Alla faccia di chi aveva sentenziato la morte
della dance commerciale made-in-Italy, nell’ultimo
periodo alcune produzioni di casa nostra sono
riuscite a conquistarsi una meritata fetta di
popolarità solo ed unicamente grazie alla
qualità del prodotto proposto.
Come si poteva prevedere, l’effetto di certi
anatemi e di alcune clamorose iniziative (si sta
parlando della chiusura della Deejay Parade, per
chi non avesse inteso…) ha in definitiva
messo a nudo l’artificiosità dei
meccanismi del marketing discografico, senza peraltro
scalfire (anzi, riportando in evidenza) il buon
livello di produzioni semi-artigianali che, altrimenti,
sarebbero rimaste appannaggio dei pochi aficionados
superstiti.
Che fossimo arrivati alla frutta era evidente
già da un pezzo… Ma la musica è
una passione troppo potente e, come l’Araba
Fenice, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri,
dimostrando come l’eccessiva hype mediatica
possa indurre e distorcere a proprio piacimento
i gusti del pubblico. Ne è scaturito un
salutare ed opportuno riequilibrio meritocratico
dell’intera scena, laddove accanto ai mostri
sacri che continuano a sfornare idee pur sempre
apprezzate (ma finalmente meno reclamizzate),
emergono nuovi progetti, come House Keepers, Dam
Sweet o 3 Elements, capaci di tracciare una nuova
via della dance nostrana, dotata di un appeal
più internazionale e fortunatamente assai
lontana dalle omologazioni degli unz-unz, del
basso in levare, dei suoni di plastica o di imbarazzanti
versi in lingua italiana.
Tra i personaggi più in vista dell’ultima
stagione, i produttori Paolo Verlanzi & Gibo
Rosin sembrano avere intuizioni chiare e vincenti.
Dopo la collaborazione con Stefano Mattara per
il successo estivo di 2 Black “Waves
Of Luv”, la loro (momentanea?) alleanza
con il vulcanico Enzo Martino (la cui Net’s
Work ha prodotto tutte e tre le proposte sopra
citate) ha permesso a “Stupid Boy”
di acquisire una provvidenziale marcia in più.
A dire il vero il brano in origine si intitolava
“Come In” ed uscì poco prima
dell’estate per la label Street Lab in promo
monofaccia. Il disegno iniziale dei veneti Agostino
“Chiarre” Chiaretto, Graziano “Diesis”
Barbato e Stefano “Crash” Barizza,
vale a dire i 3 Elements, consisteva in una traccia
house-filtered tutta incentrata sull’iterazione
del frammento in 4 battute interpretato dal coro.
Il groove così costruito veniva poi felicemente
intervallato da pause “finto-live”,
in cui il beat assumeva un aggressivo andamento
street-rap, ed accompagnato (da metà stesura
in poi) da un’insulsa linea melodica in
8 tempi, affidata al timbro molesto di un’invadente
pianola.
L’archetipo “Come In” compare
anche sul 12” uscito a fine novembre, contenente
il suo naturale upgrade “Stupid Boy”.
Componendo una parte vocale ad hoc, tutt’altro
che banale e pedissequa, ed affidandola alla creativa
performance di Wendy Lewis, Verlanzi & Rosin
hanno completato a meraviglia il prototipo, aggiustandone
poi il tiro in fase di post-produzione: una volta
amputato il “live” posticcio, ridotto
il livello del synth solista ed aggiunto il dettaglio
della chitarrina-alla-Stardust (o tipo Room 5
“Make Luv”), il brano sviluppa uno
squisito mood pop-funky, acquistando magicamente
quel corpo e quella fluidità tali da farlo
diventare una potenziale hit, assai gradevole
anche al semplice e disimpegnato ascolto.
La lunga dub che occupa l’intero lato B
inizialmente ci conduce in una tipica ambientazione
chill-out, eterea ed intimista, sospesa tra lievi
tessuti sonori ed echi vocali, per poi virare
su un esercizio di stile in tema house-tribal,
leggerino, lezioso e più che altro coreografico.
Cui prodest?