appannaggio dei pochi aficionados superstiti.

Che fossimo arrivati alla frutta era evidente già da un pezzo… Ma la musica è una passione troppo potente e, come l’Araba Fenice, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri, dimostrando come l’eccessiva hype mediatica possa indurre e distorcere a proprio piacimento i gusti del pubblico. Ne è scaturito un salutare ed opportuno riequilibrio meritocratico dell’intera scena, laddove accanto ai mostri sacri che continuano a sfornare idee pur sempre apprezzate (ma finalmente meno reclamizzate), emergono nuovi progetti, come House Keepers, Dam Sweet o 3 Elements, capaci di tracciare una nuova via della dance nostrana, dotata di un appeal più internazionale e fortunatamente assai lontana dalle omologazioni degli unz-unz, del basso in levare, dei suoni di plastica o di imbarazzanti versi in lingua italiana.

Tra i personaggi più in vista dell’ultima stagione, i produttori Paolo Verlanzi & Gibo Rosin sembrano avere intuizioni chiare e vincenti. Dopo la collaborazione con Stefano Mattara per il successo estivo di 2 Black “Waves Of Luv”, la loro (momentanea?) alleanza con il vulcanico Enzo Martino (la cui Net’s Work ha prodotto tutte e tre le proposte sopra citate) ha permesso a “Stupid Boy” di acquisire una provvidenziale marcia in più.

A dire il vero il brano in origine si intitolava “Come In” ed uscì poco prima dell’estate per la label Street Lab in promo monofaccia. Il disegno iniziale dei veneti Agostino “Chiarre” Chiaretto, Graziano “Diesis” Barbato e Stefano “Crash” Barizza, vale a dire i 3 Elements, consisteva in una traccia house-filtered tutta incentrata sull’iterazione del frammento in 4 battute interpretato dal coro. Il groove così costruito veniva poi felicemente intervallato da pause “finto-live”, in cui il beat assumeva un aggressivo andamento street-rap, ed accompagnato (da metà stesura in poi) da un’insulsa linea melodica in 8 tempi, affidata al timbro molesto di un’invadente pianola.

L’archetipo “Come In” compare anche sul 12” uscito a fine novembre, contenente il suo naturale upgrade “Stupid Boy”. Componendo una parte vocale ad hoc, tutt’altro che banale e pedissequa, ed affidandola alla creativa performance di Wendy Lewis, Verlanzi & Rosin hanno completato a meraviglia il prototipo, aggiustandone poi il tiro in fase di post-produzione: una volta amputato il “live” posticcio, ridotto il livello del synth solista ed aggiunto il dettaglio della chitarrina-alla-Stardust (o tipo Room 5 “Make Luv”), il brano sviluppa uno squisito mood pop-funky, acquistando magicamente quel corpo e quella fluidità tali da farlo diventare una potenziale hit, assai gradevole anche al semplice e disimpegnato ascolto.

La lunga dub che occupa l’intero lato B inizialmente ci conduce in una tipica ambientazione chill-out, eterea ed intimista, sospesa tra lievi tessuti sonori ed echi vocali, per poi virare su un esercizio di stile in tema house-tribal, leggerino, lezioso e più che altro coreografico. Cui prodest?



20 gennaio 2005


Track list:

A1 – vocal 3E mix
A2 – COME IN (first 3E mix)
B1 – Intortadub 3E mix



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