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She Wants To Move (Virgin, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Suona vagamente profetico il motto sopra il quale si costruisce l'acronimo NERD: "No-one Ever Really Dies"… Ed una speranza c'è per tutti se non sono morti loro, dopo l'inatteso fallimento della prima prova su album, "In Search Of…", pubblicato nel 2002.

Eppure molti sostengono che quel debutto valesse tanto quanto l'attuale iper-osannato "Fly Or Die", già (pre)destinato a lasciare un segno nella musica contemporanea e candidato a fare incetta di ogni trofeo da qui fino al futuro prossimo venturo.

Che è successo nel frattempo? Sicuramente Pharrell Williams & Chad Hugo sono cresciuti, si sono affermati come Neptunes lanciandosi in eclettiche mega-produzioni sempre baciate dal successo (Jay-Z, Usher, Britney Spears, Justin Timberlake, No Doubt, …) ma credo che l'investimento della major Virgin e la conseguente sovra-esposizione mass-mediatica abbia nuovamente centrato il bersaglio grosso…

Non c'è bisogno di spendere parole su "She Wants To Move", singolo ammaliante, all'apparenza "raw-&-dirty" ma in realtà assai elaborato e carico di tutte quelle contaminazioni ed influenze che i Neptunes sanno tradurre come pochi altri. Arrembante nonostante il bpm ridotto, conturbante nel miagolio di Pharrell ed al contempo trascinante nel coro perentorio ed essenziale, sempre tirato nell'orchestrazione alternando, sul tumultuoso ed articolato tappeto percussivo, il semplice riff di chitarra alle carezzevoli aperture del piano. Un perfetto esempio di equilibrio tra musica suonata (con strumenti "veri") ed assemblata (con le diavolerie della tecnica) e di come si possa ancora comporre una canzone con il puro talento, senza dover ricorrere per forza a riferimenti, deja-vu, scopiazzature e campionamenti vari.

E da lì, come da un suolo fertile ed accogliente, sono fiorite le immancabili variazioni sul tema, ufficiali e non. La prima release d'importazione conteneva l'elaborato dell'autorevole duo americano DFA, già artefici del fenomeno Primal Scream ed ora produttori e remixers "ufficiali" dei Rapture (ottimo il loro lavoro su "Sister Saviour"): Tim Goldsworthy & James Murphy dimostrano di saperci veramente fare (possono definirsi i Neptunes dell'elettronica) e confezionano un pregevolissimo adattamento smart-electro, con bassline ciondolante quasi-funky ed indovinatissima frasettina di pianola a contrappunto del riff.

In seconda battuta compariva la versione degli sconosciuti Jermaine Mac & Toni Toolz, apprezzabile per via della sostanziale fedeltà al prototipo, appesantito da un marcato drum-&-clap e da un synth forse troppo enfatico ma arricchito da un guizzante basso, crudo e schietto.

Poi è arrivato un provvidenziale 12" (Remixes Vol. 1), di stampa italiana, che, oltre a raccogliere le tracce finora esposte, ha il merito di portare sul lato B la reclamizzatissima opera firmata Basement Jaxx. Per quanto la loro carriera paia in leggero declino (l'ultima fatica "Kish Kash" non ha ottenuto particolari consensi), Simon Ratcliffe & Felix Buxton vivono un ottimo momento come produttori in conto terzi, avendo recentemente firmato anche uno dei remix per l'hit di Kelis "Trick Me" (sul quale, per coincidenza, hanno lavorato anche i sopracitati Mac & Toolz). A mio modesto parere, per quanto ben fatta, la loro rilettura non mi appare miracolosa: la reale conformità alla versione originale (il vocal, per esempio, è trasposto integralmente) costituisce allo stesso tempo la sua forza ed il suo limite, cosicché l'estro del duo britannico rimane vincolato ad operazioni di pura superficie, come l'accelerazione del bpm, l'accentuazione "rock" del timbro delle chitarre e l'aggiunta di fischietti, fill-in di batteria e vari effettini da videogame.

In rete sono poi comparse altre brevi e valide varianti, alcune delle quali hanno poi ricevuto l'onore della stampa su introvabili promo: vale la pena di citare la McSleazy, downbeat con tappeto sonoro light-electro ricavato dalla fusione loop vocali vocoderizzati alla-Daft-Punk, la Soundhog, veloce con base kitsch-tecnologica di chiara ispirazione anni '80 (ma va….?), la DJ Hemp, un 110 bpm equamente suddiviso tra una prima parte abbondante ed ipnotica ed una seconda essenziale e solo percussiva.

Il fenomeno non si è arrestato neppure sul canale del mercato "ufficiale", dal momento che sono recentemente uscite su vinile le interpretazioni personalizzate dal team Native Tongue e dai Radio Slave (con gli interventi vocali aggiuntivi di Common, Mos Def, De La Soul, Q-Tip, Beenie Man & Ms Thing) e si narra addirittura di un'imminente stesura partorita dalle mani di Jason Nevins…

In altre parole: forse stiamo assistendo alla nascita di un evergreen! Per ora registriamo un fenomeno commerciale di proporzioni gigantesche, capace di mobilitare intere schiere di DJ, produttori, colleghi ed addetti ai lavori, catturati dall'appeal dei NERD e dalla carica conturbante del pezzo. L'unico vero e proprio miracolato da tanto ben di Dio è l'innocuo Shay, misconosciuto cantante reggae e presenza coreografica nei NERD, il cui unico vanto e merito è quello di essere stato compagno di scuola di Chad e Pharrell…

collegamenti su MusiKàl!
Nirvana - Nevermind
White Stripes - Elephant



23 giugno 2004


Track list:

A1 - album version
A2 - DFA remix
A3 - Mac & Toolz extended remix
B1 - Basement Jaxx mix
B2 - Basement Jaxx dub




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