Cosa ci si poteva attendere da quella combriccola
di pazzi scatenati che ha fatto ballare e divertire
per tutto il 2001 il popolo dei discotecari e
videodipendenti? Premesso che ripetere lo strepitoso
successo di "Crying
at the discotheque" appare quantomeno
arduo, bisogna convenire che gli ingredienti ci
sono tutti anche stavolta.
La clip è un allegro miscuglio di citazioni
70s & 80s, tra balletti in paillettes del
trio e parodie dei serial TV tipo Dallas e Dynasty
(sigla compresa). Non altrettanto kitsch ed estemporaneo
come il precedente, il video riesce tuttavia a
comunicare vivacità, spensieratezza ed
una buona dose di autoironia (non per niente gli
Alcazar si autocitano più volte nel testo),
valori di cui la formazione svedese è portatrice
sana ed orgogliosa.
La canzone è un altro capolavoro del suo
genere: saccheggio a piene mani dal passato ma
rinfrescato da un lavoro di postproduzione sapiente
come pochi. Dietro il sex symbol Andreas e le
due appariscenti "pantere", lavorano
abili registi quali Anders Hansson ed Alexander
Bard.
La vocal di Johan S è nient'altro che una
classica extended, mentre la dub ripropone il
medesimo groove condito da inserti vocali sparsi
qua e là. Interessante il remix del team
Fu-Tourist che amputa il vocal originale del ritornello
ed arrangia le strofe su una base electro di scuola
francese ed echeggiante la dance maranza degli
anni '80 (gemiti femminili compresi nel prezzo).
Unico appunto riguarda la scelta del sample di
base: dopo "Spacer" la scelta è
caduta sugli stessi autori, Bernie Edwards &
Nile Rodgers, aka i glorosi Chic, questa volta
con l'usato ed abusato "My Forbidden Lover"
(mai così apprezzato all'epoca), già
responsabile del successo di Nerio's Dubwork "Sunshine
& Happiness" (1999) e di Big Time Charlie
"Mr. Devil" (2000). Qualcosa di più
ricercato non era proprio possibile?