Annunciatissimo ed anticipatissimo, il singolo
che accompagna l'uscita dell'album "Come
with us" è già in video
e nei negozi da qualche settimana. Ed ho volutamente
atteso un po' di tempo per maturare un giudizio
che non fosse quello del primo ascolto, evitando
a proposito di inseguire l'ansia dell'anteprima
o dell'essere "avanti" a tutti i costi.
Ciò che appare di tutta evidenza è
la fortissima interdipendenza che c'è tra
il brano e la clip itinerante che lo accompagna:
il filmato in soggettiva del viaggiatore che scruta
il panorama dai finestrini del treno in viaggio
è montato in maniera tale da sublimare
la struttura del pezzo, articolata sull'alternanza
di due frasi di tastiera in 8 battute ed arricchita
da svariati e multiformi inserti strumentali in
taglio ed in fade. La stessa base ritmica con
battuta di rullante anticipata e raddoppiata,
presente nell'intro e dopo il break, evoca il
tipico rumore prodotto dall'urto delle ruote delle
carrozze ferroviarie in moto sopra ai bulloni
delle rotaie.
Il remix di Pete Heller appoggia su una base lineare
le sonorità create dai Chems, con preferenza
per il loop dell'ossessivo "tapping"
di chitarra elettrica giocato con il pitch. Il
contributo vocale si risolve nell'interminabile
iterazione di "you should feel", frase
estratta dal break cantato della versione originale.
"Base 6" è una traccia frenetica
ed allucinata a dir poco spiazzante: più
che altro una successione frenetica di frammenti
anche piuttosto differenti tra loro, trattati
con virtuosismi di cutting ed impreziositi da
estemporanee sovrapposizioni di fonte sconosciuta.
Un curioso patchwork di breakbeat e d'n'b dal
gusto un po' retrò e "casalingo",
evidenziato dai countdown piazzati a separare
i passaggi.
C'è un certo gusto trance nelle note di
"Star Guitar", in particolare nell'ampio
adagio centrale affidato alla voce eterea di Beverly
Skeete, ma v'è in più una ricchezza
di suoni, temi ed effetti che riesce a cogliersi
appieno solo dopo alcuni ed attenti ascolti. Rowlands
& Simons riscattano le battaglie spaziali
di "It began
in Afrika" con una composizione apparentemente
semplice ma invece ricercata, tecnicamente ineccepibile
nonché curatissima nei dettagli.
Recensioni collegate:
Chemical Brothers
- Come With Us
- It Began In Afrika
(12")